L'uccello si chiama monal, detto anche fagiano himalayano, e i turisti gli stanno rovinando la vita: per colpa loro si è dovuto pure trasferire in alta quota.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici
Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
«Buttate loro, non la nostra privacy». Su TikTok circola un video girato a Londra in cui compare cestino della spazzatura per smart glasses. Su una spiaggia australiana, invece, qualcuno ha allestito una stazione di smaltimento per “occhiali da pervertiti”. Il nome non è casuale: fa riferimento agli occhiali smart di Meta, che si sono guadagnati da tempo il soprannome di “pervert glasses“, proprio perché usati per riprendere le persone senza il loro consenso. E il consenso – la sua assenza – è esattamente il punto: in spiaggia, al parco o a casa, nessuno dovrebbe ritrovarsi filmato a sua insaputa. E adesso anche c’è un governo nazionale di un grande e importante Paese che ha deciso di intervenire. Come riporta il Guardian, la Norvegia sta preparando una legge per vietare temporaneamente gli smart glasses, quelli con la fotocamera e la lucetta bianca che si accende quando registrano, in una lunga lista di luoghi pubblici: parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici. L’uso in privato, invece, resterebbe consentito.
A spiegare il perché di questa decisione è stato il Ministro della Digitalizzazione e della Pubblica Amministrazione, Torgeir Micaelsen, preoccupato da una tecnologia che permette di fotografare, filmare o registrare le persone senza che se ne accorgano. «Non vogliamo una società in cui le persone abbiano paura di essere registrate a loro insaputa, fotografate o filmate in luoghi e situazioni in cui sono abituate a non essere osservate», ha detto. Il Partito laburista, che guida un governo di minoranza, avrà però bisogno dei voti dei partiti di opposizione per approvare la legge, e assicura che la proposta arriverà «il prima possibile», mentre un gruppo di esperti lavora a una legislazione definitiva sulla questione. Inoltre, a settembre la città di Oslo aveva annunciato il divieto di indossare e usare gli smart glasses nelle scuole.
Gli occhiali in questione sono soprattutto le versioni “smart” dei Ray-Ban e degli Oakley realizzati in collaborazione con Meta, che permettono di girare video, scattare foto, telefonare, ascoltare musica e usare l’intelligenza artificiale. Sono oggetti che, stando alle vendite, piacciono: dall’inizio del 2023 ne sono stati venduti quasi 10 milioni di paia, un dato di per sé notevole ma ancora più impressionante se si pensa che riguarda soltanto i Ray-Ban. Proprio per questo, intorno a loro si sta formando un mosaico di divieti e regolamentazioni sempre più complicati. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti sono già vietati in diverse aule di tribunale. Nel Regno Unito, poi, il ristoratore Jeremy King, fondatore del Wolseley e del Delaunay, e la catena di pub Wetherspoons hanno fatto sapere di non gradire la presenza di clienti che li indossano, e ad agosto diversi cinema in diversi Paesi hanno iniziato a vietarli o limitarli, sia per questioni di privacy che per il timore che vengano usati a fini di pirateria.
In California, invece, la settimana scorsa il governatore Gavin Newsom ha posto il veto al disegno di legge SB 1130, che avrebbe punito chi usa gli occhiali smart per filmare le persone senza consenso in luoghi considerati privati, come spogliatoi e studi medici, con il carcere e multe fino a 1500 dollari. Non solo: se la legge fosse stata approvata, dal 2028 i produttori sarebbero stati obbligati a inserire sui dispositivi un indicatore visibile – quantomeno più visibile di una piccolissima lucetta bianca – che segnalasse le registrazioni audio e video in corso, e sarebbero state vietate le tecnologie pensate per nasconderlo, con sanzioni fino a 2500 dollari per chi non si fosse adeguato. Newsom ha motivato il veto spiegando che la definizione di «dispositivo di registrazione indossabile» usato nel testo della legge era troppo ampia e rischiava di colpire una varietà di prodotti (gli smartwatch, per esempio), e ha ricordato che in California esistono già leggi contro le registrazioni non autorizzate in contesti privati. Il problema, però, resta: le regole pensate per telefoni e videocamere faticano a stare dietro a questi nuovi oggetti.
Che il problema non sia solo teorico lo racconta BBC, che ha raccolto la storia di Oonagh. Lo scorso giugno, dopo una giornata al sole sulla spiaggia di Brighton, la ragazza è stata avvicinata da un uomo con gli occhiali da sole, che le ha chiesto come si chiamasse, da dove venisse e se potesse avere il suo numero. Lei ha rifiutato gentilmente, dicendo di essere fidanzata. Qualche settimana dopo le è arrivato un video su TikTok: era la registrazione di quella conversazione, girata dal punto di vista dell’uomo, con gli occhiali smart. Pubblicato senza il suo consenso, il video ha raggiunto circa un milione di visualizzazioni e centinaia di commenti, molti dei quali sessualmente espliciti e offensivi, e ha rivelato a tutti che viveva a Brighton. «Non avevo idea di cosa stesse succedendo, non ho acconsentito né a essere filmata di nascosto né alla pubblicazione», ha raccontato. «Era tutto fuori dal mio controllo, ed è questa la parte che mi ha spaventata». Oonagh si è rivolta alla polizia del Sussex, che le ha risposto di non poter fare nulla: filmare le persone in pubblico non è reato. «Interazioni del genere capitano a tutte le donne che conosco», dice, ma l’idea che possano essere riprese e finire online è «orribile e spaventosa».