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Alle Scuderie del Quirinale a Roma ha aperto la più grande mostra monografica su Pontormo mai realizzata
L'esposizione resterà aperta fino al 7 febbraio 2027 e riunisce più di 130 opere: 84 di Pontormo e le restanti di altri artisti, da Andrea del Sarto e Leonardo da Vinci a Bill Viola.
Quella che ha inaugurato il 9 ottobre alle Scuderie del Quirinale è la più grande mostra monografica dedicata a Pontormo mai realizzata in Italia. L’esposizione, che resterà aperta fino al 7 febbraio 2027, riunisce più di 130 opere totali, di cui 84 di Pontormo e le restanti di altri artisti: da Andrea del Sarto e Leonardo da Vinci a Bill Viola, che nel 1995 ha voluto ricreare la sua “Visitazione”, l’opera protagonista della mostra, nell’opera “The Greeting”. Per ritrovare un’altra importante esposizione italiana dedicata all’artista bisogna risalire a più di dieci anni fa, per la precisione al 2014, quando a Palazzo Strozzi, Firenze, si tenne Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera” che, come si evince dal titolo, metteva a confronto Pontormo e il collega Rosso Fiorentino. Un altro importante precedente fu la mostra dedicata al Pontormo e al primo manierismo fiorentino organizzata a Palazzo Strozzi in occasione del quarto centenario della morte dell’artista, ma questa risale addirittura al lontano 1956.
I prestiti arrivano dalle principali istituzioni italiane e internazionali. Oltre alle Gallerie degli Uffizi, alla Galleria dell’Accademia e ai Musei del Bargello di Firenze, partecipano con le loro opere la Galleria Borghese e l’Istituto centrale per la Grafica di Roma, il Louvre di Parigi, la National Gallery e il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington l’Art Institute of Chicago, il Getty Museum di Los Angeles e altri musei e collezioni.
Nella sua carriera artistica Pontormo, descritto da Vasari come «artista maledetto, ovvero fobico, nevrotico, misantropo, angosciato da tutto, sregolato e molto bizzarro» (per approfondire consigliamo l’intervista di Guglielmo Giglione alla dott.ssa Cristina Acidini, curatrice della mostra, sul Giornale dell’arte), sviluppò un linguaggio personale attraverso una continua ricerca sulla figura, sullo spazio, sulla resa delle emozioni e soprattutto sul colore (i suoi rosa sono ancora oggi incredibili). Il percorso espositivo prende avvio dagli esordi nella Firenze repubblicana e continua con le grandi imprese pittoriche realizzate sotto l’egida della dinastia medicea e delle autorità ecclesiastiche. Accanto ai dipinti sono esposti una selezione di disegni, opere legate alla sua attività di ritrattista e gli scritti autografi, con particolare attenzione al cosiddetto Libro mio, il diario che il pittore tenne dal 1554 al 1556, gli ultimi anni della sua vita, alternando notazioni fisiologiche, appunti di cose fatte, schizzi di figure.