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15:29 mercoledì 14 ottobre 2026
Per sabotare anche le lezioni in Dad, gli studenti francesi stanno invitando a partecipare decine di sconosciuti che fanno un fracasso infernale finché la lezione non salta Li chiamano e-blocus: fanno girare i link delle videolezioni, in modo che diventino così caotiche che il docente non può che lasciar perdere.
Il protagonista della campagna elettorale in Brasile è diventato il “Bono della Paulista”, un ragazzo fisicatissimo che è andato a manifestare per Lula a petto nudo, con la tuta, la balaclava e la bandiera della Palestina Si chiama Israel Augusto Gomes dos Santos, ha 24 anni e vive a San Paolo. Fino a ieri aveva 380 follower su Instagram. Oggi ne ha 300 mila.
Hannah, Marnie, Shoshanna e Jessa hanno fatto una videocall per annunciare l’arrivo della nuova stagione di Girls Lena Dunham ha proposto una reunion e tutti hanno subito accettato, non prima di aver ricreato, in pochi secondi, le dinamiche disfunzionali che avevamo imparato ad amare.
In Indonesia si sono accorti che l’unico modo per diffondere gli allarmi terremoto in tutto il Paese è usare gli altoparlanti dei minareti In un Paese con centinaia di migliaia di moschee sparse su tutto il territorio, gli altoparlanti usati da muezzin sono l'unica rete di sirene già pronta.
Anthropic ha cambiato le sue linee guida perché vuole che gli utenti la smettano di insultare e maltrattare Claude Da adesso, Claude potrà troncare le conversazioni con utenti che adottano «comportamenti violenti o crudeli, prolungati e immotivati».
La nuova canzone di David Byrne è una canzone contro Elon Musk fatta solo di frasi assurde dette da Elon Musk Si intitola "Let Me Sell You a Dream" e fa parte della colonna sonora di Musk, il documentario di Alex Gibney in uscita negli Stati Uniti il 16 ottobre.
In Argentina c’è un treno che come carburante usa esclusivamente il sole delle Ande Si chiama Tren Solar de la Quebrada, percorre 42 chilometri nella provincia di Jujuy e viene usato anche per i viaggi notturni per vedere le stelle.
L’Ipcc sta subendo fortissime pressioni da parte dei petro-Stati per non pubblicare un importante ricerca sulla crisi climatica Arabia Saudita, Russia, India e Cina vogliono rinviarne la pubblicazione al 2029. I Paesi più poveri e più esposti alla crisi climatica pretendono che sia pubblicato subito.

Renzi di lotta o di governo?

Il sindaco di Firenze ha davanti due strade: arrivare alla leadership combattendo le larghe intese o intestandosi le riforme per preparare il futuro.

17 Settembre 2013

Roma – Arrivati a questo punto della legislatura, se è vero che Silvio Berlusconi nelle prossime ore manderà davvero in onda il famoso messaggio video con cui confermerà il suo sostanziale appoggio al governo Letta, a movimentare il sismografo che registrerà la solidità delle larghe intese saranno senza dubbio le scosse che verranno registrate lungo la faglia che separa il mondo di Matteo Renzi da quello di Enrico Letta. Che i due siano destinati a seguire percorsi che per forza di cose si andranno inevitabilmente a incrociare ce lo dice la logica e ce lo dice anche l’inerzia che verrà prodotta dall’arrivo del sindaco di Firenze alla segreteria del Pd. Ma se il percorso di Enrico Letta appare quanto meno elementare (e se non sembrano esistere per il presidente del Consiglio piani B rispetto alla sua permanenza a Palazzo Chigi) d’altra parte bisogna dire che da questo momento in poi sarà utile andare a capire quale strada seguirà Renzi nella sua corsa alla leadership.

Le strade sono due: da una parte c’è una via “modello Giorgio Napolitano” e dall’altra c’è una via “modello Beppe Grillo”. Tradotto significa: da una parte c’è la linea di chi considera la grande coalizione una medicina amara ma necessaria che può aiutare i partiti che sostengono la grande coalizione a curare alcuni problemi del nostro paese, e a rigenerarsi all’interno di questo processo di riforme; mentre dall’altra parte c’è chi considera la grande coalizione un feticcio terribile da combattere e da utilizzare per andare a conquistare il fronte politico di chi per diverse ragioni sogna di vedere presto questo governo con le gambe all’aria. Renzi, insomma, ha due strategie per preparare la sua corsa alla conquista del centrosinistra e dovrà scegliere in fretta quale tipo di percorso imboccare. La prima opzione lo porterebbe a costruire un’alleanza di fatto, con termine primo gennaio 2015, sia con Giorgio Napolitano sia con Enrico Letta. La seconda opzione lo porterebbe invece a costruire un’alleanza fittizia con i parafulmini del governo fino all’elezione alla segreteria del Pd.

Quale dei due percorsi Renzi abbia scelto non è ancora chiaro, anche se il sindaco giura di non voler far cadere il governo perché far cadere il governo oggi significherebbe far capitolare il Pd e far capitolare il Pd oggi significherebbe far capitolare Renzi. Il Rottamatore oggi non può non tenere conto di quello che ormai indicano tutte le rivelazioni demoscopiche relative al governo: che giorno dopo giorno, passaggio dopo passaggio, sforzo dopo sforzo, gli elettori del Pd hanno capito che le larghe intese potrebbero persino far bene al Pd. L’ultimo sondaggio significativo su questo punto è quello pubblicato due giorni fa dall’istituto di ricerca Demos, che ha attestato come gli elettori che hanno preso maggior confidenza con la grande coalizione negli ultimi tre mesi siano stati proprio quelli targati Pd. È vero anche, sempre secondo lo stesso sondaggio, che quasi il 40 per cento dei potenziali elettori del Pd renziani sono elettori che arriverebbero dal Cinque stelle.

Ma se Renzi vuole davvero riformare il Pd, se davvero vuole arrivare all’appuntamento con le prossime elezioni con un partito plasmato a sua immagine e somiglianza, e se davvero, come dice Renzi in privato, il sindaco di Firenze ha capito che il leader del primo azionista del governo non può permettersi di far crollare questo governo, allora non c’è dubbio che per capire la strada giusta che nelle prossime settimane dovrà imboccare il Rottamatore, l’esempio giusto da seguire non è quello del leader da cui oggi riceverà simbolicamente il testimone al tempio di Adriano (Walter Veltroni) e non è quel del gran federatore Romano Prodi (che barattó l’identità della sinistra con i numeri necessari per governare) ma è sotto molti punti di vista quella della cancelliera Angela Merkel. La stessa cancelliera cioè che ha costruito il suo formidabile profilo di governo anche grazie a un uso sapiente della grande coalizione. La stessa cancelliera che anche attraverso le larghe intese ha rubato proposte agli avversari e ha svuotato di contenuti le campagne elettorali dei rivali. Ecco. In questo senso, il futuro di Renzi si gioca attorno a questo passaggio: riuscire a diventare l’azionista di maggioranza del governo e imporre a questo esecutivo – come d’altronde suggerisce il libro di Tonini e Morando che oggi Renzi ha presentato a Roma – tutte quelle riforme senza le quali tornare a votare sarebbe come fare un regalo grande così al populismo a cinque stelle.

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