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18:13 giovedì 8 ottobre 2026
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower e guadagna un sacco di soldi Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre uguale e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
L'ultimo brano di Dolly Parton sarà un duetto con gli U2 disponibile nel loro nuovo album L’album contiene 12 canzoni che esplorano «i temi della spiritualità, dell'amicizia, della libertà e della resistenza di fronte a forze oscure e minacciose». Tra le collaborazioni c'è ne è anche una con Rosalia.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.

Per fortuna c’è un altro libro di Leonard Michaels

È Potendo, li avrei salvati, edito da Racconti edizioni, una raccolta di alcune delle più belle short story scritte dall'autore di Sylvia.

09 Gennaio 2024

Ci sono tassisti che vengono derubati, ragazze che empatizzano con i manichini che vedono dietro alle vetrine dei negozi, ragazzi che scambiano delle lenzuola stese all’aria aperta per dei fantasmi, c’è la vita di sempre nei racconti di Leonard Michaels. C’è lo sguardo di chi è nato in una città come New York, la lingua di chi, fino all’età di cinque anni, parlava solo yiddish, di chi, pur avendo scritto due romanzi (Il club degli uomini e soprattutto il bellissimo Sylvia), ha sempre creduto nella forma della short story, più profonda e più seria di quella long, di chi, come si vede in questa raccolta (inedita finora in Italia) dal titolo evocativo Potendo, li avrei salvati (pubblicata da Racconti edizioni, traduzione a cura di Luca Briasco e Roberto Serrai), ha concepito il racconto come una forma pura, magica.

Ci sono racconti tradizionali, che seguono una trama, le vicende di uno o più personaggi, ci sono memoir, riflessioni, pensieri, piccoli saggi narrativi, frammenti che somigliano a delle tessere di un puzzle. La purezza e la magia vengono fuori nei dettagli, nello sguardo che, come diceva qualcuno, diventa un modo di esistere, di essere in mezzo agli altri. Michaels mostra, e ogni tanto dichiara esplicitamente, il suo amore per gli emarginati, che gli sembrano “originali e aristocratici”, più seri della gente normale, anche se spesso le due categorie, così astratte, tendono a mischiarsi, a confondersi. Possiamo ritrovarci un ragazzo che ha preso dei bei voti a scuola e che, come premio, riceve «un piacere scuro e brillante», quello di andare al cinema. Philipp Liebowitz, alter ego dell’autore, che di mestiere fa il commesso in un negozio di scarpe o l’editore, che nonostante sembri infelice, a quarant’anni e passa, fa l’amore come un adolescente. Karl Marx, che passeggia per Parigi fumando sigarette, o Trockij, che sta scrivendo che «se vivesse di nuovo, eviterebbe certi errori». Nachmann, il matematico che occupa più delle ultime cento pagine della raccolta, scritto di getto da Michaels e finito sulle pagine di Paris Review e del New Yorker, che non crede nelle storie d’amore che durano per sempre, nell’esperienza come saggezza, ma che nonostante tutto sa come mettersi nei panni degli altri, come quando passeggiando incontra un uomo che gli sembra abbia bisogno di raccontare, di raccontarsi: «Era pieno di cose da raccontare, pieno di ricordi. Sembrava che gli sorgessero da dentro e premessero dietro i suoi occhi, come se volessero esplodere e rendersi visibili».

E anche i ricordi di Michaels esplodono, quando si mischia ai suoi personaggi e si intromette nelle sue storie. Gli effetti delle droghe che, a parte il sesso, risultano noiosi, le telefonate a New York per parlare con i suoi genitori e ritrovare «il loro yiddish, il loro inglese, la loro logica», le partite di basket giocate per la NYU, la fortuna di ascoltare Dylan Thomas, Lester Young e Billie Holiday insieme, di ballare il cha-cha-cha con lo smoking a una festa di fine anno a Hollywood, di girare per Manhattan su una Porsche gialla insieme a Jack Kerouac.

Anche quando si affida alle similitudini, Michaels lo fa in modo sorprendente, inaspettato: ci si può sentire tranquilli come un gangster, avere gli occhi come uccelli su un filo della luce, leggere recensioni «come certa gente si avventa sui leccalecca». Dietro alle piccole grandi lezioni di scrittura che l’autore ci offre, senza volerlo, si nascondono dei piccoli grandi segreti sulla nostra vita, che acquisisce ritmo, colore, senso grazie a quelle degli altri. Una donna racconta il sogno che ha appena fatto, ma la sua voce rimane neutra, per evitare che interferisca con quello che ha appena visto. Due amici parlano, «Raccontami tutto», le dice lui, «Devo pur tenere qualcosa per me», risponde lei. Lui crede che parlare dei propri sentimenti sia l’unico modo per non perderli, lei, invece, è convinta che una volta usciti non sono più nemmeno sentimenti, ma diventano chiacchiere per qualche stronzo che «le infilerà in un romanzo». Da che parte stare, allora? Nella scrittura, come nella vita, bisogna avere un po’ di coraggio, lasciarsi andare, sì, ma senza dimenticare le proprie paure, i propri traumi, la bellezza di tutte le cose che ancora dobbiamo scoprire. Ricordandoci che gli scrittori, però, a differenza di tutti gli altri, «muoiono due volte, prima nel corpo, poi nelle opere, eppure tirano fuori un libro dopo l’altro, come pavoni che fanno la ruota, uno splendido lampo di colore presto trascinato di nuovo nella polvere».

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