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Stewart Brand

Storia dell'uomo che ha detto per primo "Stay Hungry, Stay Foolish"

Di Chi/Cosa si tratta: Stewart Brand nasce il 14 dicembre 1938 a Rockford nell’Illinois. A 5 anni sogna di fare il veterinario, a 13 il pompiere, per l’esattezza quello che spegne gli incendi nei boschi, a 20 è un paracadutista dell’esercito, a 22 si laurea in Biologia a Stanford, a 28 si batte perché la NASA renda pubblica l’immagine del nostro pianeta visto dallo spazio («restituiva il senso della Terra come un’isola, circondata da un sacco di spazio inospitale. Era un’icona così forte, quel piccolo gioiello blu, bianco, verde e marrone, in mezzo a tutto quel buio, vuoto e senza definizioni»), a 30 fonda e diffonde l’idea per cui il mondo parla ancora oggi di lui: The Whole Earth Catalog (WEC), un catalogo in costante aggiornamento che in ogni numero raccoglieva recensioni, schede e consigli forniti da utenti per una enorme varietà di prodotti (libri, manuali, utensili, tecnologie, culture, scoperte scientifiche, architetture) di recente creazione in tutto il mondo (qui il numero dell’autunno 1968). Ogni scheda offriva dettagliate informazioni su come fare il miglior utilizzo possibile (pratico o astratto) dell’oggetto in questione al fine di, si leggeva nelle prime pagine di ogni nuova edizione del catalogo: «aiutare l’individuo a perfezionare la propria educazione, trovare la propria ispirazione, modellare il proprio ambiente, e condividere le proprie esperienze con chiunque fosse interessato». Nel 1972 il WEC (edizione: The Last World Earth Catalog) vince il National Book Award, primo e unico tipo di “catalogo” a riuscirci, sfortunatamente lo stesso anno finisce la sua pubblicazione a scadenza regolare.

«Sul retro di copertina del numero finale* c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo in cui ci si potrebbe trovare a fare l’autostop, se foste così avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.“. Era il loro messaggio di addio».

Chi/Cos’era Ieri: Come molti giovani americani della sua generazione, a inizio anni ’60 Brand frequenta gli ambienti universitari della nascente controcultura e delle prime comuni che costituiranno poco più tardi il grosso del movimento hippie. Sposatosi molto giovane (anni dopo ammetterà: «Forse è stato un errore sposarsi durante la rivoluzione sessuale. Bel matrimonio, pessimo tempismo») già nel 1963, insieme alla moglie Lois, viaggia per gli USA – in particolare in California – spostandosi di comune in comune a bordo di un camioncino, il Whole Earth Truck Store, vendendo oggetti di vario tipo e utilità ai “comunardi”. Un’esperienza, chiaramente seminale per la sua successiva impresa, che lo mette in contatto con un vasto campionario di umanità: dai ricercatori di ingegneria di Stanford che stanno sviluppando le prime primitive interazioni uomo-computer fino al padre dell’LSD Albert Hoffman; da poeti beat, psiconauti, sperimentatori psichedelici ad attivisti politici, ambientalisti a prototeorici del cyberspazio; da esperti di coltivazione domestica e di fai-da-te che vivevano nelle comuni a veterani dell’ingegneria militare; da architetti, urbanisti, designer fino a medici e anatomisti. Questo era il crogiolo umano e culturale da cui emersero le idee che portarono alla nascita del suo Catalogo. L’idea di Brand era quella di creare una rete di competenze condivise e attingibili da cui ogni individuo potesse trarre informazioni utili ad aumentare la propria indipendenza dal controllo di agenti esterni, offrendo una piattaforma per dialogare e scambiarsi informazioni in un modello “open source”, aperto a chiunque fosse dotato di una speciale competenza circa un oggetto o un’attività culturale e volesse condividerla con il resto del mondo per 10 dollari di retribuzione.  Fu così che Brand portò ricercatori universitari di informatica a scoprire le nuove frontiere dell’Io psichedelico e mangiatori di Peyote a conoscere l’esistenza di una cosa chiamata computer. Con mutua soddisfazione e nell’interesse di entrambe le categorie.

Chi/Cos’è Oggi: Negli ormai quasi quarant’anni successivi alla fine dell’esperienza del WEC, Brand – che pure già nei primi quarant’anni della sua vita aveva riempito diverse biografie – fu molte altre cose ancora. Fu editore di CoEvolution Quarterly (CEQ), dal 1974 al 1985, una rivista a cui – tra gli altri – collaborarono il poeta Lawrence Ferlinghetti, il fumettista Robert Crumb, l’antropologo Gregory Bateson e il poi fondatore di Wired, Kevin Kelly. CEQ era un parente prossimo di WEC, diciamo una versione più “editoriale” e “redazionale” di quest’ultimo, nonché uno dei migliori esempi – per taglio, stile, linguaggio e contenuto – della golden age del new journalism americano. Fu ovviamente un pioniere dell’informatica con la creazione di WELL nel 1985, una delle prime comunità virtuali della storia, una sorta di newsgroup antelitteram. Fu infine negli ultimi tempi (non preoccupatevi, per fortuna è ancora vivissimo) un ambientalista sostenitore di posizioni piuttosto originali rispetto al problema del global warming quali ad esempio la necessità di una più massiccia adozione dell’energia nucleare.

Stewart Brand fu/è stato/è molte cose ma più di tutte resta l’editor di WEC, di cui oggi (dove oggi sta per da diversi anni) si torna a parlare non solo per quella famosa citazione di Jobs ma soprattuto perché in questo tempo si è voluto vedere in The World Earth Catalog – a seconda dei casi – un’antesignano dei blog e degli UGC (User Generated Conteent, dal momento che i contributi sul WEC erano tutti mandati spontaneamente da “utenti” – inteso in senso lato – delle cose di cui si parlava), di Wikipedia (il cui fondatore Jimmy Wales è spesso ospite dei seminari organizzati dalla Long Now Foundation, una delle tante atre iniziative recenti di Brand) e del Wiki in generale, quando n0n addirittura dell’intera idea di Internet. Le similitudini sono molte ed evidenti e, come sempre, a posteriori viene persino più facile trovarle. Per paradosso però questi accostamenti rischiano di sminuire anziché enfatizzare l’importanza della pubblicazione di Brand, facendola passare per una specie di spericolata avventura editoriale con qualche tratto di genialità che – a un certo punto, molto più tardi – si è trovata ad assomigliare a delle “cose” digitali nate trent’anni dopo. In realtà, come scrivevo righe sopra, il ruolo di WEC nella nascita di quelle “cose” digitali fu molto più attivo e “contemporaneo a se stesso” di quanto lasci intravedere questa versione dei fatti. Con il suo strampalato, ambizioso ed eccezionale Catalogo, Brand ebbe il merito di mettere in comunicazione e di fornire un indice e un catalizzatore alla montagna di idee che circolavano disperse in un contesto storico e geografico del tutto eccezionale per massa, qualità e libertà delle intelligenze (la California del Nord tra il ’60 e il ’75, da Palo Alto a Berkeley, tra campus, laboratori, raduni e comuni) e che però ancora ignorava di essere destinato a diventare la Firenze del XXI secolo.

Se Steve Jobs è stato qualcosa al crocevia tra un Medici e un Da Vinci, Stewart Brand – l’uomo che ha regalato a Jobs uno dei migliori payoff della storia – merita quantomeno le parti di Pico Della Mirandola.

 

* Si trattava del The Whole Earth Catalog Epilog del 1974, già successivo alla fine della pubblicazione regolare. In realtà seguiranno ancora:  The Updated Last Whole Earth Catalog nel 1975, The Next Whole Earth Catalog nel 1980, The Essential Whole Earth Catalog, ultima pubblicazione nel 1986

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