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Cenare in un ristorante di lusso sull’Everest

James Sharman, il cuoco inglese venticinquenne che è stato ribattezzato dal New York Times «lo chef nomade» per via dei suoi progetti di ristorazione pop-up in giro per il mondo, ha organizzato una cena per 25 persone sul monte Everest. Per il modico prezzo di 1050 dollari americani, cioè 980 euro, i partecipanti hanno potuto degustare elaborati piatti tipici della regione a ben 5364 metri d’altezza. La cena si è svolta il mese scorso al campo base del versante nepalese, e il menù includeva un piatto a base di midollo spinale di pecora, una delle pietanze tradizionali del Paese asiatico. L’evento si inserisce nel progetto “One Star House Party“, mediante il quale Sharman, che in passato ha lavorato al Noma di Copenhagen e al Ledbury di Londra, si propone di organizzare venti cene gourmet in venti località del globo. Sul sito del progetto, è stato caricato questo video.

Il magazine di viaggi Outside ha dedicato un articolo all’evento, notando che non si tratta del primo tentativo di servizio di ristorazione ad alta quota: «Lo scorso anno un altro cuoco britannico, Sat Bains, aveva provato ad organizzare una cena impegnativa sul monte Everest, ottenendo ampio risalto sulla stampa». Il problema però è che lo chef ha dovuto ritirarsi dall’impresa a causa dei capogiri provocati dall’altitudine. Anche per Sharman organizzare il dinner party non è stato facile: la sua squadra ha dovuto trasportare in spalla 16 sedie di plastica e tre tavoli di legno, per non parlare di tutti gli ingredienti e gli utensili necessari per cucinarli. Come si può vedere nel video sopra, una slavina è caduta poco lontano dal campo base proprio durante la preparazione.

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