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ll monte Bianco è diventato più alto ma questa non è una bella notizia come ci piacerebbe pensare In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.
Netanyahu ha ordinato di identificare e processare i militari che hanno raccontato i crimini commessi dall’Idf in NAZA. Non per i crimini che hanno commesso, però: perché li hanno raccontati in NAZA Il Primo Ministro vuole sapere chi sono e chiede di processarli per aver danneggiato gli interessi del Paese. Parlando con i registi di NAZA, non commettendo crimini.

A che punto siamo con Airbnb

Al di là delle solite mete: i progetti più recenti prendono il via da uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale.

di Studio
24 Novembre 2017

Le grandi invenzioni provocano un cambiamento di paradigma, separando il prima dal dopo. Quando un’invenzione funziona, diventa sempre più difficile e strano ricordare com’era vivere prima che arrivasse a modificare le nostre vite. Da una decina d’anni stiamo vivendo il dopo Facebook, ed è già difficile provare a ricordare com’era il prima, tornare con la mente al modo in cui usavamo i nostri pc e cellulari quando ancora non avevamo l’esigenza di controllare ciò che succedeva sui social. Ma stiamo anche vivendo il dopo Airbnb, che ha cambiato il nostro modo di viaggiare e abitare le nostre stesse case. Anche in questo caso è strano ricordare il prima. Bisogna riandare ai tempi in cui, visitando una città, le possibilità di pernottamento si limitavano a un letto nella camerata di un ostello, un giaciglio sempre troppo caro in un bed & breakfast, una camera in un albergo brutto e anonimo, o una comoda, gradevole, costosissima stanza in un Hotel 4 o 5 stelle.

Oggi Airbnb offre soluzioni per qualsiasi tipo di esigenza, dalla situazione più economica e frugale all’appartamento con arredamento e vista eccezionali, dalla possibilità di socializzare con gli host e fare amicizia, facendosi aiutare a scoprire il paese o la città, a un ritiro chiavi programmato via messaggio, senza che sia nemmeno necessario incontrare il proprietario della casa. Ma soprattutto offre la possibilità a chi viaggia di stare in una casa vera, a volte abitata da qualcun altro, con tutto quello che quest’esperienza comporta. Sul numero 27 di Studio Michele Masneri aveva intervistato il fondatore, facendo un po’ il punto sulla situazione. Joe Gebbia ci aveva raccontato la nascita di una startup in grado di rivoluzonare il modo di viaggiare di milioni di persone. Cos’è cambiato in un anno?

La notizia più recente, riportata da Vanity Fair, è quella di un host che ogni anno incassa 11.9 milioni di sterline affittando su Airbnb le sue 881 proprietà a Londra. È il primo nella lista mondiale di chi fa più soldi affittando case, stilata da un sito americano di statistiche (non approvate da Airbnb). Nell’articolo si segnala come il mercato della startup sembra sia sempre più gestito da host professionali e grandi gruppi di investimento. Una situazione che mette in agitazione albergatori e agenzie. Dei divieti a New York, San Francisco, Berlino e il problema della tassazione, avevamo parlato l’anno scorso in questo articolo, chiedendoci se fosse possibile trovare un punto di incontro tra legislazione e vantaggi della sharing economy.

Di fronte all’aumento degli host professionali viene da chiedersi se il singolo host abbia ancora la possibilità di guadagnare. La risposta sembra essere sì. C’è chi addirittura, come Francesca Pilla, ha scritto un libro sull’argomento, Guadagnare con Airbnb, pubblicato da Feltrinelli. Secondo i dati ufficiali, nel 2016 i 5.6 milioni di ospiti degli Airbnb italiani hanno portato nelle tasche degli host 621 milioni di euro, con un guadagno medio all’anno per host di 2,200 euro. La cifra sembra bassa, ma bisogna pensare che include anche coloro che hanno ospitato qualcuno soltanto per qualche giorno, magari solo una volta all’anno. Certo, spesso il guadagno di un host non è in grado di sostituire uno stipendio, ma può senz’altro aiutare. A Milano ad esempio (città protagonista dell’ultimo esperimento Airbnb Experience) la possibilità di affittare una stanza o una casa è una risorsa importante per molti giovani, che sfruttano i weekend e i picchi di affluenza della settimana della moda o del salone del mobile per integrare le loro entrate.

Questo per quanto riguarda le città. Ma è proprio al di fuori delle solite mete (Milano, Roma, Venezia, eccetera) che si stanno sviluppando le idee più interessanti di Airbnb, che nell’ultimo anno ha presentato uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale. Sul modello del progetto realizzato a inizio 2017 a Civita di Bagnoreggio (noi siamo andati a vederlo, ne parlavamo in questo articolo), Airbnb ha iniziato a recuperare spazi pubblici all’interno di borghi antichi, collaborando con la comunità locale, artisti e architetti con l’obiettivo di far conoscere i piccoli centri italiani ai viaggiatori di tutto il mondo, espandere le economie locali e promuovere un turismo più sostenibile. Un’iniziativa che fonde la volontà di proteggere e conservare il passato con lo slancio verso il futuro che caratterizza la startup. Domani alle 12:30 alla Triennale di Milano, Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb seguirà questo slancio, invitandoci a immaginare le città del domani e i nuovi modi in cui le abiteremo.

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