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18:50 giovedì 5 novembre 2026
Tre sex worker si sono stufate delle piattaforme che le sfruttano e censurano, così hanno deciso di fondarsi una piattaforma tutta loro, «la più pro-sex worker del mondo» È nata per accorciare la strada tra i social e i contenuti per adulti, e la gestiscono tre sex worker. Vieta l’AI, commissioni più basse di OnlyFans e promette alle creator una cosa rara in questo lavoro: una comunità.
Il rimedio contro la desertificazione potrebbe venire da una sperduta isola dell’Atlantico che da deserto si è trasformata in giungla Dal 1847, su un’isola vulcanica di Ascension, gli alberi dei Kew Gardens hanno creato una foresta che si mantiene da sola. Gli scienziati la studiano per capire come fermare l’avanzata dei deserti, ma il modello ha dei limiti.
Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.

Tutti stanno parlando di The Bear

La nuova serie FX, distribuita su Hulu, su un giovane cuoco che tenta di salvare il ristorante di famiglia, è considerata la più sorprendente dell'anno, ma non ha ancora una data d'uscita italiana.

di Studio
14 Luglio 2022

Lo scorso 23 giugno il canale via cavo americano FX ha distribuito sulla piattaforma streaming Hulu The Bear, serie di otto episodi creata e in buona parte scritta e diretta da Christopher Storer. Sin dall’inizio, The Bear ha riscosso un successo strepitoso presso la critica americana (è di oggi la notizia che la serie è stata rinnovata per una seconda stagione). Al momento, dopo 35 recensioni pubblicate, il Tomatometer (la percentuale che indica il gradimento ottenuto da uno show tra i giornalisti specializzati in tv) di Rotten Tomatoes segna il 100 per cento. In questi casi in inglese si parla di “universal acclaim”, un’opinione che anche il pubblico sembra condividere: l’Audience Score al 92 per cento fa della serie di Storer una delle più apprezzate nella storia recente della tv americana. Questo nonostante praticamente tutti quelli che hanno visto The Bear lo descrivano usando aggettivi come «terribilmente stressante» (Sophie Gilbert di The Atlantic) e «spacca-nervi» (Kelly Lawler di Usa Today). Alan Sepinwall di Rolling Stone ha addirittura ammesso di essere stato costretto a una pausa forzata dalla visione al decimo minuto del terzo episodio: «Questa serie riesce fin troppo bene nella costruzione dell’atmosfera», ha scritto Sepinwall nella sua recensione.

L’atmosfera di The Bear è quella che si respira nei beef sandwich shop di Chicago, piccoli ristoranti, spesso a gestione familiare, spesso di famiglie italo-americane, il cui piatto forte è spesso l’italian beef sandwich, panino tipico chicagoano inventato da chissà chi negli anni Trenta. La premessa narrativa di The Bear non va molto oltre il luogo in cui la storia avviene: c’è un italian beef sandwich shop da salvare e un giovane chef, Carmy (interpretato Jeremy Allen White, che in molti si ricorderanno come il Lip della versione Usa di Shameless), che abbandona l’alta ristorazione per tornare a Chicago ed evitare la chiusura di questo piccolo ristorante che è l’eredità della sua famiglia. Fino a prima del suo ritorno in città, The original beef of Chicagoland, questo il nome del ristorante, era gestito da suo fratello Michael (interpretato da Jon Bernthal). Michael, però, si è suicidato e ha lasciato a Carmy il suo “sistema”: un personalissimo e caotico metodo di organizzazione e gestione della cucina, un incubo per uno chef vero e proprio, vincitore del James Beard Award e abituato a lavorare dentro la gerarchia militaresca della brigade de cuisine.

I primi tre episodi di The Bear sono il racconto del tentativo di Carmy di convincere la talentuosa e indisciplinata cucina di The original beef of Chicagoland ad accettare la forma della brigata. Il tempo che manca, gli utensili che non si trovano, gli errori che si commettono: l’atmosfera di The Bear è fatta di queste cose, dell’ansia e della frenesia e delle incazzature restituite sullo schermo attraverso un uso nevrotico dell’immagine e del montaggio. Non per niente Eater ha elogiato il realismo della serie, definita «uno sguardo autentico sulla vita nella ristorazione» e su come a determinarne la qualità siano sempre le personalità («gli ego») degli chef. La tv americana – l’unica al mondo, forse, ossessionata dai cooking show e dalle cooking star più di quella italiana – trova in The Bear l’utensile con il quale distruggere un altro pervicace mito maschile: quello del «wild male genius», come lo ha definito Vanity Fair nel suo pezzo dedicato alla serie, elogiata anche e soprattutto per la spietatezza con la quale «fa a pezzi la cultura tossica che domina nella ristorazione».

Tra i meriti che tutti stanno riconoscendo a questa serie c’è quello di aver dato un palcoscenico al talento di Jeremy Allen White, l’attore che interpreta Carmy. In un bellissimo profilo su Gq, l’attore ha raccontato la “chimica” che c’è stata sin dall’inizio tra lui e questo personaggio. White ha detto che nei suoi tanti anni di lavoro su Shameless aveva cominciato a sentirsi un po’ come Carmy nell’alta ristorazione: incastrato. White ha anche raccontato che fino a pochi mesi fa era a stento capace di accendere i fornelli. Ora, dopo un corso accelerato all’Institute of Culinary Education e un brutale stage nello stellato Pasjoli di Los Angeles, il piatto che più si diverte a preparare è il filet au poivre. La sua interpretazione di Carmy è parte fondamentale di quell’atmosfera di cui parla Sepinwall nel suo pezzo, e in questi giorni White si è ritrovato a essere l’ultimo “fidanzato” dell’internet americana. Le sue foto in tenuta da cucina, riccioli biondi impastati dal sudore, grembiule blu, braccia tatuate e bicipiti gonfi sotto le maniche corte della T-shirt bianco-giallastra lo hanno fatto diventare il nuovo oggetto del desiderio dei social media. Lui dice di trovare tutto buffo e divertente, attribuisce il merito quasi esclusivamente alla divisa e all’attore che si è scelto come ispirazione per questo ruolo: Al Pacino che interpreta lo spacciatore di eroina Bobby in Panico a Needle Park.

Al di là della modestia di White, critica e pubblico sono d’accordo nel dare a lui (soprattutto, ma anche al resto del cast) il merito di tenere The Bear in equilibrio sul confine sottilissimo che separa l’appassionante dall’estenuante. Se è vero, infatti, che le prime definizioni che tutti usano per descrivere questa serie sono «terribilmente stressante» e «spacca-nervi», è vero anche che queste descrizioni non si fermano mai lì. «Appassionante, ambiziosa, divertente e devastante»; «una delizia»; «vi farà serrare i pugni o vi causerà un attacco di cuore. Probabilmente entrambe le cose». In attesa che la serie arrivi in Italia (al momento una data per la distribuzione nel nostro Paese ancora non c’è), The Bear è già una delle migliori novità del 2022.

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