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20:48 giovedì 8 ottobre 2026
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower e guadagna un sacco di soldi Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre uguale e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.
Due creator hanno lanciato una app per scoprire tutti i posti strani e inquietanti del mondo prima che spariscano per sempre «Siamo gemelli e vi aiutiamo a trovare destinazioni strane e sconosciute», così i creator Bodhi e Kai hanno presentato Deep Spot, «la mappa più figa del pianeta».

Alain Delon è savage (lo direste?)

18 Luglio 2011

Alain Delon aveva sempre i capelli in ordine maniacale, con quell’effetto Playmobile che piaceva alle ricche dame della Rive Gauche, e un nodo della cravatta stretto come una nocciolina. Niente Gitanes esibite e se possibile neppure un paio di Giuliette distrutte che finiscono in copertina. Tutto quello che “una buona acconciatura può fare” è stata per anni la dura legge che ha messo il rivale Jean Paul Belmondo nell’altra situazione, opposta, per cui sui giornali finisci con auto che sfondano guard rail e la cravatta, quella, non ricordi pure di averla avuta.

Due rivali che come nei migliori duelli all’alba quando si testa la polvere da sparo vogliono fare dietrofront. E tornare sul set. Alain Delon, settantaseienne dalle narici strette, dai duelli con Belmondo non si è mai ritirato, anzi, ha imparato l’arte della pistola e a detta di tutti quelli che lo trovano snob e incapace di rendere sui set d’azione ha impostato la sua carriera quasi solo con film polar, genere che mixa noir e poliziesco. Ambiguo, sensuale e con il grilletto facile Delon si ritaglia ruoli da César senza più paura dell’esuberanza (e bellezza) di Belmondo – si rincontrano in I senza Nome nel 1970, vince comunque Belmondo – e mentre uno diventa l’eroe dinoccolato di Fino all’ultimo respiro l’altro si appassiona dell’ex principessa Sissi (Romy Schneider) e si innamora del noir in tutto.  Compreso un bel sexgate con morto (la sua guardia del corpo  a cui segue giallo con retroscena tarantineschi).  Eppure Alain Delon a settanta e passa anni torna con quel viso pulito e occhi glaciali in versione testimonial per Eau Savage di Dior, un profumo iconico che nella sua semplice boccetta di ceramica nera effetto corteccia minimale che nel 1966 si mette al centro delle toilette maschili. È l’eros in versione eau fraîche.

Ora che la campagna (spot e adv) di Eau Savage ritorna per festeggiare i 45 anni di una fragranza iconica, anche Delon è  richiamato all’ordine. Suo il volto e soprattutto il corpo per il (ri)lancio del profumo, e vista la necessità di savage che è nel dna del profumo, il bel Delon è in versione nude look, la stessa (non) mise con cui ha tratteggiato l’idillio di una storia d’amore de La Piscine, film di Jacques Deray del ’68 le cui immagini sono riprese per la campagna di Eau Savage versione 2011. Un back to the early che le maison da qualche stagione prediligono (Steven McQueen per primo)  senza falsi buonismi: nessuna riedizione è seguita da testimonial in tempi reali, ma presa diretta dal passato, in questo caso Alain Delon nella sua forma smagliante e tonica del 1968, perché le icone restino tali, ibernate nel passato, lo stesso che ci permette di non vedere il cattivo uso dell’anti-age di alcuni, oppure l’eccessivo ricorso al collagene di altri.

Resta il fatto che le immagini con panorama della macchia mediterranea di Saint-Tropez scelte per la campagna di Eau Savage di Dior sono un omaggio piacevolissimo con cui concediamo un’altra chance a Delon. Lui che a metà dei Duemila aveva gettato nel panico le sedicenti deloniane dichiarando quanto la depressione lo stesse divorando portandolo ben lontano dai colli provenzali e più vicino a finali dei suoi cari film polar, aveva risvegliato l’amicizia di tutti i vecchi colleghi parigini che si sono mobilitati per portarlo in teatro o in tv nonostante la zazzera ormai incolta. A guardarlo però schizzato a bordo piscina ora (ma nel 1968) la bellezza di Delon, glaciale, minuto e senza pelle impura, acquista senso. Anche e soprattutto perché nessuno ha ancora avuto il coraggio (e l’onore) di ripescare come testimonial il suo tanto amato rivale Belmondo, che qualche mese fa è arrivato tardi sulla tabella di marcia di Delon per la seconda volta: il suo scandalo con modella pornostar che l’ha mandato sul lastrico ricorda troppo le dinamiche di un film di Godard ma con i ruoli invertiti. Delon del resto quella sporca equazione amorosa l’aveva già archiviata con lo scandalo (di cui sopra) degli anni Settanta.  E in ritardo per la seconda volta anche in vista di un nuovo contratto che enfatizzi i fasti cinematografici del passato, perché ora che Jean-Paul, gonfio dall’alcol in smoking bianco e con capello tagliato cortissimo su naso spaccato di venuzze rosse, non è stato richiamato dall’ordine delle icone. Ci dispiace Jean-Paul, il polarizzatore cinematografico di Delon ha fruttato meglio.

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