Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Per la prima volta nella storia, il caffè è stato coltivato e raccolto interamente in Italia. E sì, c’entra il riscaldamento globale
Dopo un secolo di tentativi falliti, c'è riuscita una famiglia di torrefattori di Palermo. È un'ulteriore prova della tropicalizzazione dell'agricoltura italiana.
Per oltre un secolo l’idea di coltivare caffè in Italia è stata un esperimento fallito. Nel 1905 l’Orto Botanico di Palermo aveva messo a dimora 25 piantine all’aperto, al riparo di un muro esposto a sud, ma le gelate invernali sotto i -3 gradi le avevano distrutte, e lo stesso era successo con un secondo tentativo nel 1911, come ricostruisce l’Accademia dei Georgofili. Oggi la storia ha un altro finale: secondo quanto riporta Euronews, la piantagione della famiglia di torrefattori Morettino a San Lorenzo ai Colli, alle porte di Palermo, ha prodotto circa 100 chilogrammi di drupe, da cui si ricavano poco più di 15 chili di chicchi tostati. È il primo caffè Arabica coltivato e raccolto interamente in Italia, con un profilo aromatico che non somiglia a quello delle origini tradizionali: chi lo ha assaggiato parla di note che richiamano l’uva passa.
Dietro il raccolto c’è una scommessa lunga trent’anni, partita negli anni Novanta da Arturo Morettino, come racconta Balarm, con piante delle varietà Bourbon e Catuai. La crescita è stata graduale: 30 chili nel 2021, poi 50 nel 2022 e 70 nel 2023, secondo Linkiesta, grazie a una fioritura quasi continua che permette fino a sette piccoli raccolti l’anno. Il progetto si è poi allargato all’Università di Palermo e all’Orto Botanico: nel 2024 è nato un campo sperimentale di 300 metri quadrati con 21 piante di sei varietà (Heirloom, Caturra, Pacamara, Catuai, Bourbon rosso e Bourbon giallo), come riporta WineNews. Il professor Paolo Inglese, che guida la ricerca, indica come problemi principali gli sbalzi di temperatura e l’eccesso di radiazione estiva. Per questo il caffè cresce all’ombra degli agrumi, ricreando le condizioni di un sottobosco subtropicale, mentre i sensori del Dipartimento di Scienze agrarie misurano quella che i ricercatori chiamano la “tropicalizzazione” dell’agricoltura siciliana.
Il caffè, del resto, cresce da sempre nella fascia tropicale, dal Brasile alla Colombia, dall’Etiopia al Vietnam, ma con il riscaldamento globale la mappa si sta spostando verso nord: esperimenti simili, ricorda Euronews, sono in corso anche in Spagna nella zona di Granada e alle Azzorre, in Portogallo. Per l’Italia la cosa ha un valore anche simbolico. Secondo i dati del Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food riportati da Open, il mercato italiano del caffè vale 5,9 miliardi di euro, conta circa mille torrefazioni e ha prodotto 424.168 tonnellate di caffè tostato, con un consumo di 4,9 chili a testa l’anno. Tutto questo si regge però su materia prima importata: oltre 641mila tonnellate di caffè verde. Pochi chili siciliani non cambieranno questi numeri, anche perché resta la questione dell’acqua: la lavorazione richiede tra 50 e 200 litri d’acqua per chilo di caffè verde e d’estate le piante vanno irrigate ogni giorno, in una regione sempre più colpita dalla siccità. Più che una nuova filiera, il caffè di Palermo è un indicatore di come il clima stia ridisegnando quello che si può coltivare nel Mediterraneo.