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13:13 domenica 4 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

I capolavori letterari odiati dai grandi scrittori

18 Ottobre 2017

Non è facile dire che qualcosa non ci piace quando tutti la amano. Il rischio è di essere accusati di non capire, o addirittura di presunzione: come puoi permetterti di avanzare la tua misera opinione quando è evidente che si scontrerà col muro di eternità che protegge i capolavori? E soprattutto: chi ti credi di essere? Su Literary Hub, Emily Temple ha stilato una delle sue fantastiche liste. Ha elencato i 14 capolavori più odiati da chi, invece, aveva certo il diritto di esprimersi: i geni indiscussi della letteratura.

I capolavori: spesso emergono immediatamente, a volte passano inosservati per un po’, altre passano l’esame dell’élite ma non della massa. In ogni caso, prima o dopo, si rivelano e si solidificano sul loro piedistallo, e lì rimangono, inamovibili. Sarà anche per questo, perché non c’è nessun rischio di  scalfirli, che sarebbe bello, ogni tanto, fare l’esercizio di osservarli con lo sguardo impertinente degli scrittori qui elencati, allenandosi a sviluppare un pensiero critico più coraggioso. Ma le parole di questi autori ci ricordano anche quanto è importante non avere paura di giudicare i nostri contemporanei ed esprimere senza paura le nostre opinioni. Il peggio che ci può capitare? Se diventeremo dei geni, Emily Temple ci inserirà in una delle sue liste. In caso contrario: nessuno se ne ricorderà.

Virgia Woolf, Ulisse
Così si esprime la più grande scrittrice di tutti i tempi, parlando del capolavoro di Joyce: «Mi è sembrato un libro incolto, villano. Il libro di un lavoratore autodidatta, e tutti sappiamo quanto possano essere stressanti, egocentrici, insistenti, rozzi, straordinari e, in definitiva, nauseanti».

Dorothy Parker, Winnie the Pooh
Nella sua column sul New Yorker, il 20 ottobre 1928, Parker riporta interi dialoghi dal libro di A. A. Milne, deridendo i personaggi e il loro linguaggio.

Charlotte Brontë, Orgoglio e Pregiudizio, Emma
Brontë ce l’aveva a morte con Jane Austen, e criticò sia Orgoglio e Pregiudizio che Emma. Nel 1848 scriveva disperata a G.H. Lewes: «Perché le piace tanto Miss Austen? La cosa mi lascia davvero interdetta».

Mark Twain, Orgoglio e Pregiudizio
C’è da dire che ce l’aveva con lei anche Twain: «Non ho nessun diritto di criticare i libri, lo faccio soltanto quando li odio. Ho spesso voglia di criticare Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno così incazzare che non riesco nemmeno a camuffare la mia furia, e così lascio perdere ancora prima di iniziare».

Aldous Huxley, Sulla strada
Parlando del classico scritto da Kerouac, l’autore di uno dei più grandi capolavori della fantascienza (Il mondo nuovo) vince il premio per la frase più divertente: «Dopo un po’ ho iniziato ad annoiarmi. Voglio dire, la strada mi è sembrata tremendamente lunga».

Katherine Mansfield, Casa Howard
Nel 1917, Mansfield, protetta dalle pagine del suo diario, si permette di criticare il libro E. M. Forster usando una particolare metafora. «Non riesce a andare oltre, si limita a riscaldare la teiera. È molto bravo in questo. Senti questa teiera: non è splendidamente calda? Sì, ma non ci sarà nessun tè.»

Martin Amis, Don Chisciotte
Secondo Amis, leggere il capolavoro di Cervantes può essere paragonato a una visita indefinita del più «impossibile, anziano parente, con tutte le sue pene, le  sporche abitudini, le reminiscenze inarrestabili e i terribili compagni di merende».

David Foster Wallace, American Psycho
In un’intervista con Larry McCaffery pubblicata nella Review of Contemporary Fiction nel 1993, Wallace se la prende con Ellis: «Per un po’ asseconda spudoratamente il sadismo del pubblico, ma alla fine è chiaro che il vero oggetto del sadismo è il lettore stesso». Quando l’intervistatore lo difende, risponde: «Stai appunto mostrando la specie di cinismo che permette ai lettori di venire manipolati dalla cattiva scrittura». È l’inizio di una faida letteraria tra i due continuata anche dopo la morte di Wallace.

Elizabeth Bishop, Seymour – Un’introduzione
Bishop non le manda a dire: «HO ODIATO la storia di Salinger», scrive in una lettera. «Ci ho messo dei giorni a leggerla, e l’ho dovuto fare con cautela, una pagina alla volta, arrossendo di imbarazzo per ognuna delle sue ridicole frasi».

Mary McCarthy, Franny e Zooey
Difficile non apprezzare quest’altro capolavoro di Salinger. Eppure qualcuno c’è riuscito. Così McCarthy, che ne critica praticamente qualsiasi cosa e non riesce a farsi andar giù nemmeno il suicidio finale: «Perché Seymour si uccide? (…) Forse perché ha mentito, e anche il suo autore ha mentito, e tutto era terribile e anche lui era un inganno?».

H.L. Mencken, Il grande Gatsby
Così esordisce nella sua recensione del meraviglioso romanzo di F. S. Fitzgerald sul Chicago Sunday Tribune del 1925: «Nella forma, il nuovo libro di Fitzgerald non è niente di più di un aneddoto glorificato. (…) Questa storia è ovviamente irrilevante».

Vladimir Nabokov, Il Dr. Zhivago, I fratelli  Karamazov, Delitto e Castigo, Finnegans Wake
Ma l’odiatore più incallito e infervorato di tutti è il grande Nabokov: dategli un classico e lui amerà smontarlo. Di Pasternak loda la poesia, ma critica la prosa: il Dr. Zivago non gli piace proprio (un romanzo di provinciale banalità), considera i libri più importanti di Dostoevskij le sue opere peggiori (tediosi, confusi), e si esprime sull’esperimento di Joyce con questa frase che, di per sé, è un capolavoro: «Detesto Finnegans Wake, in cui la crescita cancerosa di tessuti di parole fantasiose proprio non riesce a riscattare l’orribile giovialità del folklore e la facile, troppo facile, allegoria».



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