Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
Il romanzo più venduto in Francia forse è stato scritto con l’AI e certamente non vincerà il Premio Goncourt
Perché è stato escluso dal Premio proprio a causa del sospetto che l'autore, Thélyson Orélien, lo abbia scritto usando l'AI. Si intitola C'était ça ou mourir e viaggia spedito verso le 100 mila copie.
Nella stagione letteraria francese, quella della rentrée, di solito si litiga per i premi, le recensioni stroncatorie o le copertine troppo simili. Quest’anno si litiga su una domanda più inquietante: chi ha scritto davvero il libro? Al centro della polemica c’è Thélyson Orélien, scrittore haitiano-canadese di 38 anni, arrivato in Québec dopo il terremoto del 2010, e il suo romanzo C’était ça ou mourir, uscito in Francia per Grasset il 19 agosto: la storia di un migrante tra Haiti e il Québec, già in corso di traduzione in più di venti Paesi. Il 21 settembre il libro vince il Prix du roman Fnac, scelto da librai e lettori. Poche ore dopo, un account anonimo su X, “Balance ton Claude”, sostiene che il rilevatore Pangram abbia classificato il testo come quasi interamente generato dall’intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo l’Académie Goncourt esclude il romanzo dalla corsa al Premio Goncourt, citando anche accuse di plagio emerse nel frattempo. Eppure, come racconta Bookseller, le vendite invece di crollare sono schizzate verso l’alto.
Secondo i dati NielsenIQ ripresi da AFP, nella settimana tra il 21 e il 27 settembre, cioè quella dello scandalo, il romanzo ha venduto oltre 18 mila copie fisiche in Francia, contro le circa 12500 della settimana precedente, arrivando a circa 65 mila copie dall’uscita. È diventato il romanzo più venduto in Francia, davanti a nomi come Marc Levy e Agnès Martin-Lugand. Va detto che la curva era già in salita prima della polemica, e un addetto ai lavori citato da AFP ha ammesso che è difficile capire quanto abbia pesato l’effetto scandalo. Ma la lezione è vecchia quanto l’editoria: un libro di cui tutti parlano è un libro che tutti vogliono sfogliare, se non altro per controllare di persona se suona come un chatbot. Nel frattempo, gli stessi rilevatori di AI hanno dato responsi contraddittori, da “probabilmente umano” a “generato al 100 per cento”, e gli esperti ricordano che questi strumenti producono falsi positivi con una certa disinvoltura.
Il 13 ottobre Orélien ha rotto il silenzio con una dichiarazione inviata ad AFP: nega di aver usato l’IA per scrivere il romanzo, sostiene di averci lavorato dal 2017 e di aver completato una prima stesura di oltre 300 pagine nel 2019, ammettendo solo di aver usato strumenti digitali per verificare alcune espressioni straniere. Sul plagio, invece, la linea cambia: riconosce errori che definisce inaccettabili, senza specificare quali, e si scusa. Le bozze che dovrebbero provare la scrittura “a mano”, però, finora non le ha mostrate, e l’editore canadese Boréal ha ammesso di non poter né confermare né escludere l’uso dell’IA. Resta così un piccolo paradosso letterario del nostro tempo: un romanzo che forse non sapremo mai chi ha scritto davvero, ma che sappiamo benissimo quante persone hanno comprato.