Mark Zuckerberg in prima fila da Prada, Jeff Bezos al fianco di Anna Wintour da Dior: l'epopea vestimentaria degli ex nerd, dalle felpe alla couture, dovrebbe preoccupare tutti gli amanti della moda.
Se qualche anno fa aveste detto a un appassionato di moda che l’oggetto del desiderio della stagione sarebbe stato un paio di occhiali intelligenti prodotti da Mark Zuckerberg, probabilmente vi avrebbe riso in faccia. Ricordiamo il fallimento culturale e visivo dei primi Google Glass: aggeggi goffi, dichiaratamente “da sfigati”, che respingevano chiunque avesse un minimo di sensibilità estetica. Zuckerberg ha studiato quel fallimento e ha capito che l’unico modo per superare la resistenza biologica delle persone all’invasione della propria privacy era cambiare design. Ed è esattamente così che siamo arrivati alla recente campagna di Meta con Kylie Jenner. Gli occhiali presentano una montatura ovale, sottile, perfettamente allineata all’estetica Y2K che domina i feed di TikTok; una finitura lucida e una funzione che permette di attivare l’intelligenza artificiale integrata usando la voce clonata della minore delle Kardashian-Jenner. Il messaggio è chiaro: la tecnologia non vuole più essere utile o futuristica. Vuole essere cool. Vuole essere moda.
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I tech bro hanno capito che la moda è l’anestetico sociale perfetto e i numeri iniziano a dar loro ragione. Il consolidamento della partnership con Ray-Ban – le cui vendite hanno registrato un’impennata senza precedenti nell’ultimo anno – e il recente lancio dei Meta Oakley Vanguards dimostrano che il pubblico è disposto ad abbassare le difese se l’involucro è attraente. Ma se i modelli sportivi intercettano una nicchia specifica, la vera spinta di massa a Menlo Park – quartier generale di Meta in California – passa per una trasparente operazione di conquista del mercato femminile. A livello globale, le donne guidano una quota compresa tra il 70 per cento e l’80 per cento delle decisioni d’acquisto complessive: non esiste un prodotto di successo senza il loro benestare. A Zuckerberg questi occhiali servono per fare il grande salto di scala commerciale, come “ricevuta” tangibile da mostrare agli azionisti per giustificare le centinaia di miliardi di dollari investiti nell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, vendere un dispositivo di questo tipo a quel preciso target è un’impresa complessa. Gli smart glasses sono stati ripetutamente documentati dalle cronache come lo strumento prediletto per riprendere e fotografare donne in spazi pubblici a loro totale insaputa. Come fai a vendere un oggetto tecnologico a una categoria demografica che rischia di subirlo come una minaccia alla propria sicurezza? La risposta è, appunto, il filtro dell’oggetto must have. La Kylie Edition serve a ribaltare la narrazione visiva del prodotto, ripulendolo dall’immaginario tossico dello spionaggio e del voyeurismo da fiera dell’elettronica. Se una ragazza indossa i nuovi occhiali di Meta in una palestra o in un ristorante al chiuso non percepiamo alcuna minaccia, ci sembrerà solo una scelta aesthetic.
Rise and Shine, ti stiamo tracciando
Eppure la struttura hardware rimane la stessa. Sotto la superficie patinata si nasconde la solita pipeline di estrazione dati, con quel piccolo LED bianco di registrazione che l’occhio impara presto a ignorare. La maggior parte degli acquirenti ignora le clausole nascoste nei contratti d’uso di Meta AI, le quali specificano che le interazioni multimediali – frammenti di video e audio catturati dicendo “Hey Meta, guarda questo” – vengono inviate ai server aziendali per addestrare i modelli predittivi. Mentre il pubblico di massa si lascia sedurre, le istituzioni iniziano a spaventarsi. Lo Stato di New York, per dire, ha appena imposto un ban totale e immediato sugli smart glasses in tutte le aule di tribunale, equiparandoli a veri e propri dispositivi di spionaggio illegali. Il sistema giudiziario ha dovuto tracciare una linea netta, riconoscendo il pericolo concreto di testimoni, giurati e avvocati filmati clandestinamente da montature all’apparenza del tutto innocue. Un timore tutt’altro che paranoico se si guarda a cosa sta emergendo dalle recenti class action americane (come la Bartone vs Meta depositata in California).
Le inchieste hanno sollevato il velo su uno scenario inquietante: decine di lavoratori interinali in subappalto nei centri di annotazione dati in Kenya si sono ritrovati a visionare filmati intimi, dettagli di carte di credito e scene di vita domestica registrate a totale insaputa degli utenti. È bastato che qualcuno lasciasse gli occhiali accesi sul comodino della camera da letto, o puntati distrattamente nella direzione sbagliata. L’integrazione della voce di Kylie Jenner nel sistema operativo serve esattamente a questo: a disinnescare l’inquietudine. È quello che viene definito “Intimacy Loop”, un trucco psicologico studiato per farci dimenticare la paranoia della sorveglianza attraverso la familiarità: se un dispositivo impara a conoscerci, parla con una voce che ci è familiare e si adatta ai nostri ritmi, smettiamo di percepirlo come una minaccia aziendale e iniziamo a trattarlo come un confidente domestico. Sentirsi sussurrare all’orecchio “Rise and shine” – il motivetto sonoro che Kylie canticchiava alla figlia in un vlog, diventato subito virale – sposta la percezione del prodotto dal campo della raccolta dati ad uno più innocuo e addirittura “memeable”.
La metamorfosi culturale dei Tech Bros
Zuckerberg non è l’unico a sfruttare il potenziale di questo inedito crossover tra tech e moda. Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un rebranding silenzioso ma spietatamente coordinato dei patriarchi del tech, tutti decisi a rottamare una volta per tutte la vecchia divisa da nerd in felpa per accasarsi tra le fila dei cultori del buon gusto. Basti pensare a Jeff Bezos, ormai presenza fissa nei radar della stampa di moda e addirittura sponsor principale dell’ultimo Met Gala – una mossa che gli è valsa parecchie critiche e pure qualche tentativo di boicottaggio per via delle politiche di Amazon – ma che fotografa alla perfezione una metamorfosi estetica studiata a tavolino per comprarsi una nuova autorevolezza culturale. La strategia di fascinazione globale si snoda ormai su un asse preciso, che unisce i parterre europei ai salotti americani.
Da un lato, Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan scelgono di sedersi stabilmente in prima fila alle sfilate di Milano, come accaduto di recente da Prada. Dall’altro, a blindare questo vantaggio competitivo negli Stati Uniti c’è Eva Chen, Vice President of Fashion at Meta. Veterana del settore, Chen è straordinariamente abile nel connettere mondi opposti, capace di riempire le stanze degli eventi di lancio degli occhiali Meta con il meglio dell’élite della moda, dello star system e del lifestyle contemporaneo. Alla fine, la formula che definisce questa nuova era è tanto lucida quanto spietata: «Hyper-surveillance brought to you by social celebrities». Con l’operazione Kylie Jenner, la Silicon Valley ha finalmente capito la lezione più importante di tutte: per imporci la distopia non serve costringerci ad accettarla. Basta convincerci a indossarla.
