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Cosa significano le parole che non sentiamo nei film

Il cinema, quello più memorabile e a cui siamo più sentimentalmente legati, non è fatto solo di dialoghi, sequenze d’azione e piani sequenza che immortalano scene più o meno cult: come ricorda Slate, spesso a rendere indimenticabili un lungometraggio sono i suoi silenzi, quando il regista sceglie deliberatamente di non farci sentire ciò che i personaggi stanno dicendo.

Il fine di questa tecnica può essere tanto sottolineare ciò che sta accadendo in determinate circostanze all’interno della trama, quanto sottolineare una particolare sensazione provata dai protagonisti:“When Words Fail in Movies”, una rassegna della piattaforma americana di film indie Fandor, così accurata da essersi meritata la definizione di “video essay” da parte di Slate, esplora questi momenti di silenzio servendosi di esempi tratti da 15 pellicole molto famose, da La dolce vita a Il laureato, e da Il padrino fino a Sopravvissuto – The Martian.

Il testo sovrapposto alle scene dei film spiega il significato assunto dalle parole inudibili in ogni caso particolare, e dimostra che il silenzio può significare più o meno tutto: l’incapacità di comunicare e la noia insita nella vita di una coppia di mezza età, come ne Mio zio di Jacques Tati, il terzo film in ordine di apparizione nel video, oppure la solitudine e l’amore di quando Bill Murray e Scarlett Johansson si abbracciano in Lost in Translation, o ancora lo stato di shock e il rimorso della scena iconica di Fronte del porto del confronto tra Terry Malloy ed Edie Doyle.

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