Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".
Genova, abbiamo un problema. Non la pestification, ovvero le varie forme di basilico verde fosforescente che hanno invaso le vie del centro, ma qualcosa di ben peggiore per il leggendario e mai del tutto compreso dal resto del mondo understatement locale: in giro si parla della città, della sindaca, si parla di tutti noi e, spesso, se ne parla bene, mioddio.
La settimana scorsa, un amico di Marsiglia mi invia un reel accompagnato dal messaggio “Forza Genova!”: nel video, un drone riprendeva migliaia di persone stipate in una piazza del centro storico in delirio per Charlotte de Witte, dj belga, Piazza Matteotti tipo Coachella, l’amico marsigliese in delirio a distanza che promette di visitare la città al più presto. Mioddio, di nuovo, tutti gli anticorpi in agitazione. Ma già qualche mese prima, eletta da poco Silvia Salis, un altro amico di Parigi, piena rive gauche (se ancora significa qualcosa), intellettualissimo, flaneur a tempo pieno e giornalista a tempo perso, mi accoglie dicendo “seguo molto la vostra sindaca, sai? È brava!”. Davvero esiste qualcuno che, passeggiando per il Jardin du Luxembourg, medita e specula sul fenomeno Salis? Incredibile, non tanto per la sindaca, che pure è in gamba e merita riflessioni, incredibile che tutto questo stia capitando proprio a questa città. Silvia Salis, non si offenda, è un fenomeno che ha del quantistico: molto dipende dagli osservatori e dall’ambiente in cui si manifesta. Ci sono contesti in cui la più piccola forma di energia si fa notare. Esistono fenomeni simili da altre parti? Tra i grandi profili della politica e di Instagram, una Sanna Marin ma un po’ meno Davos, per esempio? Potrebbe, d’altra parte è migliorata molto, osserviamo tutti noi mentre condividiamo i suoi meme.
La prima volta che l’ho vista dal vivo è stata per l’inaugurazione della sua campagna elettorale, marzo 2025. Anche qui un dettaglio privato ma utile, perché questo è un fenomeno reticolare, non c’è nulla di isolato, emergono sempre inaspettate connessioni: la sera prima mi trovavo a cena con un amico, membro del comitato elettorale. Era incollato all’iPhone per organizzare il comizio del giorno successivo della candidata sindaca e, come capita spesso tra i liguri in fascia 35-45, oscillava tra il pessimismo e la disillusione: saremo pochissimi, la sala è troppo grande, speriamo non la inquadrino tutta, è già finita prima di cominciare. Dai, lo rincuoravo, dall’altra parte sono ai domiciliari (eravamo in piena inchiesta Toti), peggio non potrà andare. Poi, anche per alleggerire la permacrisi, ho assicurato la mia presenza: vengo a fare numero. Questo era il clima.
Tra l’altro, in quel momento, la candidata era alle prese con una frequente scocciatura molto italiana: dimostrare di non essere nata ricca, nonostante le apparenze (cura dell’aspetto, più scarpe, più borse). Per fortuna, oggi credo si occupino tutti d’altro. E così, alle 11 di una domenica mattina di marzo, mi sono ritrovato di fronte all’ingresso dei Magazzini del Cotone, Porto Antico by Renzo Piano, e lì ho iniziato ad aprirmi un varco per entrare nell’Auditorium, in meno di mezz’ora la sala si era riempita oltre ogni previsione ed è comparsa per la prima volta in pubblico Silvia Salis, accompagnata da una selezione di musica trap e simili, playlist di brani scritti nell’ultimo decennio o poco più, cose mai viste. Ai piedi del palco, il marito-regista Fausto Brizzi sventolava tra le mani il copione del discorso, caricatissimo, e lei leggeva, leggeva e ancora leggeva, nemmeno i saluti a braccio per quella prima volta sul palco. Che débâcle, così non ce la farà mai, ho pensato.
Ma uscendo le persone sorridevano, c’era traccia di entusiasmo, persino la vecchia guardia del Pd locale si era avvicinata alla candidata per una stretta di mano (gesto da massima allerta, se sei lì per vincere). «Ha letto tutto», commentavano «ma migliorerà». In effetti, Silvia Salis è migliorata e lo ha fatto molto in fretta: ha stravinto le elezioni comunali e, nel giro di pochi mesi, si è iniziato a parlare di fenomeno Salis. È apparsa nelle trasmissioni giuste, politiche ma non ring, è uscita sui magazine giusti, patinati ma non di moda, da un anno è una instancabile presenza sui social con un’ottima strategia di comunicazione (certo, il fatto che la famiglia compaia solo nei post della domenica fa un po’ tanto strategia), attirandosi però qualche critica dalle signore genovesi: si veste troppo bene, commentano, chi si crede di essere? Pensa di vivere ancora a Roma? Detto proprio così, come se… (ma qui bisognerebbe fare della severa sociologia su tutte le Hermes che fanno capolino tra gli infeltritissimi abiti rattoppati delle anziane signore dei quartieri bene). O forse, temono un po’ tutti, a Roma vuole tornarci?
A viverlo da dentro, il fenomeno Salis ci ha risvegliato dalla nostra sonnolenta dimensione spaziotemporale. Dev’essere la prima sindaca al mondo a cui non si rinfaccia ciò che ha fatto o sta facendo, ma ciò che farà. In città il dibattito politico si coniuga al futuro: che cosa farà domani, quale sarà il suo vero obiettivo? L’abitudine all’immobilismo sociale e professionale ci fa vivere ogni ambizione come un potenziale tradimento. Certo, non aiutano le dichiarazioni di Salis a Bloomberg (che pure porta il nome di un sindaco che si è ritirato dalla corsa alle presidenziali dopo tre mesi, attenzione), in cui viene solleticata sulla prospettiva di altri incarichi, lei si mette a disposizione, se glielo chiedessero, frase che in passato ha già fatto fuori futuri papi, futuri presidenti della Repubblica, Draghi venne bruciato per una smorfia sul tema, neanche il tempo di fiatare.
In realtà, a seguirla per una giornata sui social, Silvia Salis fa un sacco di cose, non vive di solo futuro, è presente, si occupa, si spende e si tagga su mille temi, ma le resta attaccato questo senso di traiettoria, quando appare nel reel alle spalle della techno-dj, impossibile non immaginarla già altrove. Tutto è possibile, tutto è plausibile, nel mondo di Silvia Salis. Lo studieremo un giorno sui manuali di politica, chissà. Per ora, nella nostra piccola bolla di percezioni e scroll, Silvia Salis è qui ma è anche già da un’altra parte, a Roma, in un reel, in un meme. Certo, che fatica.
