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Come gli psicologi capiscono se un criminale finge di essere pazzo

Specie nei casi criminali e durante i processi, non sempre un imputato che è creduto infermo di mente lo è davvero: mentire sulla condizione patologica dell’assistito è uno dei modi attraverso i quali la difesa può cercare un’assoluzione (o una riduzione della pena della sentenza). In un articolo pubblicato sul suo sito web, il magazine New York ha osservato queste situazioni dalla prospettiva degli psicologi forensi, chiamati a decidere se una persona è o non è realmente instabile. Ne risulta che, per quanto possa suonare controintuitivo, anche nella pazzia ci sono aspetti ricorrenti, in un certo senso ordinari, che in queste evenienze acquisiscono una grande importanza.

etaSi possono fare diversi esempi: dall’omicidio di Etan Patz a Manhattan – il bambino di sei anni la cui sparizione del 1979, tra le altre cose, diede il là all’abitudine di inserire le immagini dei ragazzini scomparsi sui cartoni del latte – alla ben più recente strage di Denver: prima di stabilire che James Holmes era davvero schizofrenico, l’imputato è stato sottoposto a diversi test. Come fa un medico a distinguere l’insanity dalla persona che sta fingendo? Il documento standard usato nei tribunali è il Structured Interview of Reported Symptoms, creato nel 1992 dallo psicologo Richard Rogers.

«Un profano potrebbe pensare che per convincere qualcuno che sei malato di mente basta comportarsi in modo irrazionale e presentare sintomi stravaganti», nota il New York, ma la tassonomia di questi sintomi è ben nota agli esperti, e la pazzia si presenta anch’essa seguendo regole e ordini ricorrenti. Il Sirs-2, com’è noto tra gli psicologi, è composto di 45 minuti di domande atte a cogliere in fallo chi sta fingendo: un finto pazzo, di norma, non ha idea di quali sintomi si presentano insieme, quali no, e cosa comportano, ha spiegato lo stesso Rogers. Altri quesiti sono fatti apposta per trarre in inganno l’imputato del caso: tra le domande trabocchetto c’è anche «Puoi parlare con altri pianeti?», ad esempio. Tali Walters, uno psicologo forense di Boston, ha citato un criminale che, una volta che gli è stato chiesto quale piatto gli mancasse di più in cella, ha risposto «il cibo per gatti». E mangiare cibo per gatti non rientra in nessuna casistica di alcuna malattia psichica: è semplicemente un comportamento strano, di quelli che fanno credere che tu sia matto.

Immagini: in evidenza la prima apparizione in tribunale dello stragista di Denver James Holmes (RJ Sangosti-Pool/Getty Images); nel testo Pedro Hernandez, presunto colpevole dell’uccisione di Patz, il cui caso va a verdetto questa settimana
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