I libri del mese

Cosa abbiamo letto a gennaio in redazione.

di Studio
31 Gennaio 2026

Alessandra Coppola, Il fuoco nero. Storia della banda neonazi Ludwig (Einaudi)
Difficile trovare parole più crudeli di quelle che usava la banda Ludwig sui suoi comunicati di rivendicazione: «La nostra fede è nazismo. La nostra giustizia è morte. La nostra democrazia è sterminio». Il libro Il fuoco nero di Alessandra Coppola è un viaggio di omicidio in omicidio in uno dei casi di cronaca più efferati della storia italiana. Roghi in cinema erotici, roghi in discoteche, uccisioni di prostitute, uccisioni di frati, di senzatetto, di omosessuali. «Il potere di Ludwig non ha limiti». Sembra irreale a leggerlo così: un gioco orribile, una fan fiction di Arancia Meccanica. E da un certo lato, in effetti, pochissimo sappiamo di cos’erano, di chi erano i Ludwig. Di quanti erano: due, e cioè Wolfgang Abel e Marco Furlan, o di più? In un momento culturale in cui tre quarti d’Italia è affascinata dalla cronaca nera, Alessandra Coppola sceglie la storia più nera che ci sia, perché la crudeltà si mischia con il nazismo, sfiora il terrorismo eversivo degli anni Ottanta, forse si intreccia con i salotti borghesi di Verona. Lo fa con una scrittura straordinariamente letteraria, per cui rimane, lungo tutto il libro, la sensazione straniante di essere in un romanzo. Noir, nerissimo.

Paul Schrader, Il trascendente nel cinema (Marietti1820)
La carriera di Paul Schrader è stata tutta segnata dalla propensione a fare più di quello che avrebbe dovuto, da una tendenza a cercare sempre uno spazio ulteriore e altrove, a esplorare una terra incognita. Col successo che ha avuto da sceneggiatore si sarebbe potuto ritirare a vita privata e godersi la rendita già all’inizio degli anni ’80. Ma no, ha deciso di mettersi a fare il regista e mica il regista che tutti si immaginavano: è incredibile pensare che un uomo solo, nella stessa vita, faccia sia American Gigolò che Mishima. C’è una parte della carriera di Schrader, però, spesso trascurata, talvolta ignorata del tutto, ed è quella da critico cinematografico. Il suo appetito per il cinema nasce così, durante gli anni a UCLA e grazie all’incoraggiamento di Pauline Kael. Era il 1972, prima che diventasse cineasta, che Schrader pubblicava questo saggio fondamentale per chiunque voglia capire il cinema per quel che è: un’aspirazione a ciò che è sempre al di là della salda presa, della piena comprensione. È il trascendentale di cui si parla nel titolo, di cui Schrader si prefigge di trovare una definizione “perfetta” attraverso le perfezioni di registi come Ozu, Bresson e Dreyer. Siccome l’uomo non conosce soddisfazione, 50 anni dopo è tornato su questo testo per aggiornarlo così come lo si legge in questa edizione. E siccome l’uomo non smette di esplorare, ci ha messo dentro anche considerazioni che in questi anni i fan hanno letto nell’ultima terra incognita in cui si è avventurato: Facebook, che vale la pena usare ancora solo per leggere i suoi incredibili post.

Sandra Cane, Trans, una poetica del paradosso (Nero)
Il modo migliore per spiegare di cosa parla questo libro che attira l’attenzione già grazie alla bellissima copertina (un dettaglio di “I Giardini dell’Olobionte” I di Noura Tafeche) è usare le parole dell’autrice, Sandra Cane: «Questo libro non è un memoir della mia transizione. Non è un saggio su cosa sia il gender e perché fa tanta paura. Non è una storia esemplare. È un diario in frantumi, una raccolta di tentativi, fallimenti, gioie e sofferenze, rabbia e azioni». Scrittrice e ricercatrice indipendente, Cane parte dallo scontro tra la necessità di raccontare la sua soggettività trans femme e l’impossibilità di farlo ricorrendo a strumenti e schemi di pensiero che non le appartengono, messi a disposizione da una società che non la rappresenta né la prevede («Ti scrivo perché non riesci ad accettare ciò che sono», scriveva Clarice Lispector in Acqua Viva: le sue parole aprono l’introduzione del libro dal titolo “Guardare le crepe, aspettando l’inondazione”). Da una parte tantissimi ricordi di sesso e d’amore, dall’altra la rabbia trans di sentirsi perennemente in lotta, collettivamente e personalmente, contro la transfobia, il razzismo e la misoginia sistemica. Tra le righe compaiono le vie e i quartieri di Milano,  città dove «le nostre vite sono sfruttate, capitalizzate e gli spazi sociali privatizzati, resi inaccessibili dal privilegio economico e depoliticizzati, più passa il tempo e e più ci ritroviamo a vivere isolat* e spaventat*». Attraverso il sapiente intreccio di studi teorici ed esperienze personali, tra pagine di diario, citazioni e poesie, prende forma un manifesto filosofico e poetico che ruota intorno a un nucleo prezioso: le relazioni e l’intimità T4T (trans4trans) «come scelta politica, come gesto affettivo, come possibilità di vivere insieme». 

Daniele Mencarelli, Quattro presunti familiari (Sellerio)
Il protagonista di Sempre tornare aveva 17 anni, quello di Tutto chiede salvezza era un ventenne, per citare soltanto due dei tanti romanzi pubblicati dal poeta e scrittore Daniele Mencarelli. Anche al centro di Quattro presunti familiari c’è un ragazzo, Emanuele Circosta, carabiniere, e nonostante questo libro sia diverso da tutti gli altri dell’autore, essendo il suo primo esperimento nel genere noir, la capacità di restituire le insicurezze e i tormenti ma anche la purezza e il coraggio di un giovane uomo che si scopre diverso dagli altri è invariata. Cambia la trama, che si fa più complessa. Questa storia è ambientata nei pressi di Latina (la scelta di una città legata al fascismo non è casuale), dove viene ritrovato un cadavere ormai gravemente decomposto quindi irriconoscibile. Nell’attesa dei risultati del test del Dna vengono allertati i quattro presunti familiari del titolo, appartenenti a tre famiglie che avevano segnalato un parente disperso (madre, sorella, figlia) in tempi compatibili con l’ipotetica morte della persona trovata. Il romanzo si sviluppa proprio nello spazio di quell’attesa, che l’appuntato Circosta ha l’incarico di gestire, controllando i familiari e seguendo l’evoluzione delle analisi. A un certo punto, però, il lettore quasi si dimentica di stare aspettando la soluzione del giallo – che in questo caso non è scoprire l’identità dell’assassino, ma quella del morto – perché si ritrova invischiato l’indagine più avvincente di tutte: quella psicologica. Una collezione di ritratti cupa, dolorosa e lucidissima: dai familiari traumatizzati dalla perdita, che arrivano a sperare che il cadavere in questione appartenga proprio alla persona amata nella disperata urgenza di porre fine alla più straziante delle attese, all’ impietoso profilo del brigadiere Liberati, il tipico uomo che approfitta della divisa per fare più schifo che può.

Marie Darrieussecq, Fabbricare una donna (Crocetti Editore)
Traduzione di Sofia Tincani
Esistono poche cose che si costruiscono nel tempo – o si dissolvono inspiegabilmente – come l’amicizia femminile. Oggetto di nuova attenzione in questo ultimo periodo (per Utet di recente è uscito anche il saggio Pessime Amiche, di Tiffany Watt Smith), l’amicizia femminile riesce a scavare solchi incolmabili, interrogativi mai risolti, distanze, ma nonostante questo può rimanere centrale nella formazione e nel sentimento che unisce due persone, anche per tutta la vita. Il romanzo Fabbricare una donna di Marie Darrieussecq racconta con la lente della Francia della provincia di sud-ovest anni Ottanta tutto questo, che potrebbe apparire inizialmente un ossimoro. Una lontananza quella tra Rose e Solange che inizia dalle prime pagine, sin da quando a 15 anni la seconda rimane incinta. Da qui le strade continuano a dividersi, a rincorrersi, in un certo senso a unirsi sempre. La storia di Rose è quella di una ragazza che rimane legata al suo primo amore, “canonica”, quella di Solange è invece una storia di rottura, un tentativo di trovare il senso, la felicità tra Parigi, Londra e Los Angeles. Il romanzo di Marie Darrieussecq (Troismi, Il mare sottosopra, Essere qui è uno splendore – Vita di Paula M. Becker) è diviso a metà: prima la storia di Rose e poi quella di Solange. Due punti di vista che a volte raccontano la stessa cosa (escamotage narrativo sempre suggestivo, viene in mente ad esempio la serie tv The Affair), dando pesi diversi e imprimendo sottolineature di spessore molto variabile, che quasi mai si comunicano all’altra. A dimostrazione che fabbricare una donna significa lavorare contemporaneamente per sottrazione, per sovrabbondanze e per legami invisibili e talvolta inspiegabili.

Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival

Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.

Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno

Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.

Leggi anche ↓
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival

Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.

Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno

Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.

Se davvero la Bonelli è in crisi, tutta l’industria del fumetto dovrebbe iniziare a preoccuparsi

Tra forum e pagine Facebook si discute da giorni delle difficoltà dell'azienda, di autori congedati e vendite in calo. Il problema, però, non riguarda solo Bonelli, ma un modo di fare i fumetti forse non più sostenibile nel mercato attuale.

Grazie a TikTok, un singolo di Jeff Buckley è entrato per la prima volta in classifica 29 anni dopo la sua morte

“Lover, You Should’ve Come Over” è entrata nella top 100 USA, grazie ai tanti tiktok in cui è stata inserita.

Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.