Si chiama Tren Solar de la Quebrada, percorre 42 chilometri nella provincia di Jujuy e viene usato anche per i viaggi notturni per vedere le stelle.
Per sabotare anche le lezioni in Dad, gli studenti francesi stanno invitando a partecipare decine di sconosciuti che fanno un fracasso infernale finché la lezione non salta
Li chiamano e-blocus: fanno girare i link delle videolezioni, in modo che diventino così caotiche che il docente non può che lasciar perdere.
In Francia la protesta dei liceali, che da settimane tengono ferme le lezioni in centinaia di istituti con i blocus, si è spostata anche nelle videolezioni. Il Primo Ministro Sébastien Lecornu, per non interrompere la didattica, aveva infatti chiesto di fare didattica a distanza ovunque proteste o danneggiamenti impedissero di accogliere gli studenti in sicurezza. Non è bastato a fermare le proteste, anzi. Lo chiamano e-blocus, ovvero la diffusione in massa dei link delle videolezioni online affinché le classi si riempiono di persone che con la lezione non c’entrano niente e diventino talmente rumorose da risultare ingestibili. Nei video su TikTok si vedono ignari docenti che aprono il link per la videolezione e vengono sommersi da rumore assordante e musica a tutto volume, mentre nei riquadri delle webcam spuntano maschere di Ghostface di Scream e sfondi con Shrek. In sostanza: se la scuola si sposta online, la protesta si sposta online.
Un professore di Storia e Geografia ha raccontato a Sud Radio che, dopo aver visto alcune sue lezioni sabotate dagli studenti, ha smesso di fare didattica a distanza e ora si limita a mandare loro file audio e testi scritti attraverso il registro elettronico. Come in ogni brillante trovata, però, anche gli e-blocus hanno un difetto, uno piuttosto grave. Il 5 ottobre, durante una lezione online del liceo Jules-Ferry di Versailles, una persona entrato usando il nome di un’alunna ha mostrato alla classe contenuti violenti e illegali, fatto che ha portato la preside a sporgere denuncia. Un episodio che mostra i rischi di questa forma di protesta.
Nonostante questi problemi, sulle proteste contro la didattica a distanza si sono espressi favorevolmente anche i sindacati. Per lo SNES-FSU (Syndicat National des Enseignements de Second degré, il più importante sindacato dei lavoratori della scuola del Paese), il distanciel non può sostituire la scuola, perché discriminerebbe i molti studenti che hanno solo lo smartphone per collegarsi alle lezioni. Il sindacato ha anche chiesto ai professori di non fare l’appello online, perché non spetta a loro controllare chi partecipa o non partecipa alla protesta.
Questo nuovo movimento studentesco è iniziato nella seconda metà di settembre dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, alle porte di Parigi, e si è allargato in fretta, fino a coinvolgere 1027 licei su circa 3.700, con quasi 2000 fermi da parte delle forze dell’ordine. Le richieste degli studenti riguardano un aumento dei fondi e delle risorse a disposizione della scuola: al momento mancano i professori, le classi superano spesso i 35 alunni ciascuna e gli edifici cadono a pezzi (ne avevamo parlato raccontando di Bally Bagayoko, il sindaco di Saint-Denis sceso in piazza per proteggere gli studenti dalle cariche della polizia). Il 6 ottobre hanno manifestato 266 mila persone secondo il ministero dell’Interno, il 13 ottobre c’è stata la quinta giornata nazionale di proteste, al termine della quale gli studenti hanno ribadito di aver ottenuto finora solo briciole. Adesso vogliono a unirsi alla protesta contro il carovita prevista per sabato 17 ottobre.