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ITS TEN: merito, talento, cultura

“Alla fine è un po’ un peccato che siamo da soli come azienda italiana di moda a investire su questa cosa; gli altri fanno uno scouting di stilisti maturi, che hanno già esperienza e non sono abituati a scommettere sui giovanissimi che invece possono spesso portare idee nuove, contenuti freschi e diventare grandi professionisti in pochissimo tempo”. L’ha detto a Studio Renzo Rosso, patron di Diesel, quando lo abbiamo incontrato lo scorso weekend a Trieste in occasione della decima edizione di ITS, il concorso per giovani fashion designer e fotografi che si svolge ogni anno nella città alabardata.

Rosso ITS lo sostiene – mediaticamente ma soprattutto economicamente – sin dalla prima edizione: “La cosa che mi rende più fiero e orgoglioso di questo nostro impegno è il constatare oggi come ITS sia incontaminato da qualsiasi tipo di gioco di potere o calcolo politico come avviene altrove”, continua Rosso al quale, proprio come suggello di questo supporto, venerdì il neo sindaco triestino Roberto Cosolini ha consegnato le chiavi della città. “E’ un segnale che mi ha fatto molto piacere; ITS e Diesel hanno dato molto alla città ma è vero anche che il fatto di poter usufruire di un palcoscenico così privilegiato ha fatto comodo anche a noi. Spero che la collaborazione continui e credo di sì, vista la visione che sembra avere la nuova amministrazione. Ribadisco il mio appello: aspetto altre aziende pronte a salire a bordo”.

Parole che non possono non far piacere a Barbara Franchin, che ITS l’ha inventato e che tutt’ora lo dirige, a capo di un team che lavora tutto l’anno a stretto contatto con le scuole di moda di tutto il mondo: “Volendo cercare il pelo nell’uovo, quello che forse speravo dieci anni fa era di riuscire a declinare ITS su molte più discipline: penso al video, alla cucina, alla scrittura creativa”, ci dice la Franchin. Che, in quanto rappresentante di ITS, ha avuto rapporti convulsi col territorio e le amministrazioni locali nel corso degli anni. “Al di là degli schieramenti politici, è indubbio che il sindaco nuovo si stia spendendo molto per supportarci. Questo ci da la possibilità di essere qui nonostante i tagli del 50 percento che ci ha fatto la Regione. Noi ci teniamo – chiosa Barbara Franchin – vogliamo tenere alto il nome di una città che nel corso della storia è sempre stata un centro culturale di portata internazionale”. Franchin è convinta che la chiave del successo di una manifestazione come questa – il cui scopo è promuovere il merito e il talento mettendolo al servizio del mercato e delle aziende – sia “assolutamente quello di riuscire a far lavorare in sinergia il settore pubblico e quello privato. Il pubblico da solo non basta, il privato da solo non ti mette al riparo dal rischio di dover sottostare a determinate logiche. Se uno o l’altro mancano, non ce la si fa. Specie se in qualche modo si parla di cultura”. Già, la cultura. Anche su questo Barbara ha le idee chiare: “La mia lotta per far passare il messaggio che la moda è cultura non è ancora finita. Ed è paradossale in un Paese come il nostro se ci pensiamo. Compito della cultura è anche quello di raccontare e rappresentare un determinato momento storico. Si può prescindere dalla moda per raccontare l’oggi?”. No in effetti. Anche a questo serve ITS.

 

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