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I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata la prima volta che Stati Uniti e Iran si sono incontrati per discutere al posto di lanciarsi solo razzi come prima e dopo il cessate il fuoco di giugno Trump ha parlato per quasi tutto il suo discorso di quanto stia facendo per l'America, il resto è servito a giustificare la guerra con l'Iran.
Sally Rooney è riuscita a far cancellare la costruzione di un data center in Irlanda Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.

Chi è Tacita Dean e perché Londra la sta celebrando con un trio di mostre

È la prima volta che la National Gallery, la Royal Academy e la National Portait Gallery collaborano per un'artista.

20 Marzo 2018

Non era mai successo che tre delle più importanti istituzioni inglesi in campo artistico – National Gallery, Royal Academy e National Portait Gallery – si mettessero a lavorare insieme per spartirsi le opere di uno stesso autore, dando forma a tre mostre complementari e quasi simultanee (quella alla Royal apre nell’ultima settimana in cui sarà possibile visitare le altre due, che hanno inaugurato il 15 marzo). I lavori saranno divisi per soggetto pittorico (anche se la maggior parte non sono dipinti ma video): le nature morte alla National, i ritratti alla Portrait Gallery e i paesaggi alla Royal Academy. La protagonista dell’evento è un’artista che, nel mondo dell’arte contemporanea, occupa un posto nella squadra dei campioni già dalla fine degli anni Novanta, ma è un nome nuovo per la maggior parte del pubblico, più abituato a sentir parlare dei suoi compagni di classe indisciplinati, ovvero Damien Hirst e Tracey Emin.

Siamo abituati a identificarli come Young British Artist anche se ormai giovani non lo sono da un po’. Tracey Emin ha 54 anni, è un po’ sciupata ma conserva la sua faccia da furba. Damien Hirst, 52, nelle foto più recenti appare altrettanto invecchiato. Ma anche lui, forse per il suo stile da tossico o forse, molto semplicemente, perché è il più ricco e famoso di tutti, pare non aver perso lo smalto del ragazzo ribelle. Spesso annoverata tra i componenti del gruppo, Tacita Dean sembra arrivare da un altro pianeta: in quasi tutte le  immagini che la ritraggono sorride bonaria. Porta da sempre i capelli legati in una coda bassa (prima erano castani, da una decina d’anni sono liberamente grigi), le piace indossare camicie e pantaloni fluidi. A giudicarla dall’aspetto, sembra la persona più gentile (e meno ribelle) del mondo.

Suo nonno era Basil Dean, fondatore dei famosi Ealing Studios, gli studi cinematografici delle produzioni dell’età d’oro del cinema inglese, fioriti nel 1938 sotto la direzione di Michael Balcon. Sarà anche per questo che Dean, nata a Canterbury (oggi vive e lavora a Berlino), è fissata con i film: i suoi lavori più belli sono dei video, rigorosamente girati su pellicola. Se le opere di Emin e Hirst sono aggressive, violente e, a parte alcune eccezioni, decisamente poco eleganti, quelle di Dean sono sempre esteticamente impeccabili e rivelano un approccio praticamente opposto: melanconico, contemplativo.

Nel 2009 la fondazione Trussardi aveva organizzato una splendida mostra a Milano (Palazzo Dugnani) che si intitolava Still Life e raggruppava una serie di sue opere dedicate al tema dell’immobilità (commentate da lunghi testi scritti dall’artista, che raccontava in prima persona come, quando e perché le aveva realizzate). Una delle opere più esemplificative del suo lavoro era il bellissimo video The Green Ray (2001) girato sulle spiagge del Madagascar, dove Dean aveva cercato di catturare il “raggio verde”, un fenomeno naturale che si verifica al tramonto quando, in rare condizioni atmosferiche, l’ultimo raggio di sole, oltrepassando l’orizzonte, diventa verde.

L’artista trascorre una serie di serate sulla spiaggia di Morombe a filmare l’orizzonte (senza conoscere il risultato, visto che registra su pellicola). Addirittura ci sono persone che, contagiate dall’entusiasmo, si mettono a filmare con lei (con telecamere digitali però). Nessuno vede il famoso raggio. Non succede mai niente. Ma poi, racconta Dean: «Quando sono tornata in Inghilterra e ho sviluppato il film, lì, senza dubbio, è apparso il raggio verde: troppo sfuggente per essere catturato su un singolo fotogramma e troppo effimero per impressionare i pixel del mondo digitale, eppure chiaramente presente nel susseguirsi rapido dei fotogrammi. Così la ricerca del raggio verde si è rivelata un modo per indagare l’atto stesso del guardare, per esplorare la fede e la fiducia in ciò che si vede».

Le sue opere sono tutte così, sempre rivolte all’esterno, a tutto quello che in sé ha qualcosa di estremo e romantico. I fenomeni naturali (dalle eclissi alle tempeste, passando per il Vesuvio). I grandi artisti (David Hockney, Mario Merz, Merce Cunnigham tra gli altri), ritratti da vivi oppure ricordati attraverso i loro oggetti e il luogo in cui lavoravano, come nei lavori dedicati a Giorgio Morandi. L’obsolescenza incipiente: tutte le cose che sono state dimenticate o stanno per esserlo. Bubble House, uno dei film più belli (1999) racconta la stranissima storia di una casa a forma di bolla e del suo visionario costruttore, finito in carcere per frode, scoperta per caso da Dean e dal suo compagno durante un viaggio intrapreso per realizzare un altro progetto.

Ma le opere realizzate nella sua carriera sono tantissime e impossibili da riassumere qui. Di certo si possono suddividere in ritratti, paesaggi e still life, proprio come hanno fatto i musei inglesi, che nell’esporle le accostano a opere antiche e moderne. Ci sono gli enormi, oscuri disegni di montagne o acque burrascose, c’è un film che riprende da vicino la frutta mentre ammuffisce. Ma un particolare tipo di nature morte sono anche, se vogliamo, i meta-video mossi dalla nostalgia per la pellicola (filmati su pellicola): da Kodak, del 2006, all’opera realizzata nel 2011 per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra.

L’apertura verso il reale e tutte le storie che ha da offrire (che si accompagna a una riservatezza totale sui fatti della sua vita) rende il lavoro di Dean una riposta all’autobiografismo di molte artiste (tra cui la già citata Tracey Emin). Qualcosa in comune con il lavoro di Damien Hirst, invece, ce l’ha: l’ossessione per il tempo e per la morte. Ma a differenza di Hirst, che le opere se le va a cercare con una certa disperazione (vere o false che siano: dallo squalo al vascello naufragato), Dean è una che ha fatto dell’attesa, della coincidenza e del colpo di fortuna i motori primari del suo lavoro.

Immagini da opere incluse nella mostra Still life, National Gallery e Portait, National Portait Gallery, dal 15 marzo al 28 maggio 2018
Per gentile concessione dell’artista, Frith Street Gallery, Londra, e Marian Goodman Gallery, New York/Parigi
In evidenza: Tacita Dean, Prisoner Pair, 2008. Nel testo: Tacita Dean, His Picture in Little, 2017, frame da film e Tacita Dean, Mario Merz, 2002, frame da film
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