Si intitola Il cielo in una stanza, dura 20 minuti ed è stato girato durante una visita lunga 12 ore alla casa di reclusione di Chiavari.
La nuova canzone di David Byrne è una canzone contro Elon Musk fatta solo di frasi assurde dette da Elon Musk
Si intitola "Let Me Sell You a Dream" e fa parte della colonna sonora di Musk, il documentario di Alex Gibney in uscita negli Stati Uniti il 16 ottobre.
Si intitola Let Me Sell You a Dream, «lascia che ti venda un sogno» e l’ha scritta David Byrne insieme a Daniel Pemberton, compositore delle colonne sonore di Steve Jobs e di Spider-Man: Un nuovo universo. Il testo è composto esclusivamente da dichiarazioni di Elon Musk, smontate e rimontate per diventare un pezzo molto orecchiabile. Come ha commentato su YouTube l’utente @CeCe-z7o,«Il genio dai capelli d’argento di Byrne sta nell’aver capito che con un miliardario non serve discutere, basta mettere le sue frasi più bizzarre su una base orecchiabile». L’ex Talking Heads, infatti, ha scelto di non attaccare apertamente. L’ha spiegato a Pitchfork: criticare Musk sarebbe stato troppo facile, oltre che meno divertente, e preferiva entrare nella sua testa lasciando che fosse lui a descriversi.
La canzone accompagna Musk, il documentario di Alex Gibney, che uscirà nelle sale cinematografiche americane il 16 ottobre e che come esplicitamente si può capire, racconta l’uomo più ricco del mondo, il primo trilionario della storia (per pochi giorni). Una volta Musk ha scritto che «la vita è troppo breve per i rancori a lungo termine», eppure quando Gibney gli ha chiesto un’intervista, come giusto che sia, lui ha rifiutato. Anche la promozione è stata complicata. A settembre YouTube, Facebook, Instagram, X e TikTok si sono rifiutati di pubblicare il trailer etichettandolo come contenuto politico. Da notare che X, di fatto, è di proprietà del non rancoroso Elon Musk.
Gibney, il documentarista che ha raccontato Scientology in Going Clear e lo scandalo Theranos in The Inventor, e che ha prodotto The Bibi Files, ha deciso allora di farlo parlare lo stesso, senza di lui ma usando semplicemente le sue parole e citazioni lasciate in giro. Il film, che dura quasi quattro ore, è costruito infatti solo ed esclusivamente con frasi e dichiarazioni recuperate da podcast, vecchie interviste e materiale online, a cui si aggiungono le testimonianze di ex compagne, giornalisti e ingegneri. Insomma, il documentario segue lo stesso principio della canzone di Byrne che ha scritto senza aver ancora visto il film, fidandosi di Gibney e di Pemberton, di cui conosceva già il lavoro.
David Byrne è assolutamente recidivo a questa tipologia di sfottò, nel 2010, insieme a Fatboy Slim, aveva dedicato un intero concept album, Here Lies Love a Imelda Marcos, costruendolo in buona parte con le parole dell’ex first lady filippina, e quel disco era poi diventato un musical arrivato fino a Broadway. Per lui, che lo scorso anno ha pubblicato Who Is the Sky?, il primo album solista dopo sette anni, è un ritorno a uno ai suoi temi preferiti, il potere osservato da vicino e restituito con moltissima ironia. Del resto, in questo periodo Byrne è ovunque. È in tour con il nuovo disco, il 6 ottobre è uscito per Penguin Press il suo libro Sleeping Beauties e quest’estate ha perfino pubblicato una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici, quaranta brani pensati per le pedalate che fa tra una data e l’altra del tour.