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Da dove vengono i troll?

A tutti è capitato di perdere alcuni preziosi minuti della propria vita leggendo i commenti lasciati da sconosciuti in fondo a video, articoli, foto su Instagram, post di Facebook. Il sentimento che queste poco edificanti letture sono in grado di suscitare è di solito uno: perdita della fiducia nell’umanità intera. L’aggressività di alcuni commenti invita a interrogarsi su questioni macroscopiche. Internet fa male alla gente? L’essere umano è perduto? Perché tanto odio inutile e gratuito?

Wired ha condotto una ricerca che riporta il problema dei troll a una dimensione terrena, ricordandoci che dietro a quelle dita infervorate sui tasti del pc o dello smartphone si nascondono corpi reali, le cui vite si muovono secondo traiettorie che difficilmente collidono con le minacce di morte lasciate in commento al video di una popstar su Youtube.

Il problema, dice Daniel Ha, cofondatore di Disqus, una delle piattaforme di commenti più utilizzata dalle riviste, non è certo da imputare alla tecnologia: sono le persone a essere così. I dati raccolti con l’aiuto di Wired permettono di analizzare approfonditamente la realtà dei troll rivelando informazioni interessanti: dal momento della giornata in cui i commenti sono più numerosi (dopo pranzo) allo stato più virtualmente maleducato e aggressivo degli Stati Uniti (sorprendentemente, il Vermont). Ma come quantificare l’odio contenuto in un commento? Disqus ha utilizzato Perspective, un interfaccia di programmazione che funge come una sorta di moderatore virtuale in grado di gestire le parole dei troll. La definizione di un commento tossico? «Scortese, irrispettoso o irragionevole, che potrebbe causare l’abbandono della discussione da parte di altri utenti».

 

Mappa via Wired.
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