L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza
Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Nobel per la Pace 2026 è andato alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, premiata dal Comitato norvegese per l’«eccezionale coraggio e integrità» con cui ha lavorato per la costruzione e il rafforzamento dell’ordine giuridico internazionale. Poche ore dopo l’annuncio, da Oslo è arrivata la risposta del ministero degli Esteri israeliano. Su X ha pubblicato un post durissimo, ripreso da praticamente tutti i giornali del mondo. «Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le calunnie del sangue, Navi Pillay non sarebbe solo in gara. Sarebbe la favorita. Il suo ruolo nella demonizzazione incessante e politicamente motivata di Israele e nella promozione del genoLIE (crasi tra genocide e lie, cioè la “menzogna del genocidio”, ndr) parla da sé. Assegnare a Pillay il Premio Nobel per la Pace non è un riconoscimento della giustizia. È la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l’odio e il pregiudizio contro Israele. Ora che il comitato Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo». Non è la prima volta che il governo israeliano attacca Pillay: in passato l’aveva definita addirittura una «portavoce di Hamas». Il presidente del Comitato Nobel, Jørgen Watne Frydnes, ha precisato che il premio non vuole avallare le conclusioni della commissione sul genocidio, perché il Comitato «non è un tribunale». Ha aggiunto che il riconoscimento serve a ricordare che la soluzione dei conflitti passa dal diritto internazionale.
Il motivo dello scontro con Israele è il suo lavoro alla guida della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’ONU sui Territori palestinesi occupati (commissione che non parla a nome dell’ONU e non è un organo giudiziario, ma i suoi rapporti possono servire come prove davanti ai tribunali internazionali). Il Consiglio per i diritti umani l’ha istituita nel 2021, e Israele si è sempre rifiutato di collaborare. Nel rapporto di settembre 2025 la Commissione ha concluso che «Israele è responsabile della commissione di un genocidio a Gaza», con l’intento specifico di cancellare l’esistenza dei palestinesi della Striscia. Secondo il rapporto, il Presidente Isaac Herzog, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant hanno contribuito alla realizzazione di un genocidio.
Pillay è nata nel 1941 a Durban, in una famiglia di origine tamil, ed è cresciuta durante l’apartheid in Sudafrica. Da avvocata ha difeso gli attivisti antiapartheid, e nel 1995 è diventata la prima donna non bianca a sedere come giudice dell’Alta Corte del Sudafrica. Poi è passata alla giustizia internazionale. È stata giudice e presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha contribuito alla sentenza che per la prima volta ha riconosciuto lo stupro come atto di genocidio e, da presidente del Tribunale, ha messo la firma sulla prima condanna per genocidio mai emessa da un tribunale internazionale, quella ai danni di Jean-Paul Akayesu, politico del Mouvement démocratique républicain, tra i principali responsabili del genocidio dei Tutsi. In seguito è stata giudice della Corte penale internazionale e, dal 2008 al 2014, Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Dal 2015 fa parte della Commissione internazionale contro la pena di morte, e oggi è giudice ad hoc della Corte internazionale di giustizia nel processo The Gambia v. Myanmar, in cui il Gambia accusa il Myanmar di aver violato la Convenzione sul genocidio del 1948 contro la minoranza Rohingya.