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10:44 venerdì 2 ottobre 2026
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.
C’è una sacrosanta polemica attorno allo sgombero di una via di Milano usata come rifugio dai senza tetto per far posto a una sfilata della Fashion Week The Attico ha chiuso e rimbiancato il tunnel di via Sammartini per la sua sfilata, privando di un rifugio le persone senzatetto e causando notevoli disagi ai residenti.
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.

La mostra i need to live porta a Milano più di 1000 fotografie di Juergen Teller

Dal 27 gennaio al primo aprile, negli spazi di Triennale di Milano, i need to live ripercorre la carriera e la vita del fotografo con più di 1000 fotografie.

26 Gennaio 2024

Parere personale. Oggi esistono decine e decine di straordinari fotografi di moda capaci di raccontare con cura e stile un abito, un accessorio, un’atmosfera. Pochi però sembrano essere in grado di traghettare i lembi della loro poetica nella complessa sfera dell’arte. La fotografia di moda resta condizionata dall’eccessiva ricerca di uno stile, dalla mercificazione e quindi dal commercio dell’immagine e dei corpi. Ma nello sconfinato prato verde di impeccabili artigiani dell’immagine fashion moderna, spuntano qua e là, come cespugli, veri e propri artisti come Viviane Sassen (a cui la Maison de la photographie di Parigi sta dedicando una bellissima retrospettiva proprio in questi giorni), Sølve Sundsbø e soprattutto Juergen Teller, quest’ultimo, straordinario protagonista della mostra i need to live allestita dal 27 gennaio al primo aprile negli spazi della Triennale di Milano.

L’esposizione, che ha avuto una trionfale anticipazione parigina al Grand Palais Éphémère, è la più grande antologica mai realizzata sulla star tedesca. Quasi una figura leggendaria capace, grazie alla sua Contax, di stravolgere alla fine degli anni ’90 i codici dell’immagine traghettando le atmosfere tipiche degli snapshot nel cuore del linguaggio contemporaneo. Se gli anni ’80, dominati dalle scenografie un po’ manieriste e dall’ossessione per i dettagli, avevano onorato la società del successo, col decennio successivo si cambia registro. Gli anni ’90 ribaltano questa visione, rivelandone il lato oscuro. I lavori di Teller fanno così capolino su magazine cult come i-D, Dazed & Confused, The Face. Sono crudi ma emanano energia. Provocano, ma con ironia. Sono sgranati ma più veri.

Come una sorta di Diane Arbus in versione technicolor, l’artista 59enne realizza istantanee per lo più per strada, fuori dagli studi e dai locali notturni sfruttando la luce del flash diretto (questa tecnica si chiama flashed-out). L’effetto è dirompente. Più o meno come è stato quello di Garry Winogrand, sublime streetphotographer americano, negli anni ’60 quando, per raccontare le avenues di New York, creava immagini dalle inquadrature di traverso e dai soggetti spesso tagliati. «Quando l’occhio guarda qualcosa – spiegava Garry – non si cura dell’equilibrio della composizione né dello sfondo, ma punta dritto al soggetto. Ecco i miei scatti sono come i nostri sguardi…». Teller si fa portavoce di una nuova estetica in cui si incontrano due opposti: realismo e charm, naturalismo e glamour. Decide di celebrarli entrambi attraverso una bellezza anticonvenzionale, senza make-up e con difetti, rughe e imperfezioni. «Sono interessato alle persona che fotografo», spiega, «il mondo non ha bisogno di ritocchi». Eggleston, teorico della “fotografia democratica”, diceva che ogni soggetto ha la stessa dignità davanti all’obiettivo. E Juergen fa esattamente lo stesso: nel 1999 pubblica il libro Go-Sees favorendo il processo di democratizzazione nella moda. Ma si spinge ancor di più in là. Ritrae donne e uomini colti nella loro intimità dentro spazi desolati e spogli. Si vedono caloriferi sullo sfondo, fili elettrici che penzolano qua e là. Tutto è studiato nei minimi particolari ma sembra casuale. Teller travasa nel patinato mondo della moda quello che negli anni ’70 mostravano Nan Goldin, Cindy Sherman e Larry Clark: la dura realtà quotidiana. Qualcosa di inimmaginabile solo qualche anno prima.

Oggi invece sono migliaia i fotografi che scimmiottano lo stile di Teller, ormai divenuto un classico, replicato sui social (Juergen non si è mai iscritto su Instagram) e su certe pellicole hipster. A Milano fino alla prossima primavera ci sarà tutto questo. Ma anche molto di più. Molte delle immagini esposte alla Triennale sono diventate simboli generazionali. Come lo scatto “Young Pink Kate”, dove una giovanissima (e pallidissima) Kate Moss sorride nascondendosi sotto le lenzuola del suo letto e nel frattempo diventa leggenda. O come i ritratti di Victoria Beckham le cui gambe sembrano fiorire da una borsa di Marc Jacobs o, ancora, come i nudi di Helen Mirren, Charlotte Rampling o Vivienne Westwood che Teller rende seducenti al pari delle colleghe più giovani.

i need to live è un inno alla vulnerabilità ed è concepita come un tour biografico. Ogni sala è una pagina di diario. Che inizia con la tragedia: il suicidio del padre del fotografo, descritto con trasparente onestà. E si conclude col lieto fine: l’amore per Dovile Drizyte (co-curatrice della mostra), sposata tre anni fa. In mezzo ci sono modelle, popstar, familiari, scene di vita privata, libri, film, foto d’infanzia e tanti personaggi come il filosofo Slavoj Žižek, la regista Agnès Varda, l’editor di moda Edward Enninful e Yves Saint Laurent. Fra tutti loro c’è anche lo stesso Juergen, che si autoritrae completamente nudo in sella ad un asino oppure su un letto sfatto mentre tiene dei palloncini colorati. «Penso sia davvero importante non avere paura del fallimento e spingersi a provare le cose, a saltare nell’acqua fredda», ha raccontato tempo fa Teller, che vede la propria esistenza come una sfida continua. «Nella vita cerco sempre l’avventura. Voglio fare cose che non ho mai fatto prima. Se nello star system sono tutti attentissimi alla loro immagine, quando io entro nelle foto c’è la natura più selvaggia. Voglio solo guadare i fiumi, scalare le montagne. Non mi serve nient’altro».

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