È morto a 76 anni Frederik Matthijs van Stegeren. Nella sua vita e nella sua carriera c'è la storia di un mestiere che prima di lui in Italia non esisteva: il disc-jockey.
Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha messo gratis sul suo YouTube
Si intitola «Il cielo in una stanza», dura venti minuti ed è stato girato in dodici ore dentro la casa di reclusione di Chiavari.
Sayf entra come fosse un detenuto. Si toglie bracciali e collane, lascia il telefono nell’armadietto numero tre e attraversa le porte della casa di reclusione di Chiavari. Comincia così Il cielo in una stanza, il documentario uscito il 7 ottobre sul canale YouTube del rapper. Sono venti minuti girati in un solo giorno, in dodici ore di riprese, con la regia di Yuri Dellacasa e la scrittura di Claudio Cabona, giornalista e scrittore che da anni porta la musica nelle carceri con laboratori in cui le canzoni si ascoltano insieme ai detenuti. Tra tutte, racconta, quella che li colpisce di più è proprio il brano di Gino Paoli che dà il titolo al film, perché parla di amore e di libertà.
Ed è proprio la libertà il filo che attraversa il documentario. Per Sayf significa non dover rendere conto a nessuno quando scrive, e sta nelle piccole cose, quelle che si danno per scontate. I detenuti, invece, la definiscono come un fuoco che resta spento finché qualcuno non ti impedisce di essere o di fare qualcosa. Il rapper fa ascoltare i suoi pezzi e poi chiede cosa ne pensano, racconta la distanza tra quello che si sogna prima del successo e quello che si trova dopo. Per chi sta dentro la questione è più semplice, le canzoni servono a uscire, almeno per un po’. Durante l’ora d’aria un ragazzo rappa con un quaderno e una biro in mano, e Sayf lo ascolta come ascolterebbe un collega, batte le mani a tempo e gli fa da seconda voce. Un altro racconta quanto sia facile cadere e difficile rialzarsi, e cita Luigi Tenco. Nelle lettere che Sayf legge ad alta voce c’è tutto quello che manca quando sei fuori dal mondo. L’amore, i figli, il sapore di un piatto al ristorante. E la sensazione di sprecare la propria vita tra quattro mura.
Nel finale il documentario mette sul tavolo un numero. La recidiva di chi esce dal carcere si aggira tra il 60 e il 70 per cento, ma scende al 6 per cento tra chi partecipa a laboratori come questo unitamente a un piano di reinserimento lavorativo. Il film è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito delle attività dell’associazione Il Cuore di Federico, ed è stato presentato al Teatro dell’Arca di Genova, il primo in Europa costruito dentro un carcere dagli stessi detenuti. A chiudere c’è la versione di Sayf de Il cielo in una stanza, la canzone del 1960 in cui, accanto alla persona amata, le pareti spariscono. In un posto dove il cielo si vede un’ora al giorno, però, suona in un altro modo.