La vittoria di Andrea Bajani, ma soprattutto la pace tra Feltrinelli e il Premio Strega

Erano vent'anni che l'editore milanese non vinceva, vent'anni di insinuazioni, accuse, polemiche che hanno toccato tutto il mondo dell'editoria italiana.

04 Luglio 2025

Nel 2016 la casa editrice Feltrinelli decide di non partecipare al premio Strega, per protesta. L’ultima vittoria dell’editore risaliva al 2005, si riteneva che qualcosa non funzionasse più nel meccanismo del premio. O meglio, una stortura del mondo editoriale si rifletteva nelle vittorie ripetute sempre dagli stessi marchi. Dopo venti anni dalla vittoria di Maurizio Maggiani del 2005, ieri il libro di Andrea Bajani, L’anniversario, ha compiuto un piccolo miracolo editoriale: il vincitore annunciato (e incoronato) ha siglato anche la pace tra l’editore milanese e il premio romano.

Una lunghissima polemica

Andrea Bajani è stato finalista allo Strega – e contemporaneamente finalista al Campiello – già nel 2021 con Il libro delle case, quando vinse Emanuele Trevi con Due vite. Anche Emanuele Trevi aveva avuto un attrito con il premio, al punto da dimettersi da giurato, prova che nel mondo della carta nessuno strappo è definitivo. «Adesso il fastidio è diventato non più tollerabile (…) – disse Trevi spiegando la rinuncia – Mi creda, è umiliante anche per lo scrittore vincere con i voti che l’editore ha racimolato telefonando».

Il momento più delicato e burrascoso tra la casa editrice Feltrinelli e il premio è il 2013. Il Corriere della Sera titola: “Inge Feltrinelli accusa lo Strega. «Premio un po’ mafioso». Imbarazzo in casa editrice”. Il giorno prima Emanuele Trevi aveva sollevato un polverone, annunciando la decisione di autosospendersi da giurato (nell’edizione precedente per due soli voti aveva perso contro Alessandro Piperno). Alla notizia della sua rinuncia in polemica, Trevi viene attaccato da Antonio Scurati: «Le pressioni degli editori al premio Strega? Ci sono, ma non puoi accorgertene solo quando non vinci tu».

Ma alle dichiarazioni di Trevi si sommano quelle molto più gravi di Inge Feltrinelli. È a Mosca, per una sua mostra fotografica e parla all’Ansa di «un sistema di scelta dei candidati un po’ mafioso». Vorrebbe una «giuria più fresca e indipendente», sostiene che la Mondadori «detta legge» e insomma che il premio «dovrebbe andare a un libro di qualità, non essere assegnato per effetto di pressioni». Dal premio Strega, Stefano Petrocchi approfitta per ricordare che i meccanismi stanno già cambiando, anche con il voto online, e che mentre i distacchi tra gli autori erano, un tempo, di cinquanta voti, ora il sorpasso è minimo, a volte una o due schede. Quell’anno, il 2013, Feltrinelli è comunque in cinquina con il libro di Paolo Di Paolo Mandami tanta vita («Sappiamo che non vincerà», commenta preventivamente Inge Feltrinelli). L’anno dopo ci provano ancora, con Giuseppe Catozzella in cinquina con Non dirmi che hai paura (perderà).

Torniamo al 2016, l’anno del passo indietro di Feltrinelli. L’allora direttore editoriale, Gianluca Foglia, rilascia una intervista a Repubblica: «Lo Strega ha bisogno di un profondo processo di rinnovamento. Chiedo alla Fondazione Bellonci e a Stefano Petrocchi di sedersi a un tavolo e discuterne. Noi quest’anno non ci saremo e per i prossimi anni si vedrà». Qualcosa poi è cambiato. Spiegava allora Foglia: il premio «deve rinnovarsi. Le iniziative degli ultimi anni, l’introduzione dei voti delle scuole, il ripescaggio di un piccolo editore nella semifinale, non sono sufficienti. Non è possibile che a concorrere siano sempre gli stessi soggetti editoriali. Dunque per quanto ci riguarda passiamo la mano».

La nascita del colosso Mondadori-Rizzoli rende ancora più urgente il cambiamento. Già. All’orizzonte incombe una minaccia impensabile, la fusione tra giganti editoriali che darà vita a un colosso in grado di schiacciare tutta l’editoria. Almeno così ci si aspetta. Si pensa che non potrà che peggiorare una situazione già compromessa, in cui lo Strega lo vincono già tantissimo sempre i soliti marchi, Mondadori, Einaudi e Rizzoli: 2015 Einaudi (Lagioia), 2014 Einaudi (Piccolo), 2013 Rizzoli (Siti), 2012 Mondadori (Piperno), 2010 Mondadori (Pennacchi), 2009 Einaudi (Scarpa), 2008 Mondadori (Giordano), 2007 Mondadori (Ammaniti). Spaventata dalla fusione, alla fine del 2015 Elisabetta Sgarbi si dimette dalla Bompiani e fonda La Nave di Teseo: «Non sarei onesta se dicessi che questa mia uscita non dipende dalla cessione dei marchi Rcs alla Mondadori».

Segnali di distensione

La denuncia di Gianluca Foglia non cade nel nulla. Il premio continua a trasformarsi, a introdurre dei meccanismi di voto che lo rendono più fluido. Segnali di riconciliazione tra Feltrinelli e il premio Strega, dopo la polemica del 2013 e dell’ammutinamento del 2016, arrivano nel 2020, con il libro Feltrinelli di Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano arrivato in cinquina, e poi nel 2023 con la vittoria sfuggita a Rosella Postorino, con Mi limitavo ad amare te e l’anno scorso con Paolo Di Paolo (Romanzo senza umani). Bisogna a questo punto ricordare che il cosiddetto Frankenstein Mondazzoli non ha distrutto tutto, anzi, dal 2016 Rizzoli non ha mai più vinto, né ha più vinto Mondadori. E anzi, le sorprese editoriali non sono mancate come dimostrano i premi di Guanda (Janeczek), La Nave di Teseo (Veronesi), Elliot (D’Adamo) e Neri Pozza (Trevi).

Dopo alcune vittorie storiche di Feltrinelli – il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa del 1959 (vittoria postuma, ritirò il premio proprio Gian Giacomo Feltrinelli), Mariateresa Di Lascia (ancora una vittoria postuma con Passaggio in ombra, nel 1995), e poi Domenico Starnone nel 2001 – il digiuno dal 2005 al 2025 si interrompe così con il ritorno di Feltrinelli alla vittoria del premio. Guerra, e pace. Certo, l’astinenza è sempre dolorosa, piena di rancori in cui prolificano cattiverie e ombre. Ma tra flash e riflettori su Andrea Bajani le tenebre sembrano definitivamente diradate.

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