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I produttori del film di Il mio anno di riposo e oblio hanno dovuto trovare una nuova regista perché Yorgos Lanthimos è stanco e non vuole più girarlo L'adattamento del romanzo di Ottessa Moshfegh sarà diretto da Rose Glass, la regista di Saint Maud e Love Lies Bleeding.
Per l’80esimo compleanno di Syd Barret uscirà un doppio album celebrativo in cui suoneranno anche David Gilmour e Nick Mason dei Pink Floyd Uscirà il il 9 ottobre e si intitolerà Clowns And Jugglers: The Songs Of Syd Barrett, parte di una grande festa in programma a Cambridge, la sua città natale.
In Cisgiordania è stato costruito un “archivio indistruttibile” per conservare, proteggere e tramandare in tutto il mondo la storia della Palestina È un progetto del Museo Palestinese di Birzeit: dentro ci sono mezzo milione di foto, documenti, diari, mappe, filmati e lettere, scaricabili da chiunque ed esponibili ovunque.
C’è un sito che usa le opere di Rothko per le previsioni del tempo Basta digitare il nome di una località qualsiasi del mondo perché un apposito algoritmo selezioni il dipinto dell’artista che meglio corrisponde alla luce e alla temperatura di quel momento.
In Cina è in vendita il primo robot per il supporto emotivo Si chiama U1, ha 88 motori per far sembrare reali i suoi movimenti, AI per imparare a conoscerti ed è progettato per diventare un compagno di vita.
A Hollywood sono convinti di aver già trovato (tra Reddit e YouTube, ovviamente) il prossimo Backrooms e il prossimo Obsession Due fenomeni internettiani come Siren Head e The Mandela Catalogue diventeranno film, confermando che YouTube è ormai per Hollywood un vivaio di registi
Un prete ortodosso greco ha fatto un album doom metal e Pitchfork gli ha dato un voto più alto di quelli dati ad Aphex Twin e Daft Punk Lui si chiama padre Dionysios Tabakis e l'album si intitola Paradise Metal. Voto su Pitchfork: 7.6, più di Discovery e Drukqs.
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.

A che punto siamo con Airbnb

Al di là delle solite mete: i progetti più recenti prendono il via da uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale.

di Studio
24 Novembre 2017

Le grandi invenzioni provocano un cambiamento di paradigma, separando il prima dal dopo. Quando un’invenzione funziona, diventa sempre più difficile e strano ricordare com’era vivere prima che arrivasse a modificare le nostre vite. Da una decina d’anni stiamo vivendo il dopo Facebook, ed è già difficile provare a ricordare com’era il prima, tornare con la mente al modo in cui usavamo i nostri pc e cellulari quando ancora non avevamo l’esigenza di controllare ciò che succedeva sui social. Ma stiamo anche vivendo il dopo Airbnb, che ha cambiato il nostro modo di viaggiare e abitare le nostre stesse case. Anche in questo caso è strano ricordare il prima. Bisogna riandare ai tempi in cui, visitando una città, le possibilità di pernottamento si limitavano a un letto nella camerata di un ostello, un giaciglio sempre troppo caro in un bed & breakfast, una camera in un albergo brutto e anonimo, o una comoda, gradevole, costosissima stanza in un Hotel 4 o 5 stelle.

Oggi Airbnb offre soluzioni per qualsiasi tipo di esigenza, dalla situazione più economica e frugale all’appartamento con arredamento e vista eccezionali, dalla possibilità di socializzare con gli host e fare amicizia, facendosi aiutare a scoprire il paese o la città, a un ritiro chiavi programmato via messaggio, senza che sia nemmeno necessario incontrare il proprietario della casa. Ma soprattutto offre la possibilità a chi viaggia di stare in una casa vera, a volte abitata da qualcun altro, con tutto quello che quest’esperienza comporta. Sul numero 27 di Studio Michele Masneri aveva intervistato il fondatore, facendo un po’ il punto sulla situazione. Joe Gebbia ci aveva raccontato la nascita di una startup in grado di rivoluzonare il modo di viaggiare di milioni di persone. Cos’è cambiato in un anno?

La notizia più recente, riportata da Vanity Fair, è quella di un host che ogni anno incassa 11.9 milioni di sterline affittando su Airbnb le sue 881 proprietà a Londra. È il primo nella lista mondiale di chi fa più soldi affittando case, stilata da un sito americano di statistiche (non approvate da Airbnb). Nell’articolo si segnala come il mercato della startup sembra sia sempre più gestito da host professionali e grandi gruppi di investimento. Una situazione che mette in agitazione albergatori e agenzie. Dei divieti a New York, San Francisco, Berlino e il problema della tassazione, avevamo parlato l’anno scorso in questo articolo, chiedendoci se fosse possibile trovare un punto di incontro tra legislazione e vantaggi della sharing economy.

Di fronte all’aumento degli host professionali viene da chiedersi se il singolo host abbia ancora la possibilità di guadagnare. La risposta sembra essere sì. C’è chi addirittura, come Francesca Pilla, ha scritto un libro sull’argomento, Guadagnare con Airbnb, pubblicato da Feltrinelli. Secondo i dati ufficiali, nel 2016 i 5.6 milioni di ospiti degli Airbnb italiani hanno portato nelle tasche degli host 621 milioni di euro, con un guadagno medio all’anno per host di 2,200 euro. La cifra sembra bassa, ma bisogna pensare che include anche coloro che hanno ospitato qualcuno soltanto per qualche giorno, magari solo una volta all’anno. Certo, spesso il guadagno di un host non è in grado di sostituire uno stipendio, ma può senz’altro aiutare. A Milano ad esempio (città protagonista dell’ultimo esperimento Airbnb Experience) la possibilità di affittare una stanza o una casa è una risorsa importante per molti giovani, che sfruttano i weekend e i picchi di affluenza della settimana della moda o del salone del mobile per integrare le loro entrate.

Questo per quanto riguarda le città. Ma è proprio al di fuori delle solite mete (Milano, Roma, Venezia, eccetera) che si stanno sviluppando le idee più interessanti di Airbnb, che nell’ultimo anno ha presentato uno studio sull’impatto dell’home sharing nell’Italia rurale. Sul modello del progetto realizzato a inizio 2017 a Civita di Bagnoreggio (noi siamo andati a vederlo, ne parlavamo in questo articolo), Airbnb ha iniziato a recuperare spazi pubblici all’interno di borghi antichi, collaborando con la comunità locale, artisti e architetti con l’obiettivo di far conoscere i piccoli centri italiani ai viaggiatori di tutto il mondo, espandere le economie locali e promuovere un turismo più sostenibile. Un’iniziativa che fonde la volontà di proteggere e conservare il passato con lo slancio verso il futuro che caratterizza la startup. Domani alle 12:30 alla Triennale di Milano, Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb seguirà questo slancio, invitandoci a immaginare le città del domani e i nuovi modi in cui le abiteremo.

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