In Acqua di mare c’è tutto quello che vogliamo leggere sulle vacanze marine

Il romanzo del 1963 di Charles Simmons è un piccolo capolavoro di amori, malinconie, tramonti e vodka in spiaggia.

02 Agosto 2024

Nella luce accecante dell’estate è incredibilmente semplice attraversare la linea d’ombra. Le esperienze estive formano, scolpiscono i caratteri, indirizzano i desideri. Le estati possono essere cesure, segnare un prima e un dopo. Spesso le storie ambientate sotto i raggi bollenti raccontano innamoramenti o piccoli traumi, tradimenti o rimpianti. Le vecchie estati colonizzano i ricordi, la materia con cui sono fatte si trasforma da sola in nostalgia. A volte questi elementi tipici si trovano tutti mescolati insieme, come nel romanzo sull’estate del 1963, Acqua di mare di Charles Simmons. Il libro è uscito nel 1998 negli Stati Uniti, in Italia è arrivato nel 2007 da Bompiani e poi riproposto nel 2019 da Sur, con la traduzione di Tommaso Pincio.

Per gli Stati Uniti d’America, l’estate del 1963, pochi mesi prima dell’attentato al presidente Kennedy, coincide con l’ultima vacanza prima della perdita dell’innocenza (nel recensirlo, il New York Times scriveva: «Salt Water è un piccolo capolavoro. Simmons ha trovato la voce perfetta, delicata, elegiaca, un rimpianto adatto a quell’estate del 1963, l’ultima vacanza prima dell’assassinio Kennedy»). E la stessa fine dell’innocenza di una nazione vale per i protagonisti di questa storia.

Il giovane quindicenne Michael trascorre le vacanze nella villa di Bone Point, quando arriva Zina, la ragazza che con la madre affitta la dépendance accanto a loro. In questa località di villeggiatura sull’Atlantico – Bone Point è un’isola non lontana dalla costa – l’arrivo della signora Mertz e della figlia fanno saltare l’equilibrio di giornate tutte uguali, fatte di nuotate, gite in barca, padre e figlio che pescano, e per il resto l’ozio tipico di giornate lunghe scosse al massimo da qualche refolo di vento. Zina «era così bella, nel suo costume a righe colorate, che a guardarla mi intimidivo». A Michael forse non basta quel primo sguardo alla ragazza perché intuisca che quel mondo armonico sta per andare in frantumi, ma al lettore è sufficiente, perché è tramortito per tutta la lettura dall’incipit del libro: «Nell’estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato». Michael si innamora, non proprio ricambiato, visto che lei preferisce il padre di Michael.

In Acqua di mare c’è tutto ciò che desideriamo leggere sulle vacanze marine: nuotate verso le secche, verande da cui si ammirano i tramonti, falò in spiaggia, amori corrisposti e non corrisposti, tantissima vodka liscia, delle zanzare, qualcuno sull’orlo delle lacrime e qualcuno che si mette a suonare il pianoforte mentre gli altri intorno intonano una canzone. Simmons sa perfettamente che l’estate sconvolge per piccole sensazioni indimenticabili («Io preferivo il dorso, che è più lento ma meno faticoso, e poi mi piaceva guardare il cielo mentre nuotavo. C’è qualcosa di meglio che avere il corpo in acqua e la mente in cielo?»), sa che tutto si gioca in minuscoli piaceri totalizzanti: «Bone Point le piaceva perché non era costretta a portare le scarpe». La grandezza di Simmons sta apparentemente nella descrizione delle atmosfere estive e nel saper individuare le forze contrarie che lavorano a sabotarla: l’incombere feroce della fine dell’estate. La fine dell’estate si può cogliere ovunque, in ogni mulinello della corrente, in ogni raffica fredda, essendo l’estate soprattutto un’illusione il rischio è che tutto possa svanire all’improvviso («In realtà l’estate non esiste; l’estate è un’illusione», scriveva John Cheever).

Ma la grandezza di Simmons non si ferma qui. Ha un potere straordinario nel far suonare le frasi come se si stesse parlando sempre di altro. C’è un vero fuoco acceso, ma brucia anche il fuoco della passione che accende i protagonisti e poi li lascia delusi: «Il fuoco si ridusse a brace. Papà propose di passeggiare lungo la spiaggia. La mamma si era addormentata». Così come l’arrivo delle nuvole è la forma che prende la consapevolezza di questi personaggi feriti dalle persone più care: «Alle cinque, il vento portò pesanti nuvoloni da nord. Alcuni stavano ancora facendo il bagno. Papà fece loro cenno di uscire, e all’arrivo dei lampi e della pioggia trovammo tutti riparo in veranda. Io avevo voglia che la festa finisse, e che finisse l’estate». Quando tutto ciò che è reale nasconde anche allusioni ad altro il lettore sprofonda nel doppio fondo della letteratura e può star sicuro di trovarsi nelle mani di uno scrittore vero. Non è un caso che Acqua di mare sia un omaggio a Primo amore di Turgenev, del 1860, quasi una riscrittura (Simmons definì l’operazione riscrittura: «Un omaggio e al contempo un esercizio«). Simmons è nato il 17 agosto del 1924, cento anno fa.

Nella postfazione al romanzo si trova una bellissima chiave di lettura offerta da Tommaso Pincio: «L’estate è sì la stagione delle vacanze e spesso degli amori, ma è anche il culmine della festa. Più la stagione avanza, più le giornate si accorciano. Proviamo a immaginarla così: come una torrida domenica pomeriggio su cui incombe l’arrivo del lunedì».

Non basta certo tutta la letteratura del mondo a commentare la coincidenza sinistra tra l’arrivo dell’estate e l’accorciarsi delle giornate. Comunque, Pincio aggiunge anche un altro elemento fondamentale. Nota che le considerazioni appena proposte sono elucubrazioni, sono il frutto della vita adulta, ma Michael, a quindici anni, pensa e vive tutto diversamente: «A quell’età, volendo ricorrere ancora a un’immagine meno prosaica, l’estate e gli amori estivi sono come una salita che si affronta senza sforzo, anzi con gioiosa bramosia, come fosse una discesa, con la mente rivolta soltanto alla sommità, all’apice, senza preoccuparsi di cosa c’è dietro, di quel che la salita nasconde alla vista».

Ognuno di noi ha un libro, una canzone, un film che associa all’estate. “Cose d’agosto” è una raccolta di articoli in cui le autrici e gli autori di Rivista Studio raccontano questo loro feticcio estivo, che sia intellettuale o smaccatamente pop.

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