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11:31 lunedì 24 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Il rione Monti

30 Giugno 2011

“Il Negroni che guardavi dall’alto e mescolavi/ a fine giugno maturità e aperitivo a Monti” cantano i già classici e favolosi Cani. A Monti, al rione Monti, primo rione di Roma, ci vai a tagliarti i capelli da Contesta, il parrucchiere con le succursali a Miami, New York e Shanghai (e al più esotico e impenetrabile Pigneto); a Monti ci vai per le maglie a righe American Apparel, per le polpettine biologiche del Mia Market, dove forse riesci a iscriverti anche a interessanti workshop tematici (per esempio: sulle frittelle di San Giuseppe, ma solo in stagione). O per la forneria slow food di via Urbana, proprio accanto al ristorantino hi-tech e chilometri zero che porta anche la spesa bio in casa e in ufficio (naturalmente in bici). O per l’asta delle bici usate molto Amburgo e Williamsburgh, la domenica mattina, o per il patinato Mercato Monti. O appunto per bere Negroni (ma più spesso, Spritz) in piazzetta, col tuo Macbook Pro nel bar di Silvana, con l’aria di scrivere cose fondamentali stando invece su Facebook. A volte anche per vedere di incontrare Mario Monicelli, quando c’era. O per assistere ai funerali di Angelino il barbone (santo subito di quartiere, con gli striscioni “un angelo ci ha lasciato”), che aveva il privilegio di dormire in una Tipo posteggiata e non sgomberata davanti alla casa di Giorgio Napolitano.

“Ci vediamo a Monti” adesso andava benissimo. E il primo rione, racchiuso tra via Nazionale e via Cavour, oggi cuore dell’hipsteria romana, un tempo suburra, luogo di lupanari e di bassi, risse e commerci d’ogni genere. Fino agli anni Novanta considerato infrequentabile, non solo da chi aveva scelto d’andare a vivere morettianamente, a Casalpalocco. Sconosciuto ai romani stessi, che quando dicevi Monti rispondevano “Tiburtini?”, scambiando la periferia più trucida con un centro storico che effettivamente era stato trucido anche dippiù, con le sue mignotte e i suoi racket e la sua violenza che non riesce a essere molto contenuta nelle due palestre locali, l’Audace e la Monti, in virile competizione, e a celarsi dietro i wayfarer e le righine American Apparel.

Monti precipitato e concentrato di un ventennio che ha trasformato Roma da sonnacchiosa esotica capitale coloniale a sfasciata e pazza aspirante capitale fighetta, con i suoi musei e le sue archistar, con i suoi Gagosian e i suoi Maxxi e i Macro, molta arte contemporanea e molti acronimi. Nel frattempo, molti “eventi”, molto sviluppo, molti soldi, molti turisti impazziti, molto degrado. Monti lì, sempre al centro, ma adesso incolpevole buco nero di tanta coolness e hipsteria. Vetri rotti e risse, e poi puntuale è arrivata la violenza, quella gaddiana del Pasticciaccio (via Merulana è a cinquecento metri), sfociata qualche sera fa in un delitto tremendo, con un branco di ventenni monticiani a ridurre in fin di vita un ragazzo, a calci e pugni, perché “faceva troppo rumore”. “Roma non è insicura, c’è la cultura della violenza che c’è nelle altre metropoli” ha detto il sindaco Alemanno. “Andrò a New York a lavorare o a studiare. Dirò ai miei genitori che sto male qui a Roma. Vedrai, vedrai, vedrai”, sempre I Cani.

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