Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso
Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.
Nel 1982, appena diplomato al Professional Actor Training Program dell’Università di Washington, Kyle MacLachlan recitava il Tartufo di Molière in un teatro da 99 posti a Seattle e portava a casa 185 dollari alla settimana. Il piano era trasferirsi a New York, prendere in affitto un appartamento malandato, fare continuamente provini per il teatro, magari per i musical, visto che aveva preso lezioni di canto per anni, e da lì arrivare prima o poi a firmare un contratto che gli permettesse di tornare a Seattle, stavolta al Seattle Rep. Costruirsi una carriera teatrale un passo alla volta, con calma e meticolosamente.
Il cinema non rientrava nelle sue ambizioni, scrive in Fictional Selves, il memoir uscito negli Stati Uniti per Penguin e disponibile anche in Italia, in ebook e in inglese. Poi in segreteria è arrivato il messaggio del responsabile di un casting che lo invitava a un provino per la parte di Paul Atreides. Lui era sicuro fosse uno scherzo, perché Dune di Frank Herbert lo aveva amato da adolescente e Paul era stato uno dei suoi eroi. Non era uno scherzo. Al provino ha conosciuto il produttore Dino De Laurentiis, che pronunciava il nome Kyle “Kale”, con un forte accento italiano, e il regista David Lynch, che da quel giorno ha iniziato a chiamarlo anche lui Kale, nomignolo che ha usato poi per tutto il resto della loro amicizia.
Riuscì a battere Val Kilmer per la parte di Paul, e vinse un disastro. Il Dune del 1984 venne massacrato dalla critica e snobbato dal pubblico, e MacLachlan si ritrovò a essere il volto di uno dei più leggendari fiaschi della storia di Hollywood, scoprendo che non solo l’esordio a Hollywood non era stato un passo avanti ma anzi, di regressione si era trattato. Come scrive Air Mail, il libro è in parte retrospettiva su una carriera, in parte un’autobiografia e in parte una lunga dichiarazione d’affetto per Lynch, che dopo Dune gli ha dato Blue Velvet e Twin Peaks e tutto il successo che un attore può desiderare. Ci sono l’infanzia da ragazzo perbene a Yakima, nello stato di Washington, il corso di teatro per adolescenti a cui si iscrisse perché la madre gli aveva promesso che lì avrebbe trovato delle ragazze. Ci sono Patrick Stewart, Ethan Hawke, Isabella Rossellini e Anthony Hopkins, e le relazioni con Laura Dern, conosciuta sul set di Blue Velvet, con Lara Flynn Boyle, di Twin Peaks, e con Linda Evangelista, incontrata girando uno spot per Barneys. Nel 2002 ha sposato Desiree Gruber, produttrice e responsabile delle pubbliche relazioni conosciuta nello studio del suo chiropratico, e nel 2008 è nato il figlio Callum.
Poi c’è il capitolo degli errori. MacLachlan racconta di aver rifiutato per sbaglio Platoon e Sex, Lies, and Videotape, quest’ultimo perché non voleva interpretare di nuovo un pervertito così poco tempo dopo averlo già fatto in Blue Velvet. Ha fatto il provino e non ha ottenuto The Net, perché con Sandra Bullock non era andato d’accordo, e nemmeno Top Gun e A River Runs Through It. E poi c’è Showgirls, che ha accettato perché era un grande fan del regista, Paul Verhoeven, e dello sceneggiatore, Joe Eszterhas, cioè i due che tre anni prima avevano fatto Basic Instinct. Sul set la tensione è arrivata al culmine quando Verhoeven gli ha proposto di girare una scena completamente nudo: MacLachlan ha mantenuto la calma e ha fatto capire che non sarebbe successo. Certe cose nemmeno Lynch si sarebbe mai potuto permettere di chiedergliele.