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Scene di sesso

Portare l'erotismo nelle pagine di un libro: in bilico tra descrizione o evocazione, come si è scritto di sesso in letteratura.

Parlare da soli di Andrés Neuman, uscito di recente per Ponte alle Grazie, è un romanzo a tre voci, costruito con una successione di monologhi che si alternano, quelle di una moglie (Elena), di suo marito (Mario) e del loro figlioletto di dieci anni (Lito). La gran parte della storia si volge mentre il figlio e il padre, che è gravemente malato di tumore, sono partiti insieme per un ultimo viaggio, e con la madre rimasta da sola a casa. In questa solitudine, che per Elena è insieme motivo di riflessione su passato e futuro e sfogo di disperazione per la morte imminente del marito, la donna inizia a tradire Mario con il suo oncologo. Le pagine che raccontano questo tradimento contengono alcune delle migliori scene di sesso che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Sono scene che non descrivono le azioni nei minimi particolari, ma celebrano un trionfo di carne, e anche di brutta carne, in contrasto con il senso di morte che incombe sulla donna:

I gusti di Ezechiele non rientrano nelle categorie previste dall’industria del porno. Sono diversi. A lui piacciono i brufoli. I talloni sporchi. La cellulite tremolante. I peli ovunque. Come quelli che s’incarnano all’inguine, che assomigliano a capocchie di spillo. Perfino le verruche gli piacciono. È straordinario. Tutto ciò che può annusare, succhiare, strizzare o mordere intensamente, a lui sembra degno della più grande ammirazione. Mi mangiucchia le ascelle. Mi lecca le gambe non depilate. Mi succhia i piedi con le vesciche dei sandali. Respira nel mio ano. Sfrega l’uccello contro le callosità dei gomiti. Mi eiacula sulle smagliature.

È più importante la questione nominale/descrittiva, oppure conta di più il realismo nella descrizione dei sentimenti dei personaggi?

Pure quando produce i suoi effetti, è veramente difficile capire cosa renda credibile e quindi eccitante una scena di sesso. E soprattutto come si faccia a misurare il fatto che sia riuscita, se sul piano dell’eccitazione che produce nel lettore o sulla sua capacità di rappresentare la natura umana. (Ma se una scena drammatica riuscita deve farci piangere, una scena di sesso riuscita dovrebbe farci arrapare, oppure no?) E ancora, perché sia riuscita è più importante la questione nominale/descrittiva (scrivere senza giri di parole fica,cazzoanopompinoinculata, etc.), oppure conta di più il realismo nella descrizione dei sentimenti dei personaggi e quindi la possibilità di immedesimarcisi?

L’unica certezza è che il sesso sia una delle cose più difficili da raccontare, e per questo molti scrittori, anche grandissimi, se ne sono tenuti alla larga. Personalmente faccio fatica a ricordare una sola scena di sesso esplicito in un libro di David Wallace o di Don DeLillo o in un racconto di Carver, e ce ne saranno magari, ma evidentemente non di così memorabili.

Martin Amis, il cui ultimo libro tradotto, La vedova incinta (Einaudi 2011) si regge su una sottile tensione sessuale che si libera solo dopo più di duecento pagine (ne ho parlato su Studio n. 9), intervenendo al Festival di Hay per parlare del suo ultimo, non ancora tradotto in Italia, Lionel Asbo: State of England, ha dichiarato che le scrittrici donne sono per costituzione di gran lunga superiori agli uomini in quanto a scene di sesso. Nello scrivere di sesso, secondo Amis, il maschio tenderebbe all’onnipotenza, finendo così per mistificare il suo principale problema in fatto di sesso: l’impotenza.

Non sono molto d’accordo. O meglio: la teoria mi sembra ragionevole, ma se provo a compilare mentalmente una lista delle migliori scene di sesso letterarie che mi ricordo sono tutte scritte da uomini. (Sarà che sono uomo anch’io.)

Mi sembra, per esempio, che i due grandi scrittori di scene di sesso della nostra epoca siano Bret Ellis e Michel Houellebecq. Del primo si segnala almeno una memorabile scena di sesso in ogni suo libro. Ma la migliore di tutte è forse la scena a tre che si trova in Glamorama (da pagina 436 a pagina 442 della prima edizione hardcover).

Jamie si alza sul letto e si mette a cavalcioni di Bobby all’altezza dei fianchi. Si abbassa sopra l’uccello, lo prende con una mano, se lo infila nella fica e ci si siede sopra, sporgendosi in avanti, appiattendosi contro Bobby, premendogli i seni sulla faccia, e Bobby li afferra con entrambe le mani e le succhia i capezzoli. Io sono accovacciato tra le gambe di Bobby dentro a quelle di Jamie e le allargo le natiche e comincio ad accarezzarle il buco del culo che sporge in fuori per la pressione esercitata dal grosso cazzo di Bobby dentro di lei. Mi siedo sui talloni con un’erezione vibrante e quando le allargo ancora le natiche Jamie solleva i fianchi, Bobby scivola fuori lasciando solo la cappella inserita fra le labbra della vulva e io infilo senza sforzo il cazzo nel culo di Jamie. Con cautela, Jamie si sistema di nuovo sul cazzo di Bobby mentre io mi muovo su e giù, l’uccello di Bobby si spinge fino in fondo quando il mio scivola fuori a metà ed entrambi sentiamo i muscoli vaginali di Jamie contrarsi spasmodicamente durante l’orgasmo mentre si dimena in mezzo a noi…

Se in Ellis i corpi sono sempre sodi, perfetti, muscolosi, l’immaginario sessuale di Houellebecq si può paragonare a quello di un porno amatoriale con coppie scambiste: imperfetto.

L’americano e il francese condividono un uso pornografico, più che erotico, del linguaggio, che si esprime in descrizioni minuziose, nominalistiche a rischio di suonare ridicole. Di fatto, però, le loro scene di sesso funzionano sempre molto bene. Non solo sono eccitanti, ma contribuiscono a rafforzare i rispettivi obiettivi poetici. Tra le pagine “sessuali” più memorabili di Houellebecq ci sono, per esempio, quelle delle Particelle elementari che raccontano della vacanza di uno dei due protagonisti del libro, Bruno, nel Luogo del cambiamento, una specie di Cap d’Agde di ispirazione hippie/new age. Bruno è un eiaculatore precoce alla disperata ricerca di compagnia femminile, che trascorre nel Luogo del cambiamento alcuni frustranti giorni senza riuscire a stabilire un contatto, mentre intorno a lui si sfrena il sesso libero e selvaggio, fino al momento in cui incontra Christiane, donna separata di mezza età, non particolarmente bella, che senza neanche guardarlo in faccia gli fa un pompino in una vasca idromassaggio. E se in Ellis i corpi sono sempre sodi, perfetti, muscolosi, l’immaginario sessuale di Houellebecq si può paragonare a quello di un porno amatoriale con coppie scambiste: è imperfetto e forse proprio per questo molto più realistico.

Christiane si sfilò la felpa, si sdraiò per traverso sul letto, si mise un cuscino sotto il sedere, aprì le gambe. Dapprima Bruno le leccò a lungo i bordi della fica, poi eccitò il clitoride a piccoli e rapidi colpi di lingua. Christiane sospirò profondamente. “Infila un dito…” gli disse. Bruno obbedì, si voltò per continuare a leccare Christiane mentre le carezzava il seno. Sentì i capezzoli indurirsi, sollevò la testa. “Continua per favore…” gli chiese lei. Bruno sistemò il capo in una posizione più comoda e le carezzò il clitoride con l’indice. Le piccole labbra cominciarono a gonfiarsi. Preso da un moto di gioia, le leccò con avidità. Christiane emise un gemito. Per un istante, Bruno rivide la vulva magra e vizza della madre; poi il ricordo svanì, continuò a sfregarle il clitoride, sempre più in fretta, continuando a leccare le labbra con colpi di lingua decisi ma garbati. Lei ansimava sempre più forte, il ventre le si era un po’ arrossato. Era molto umida, piacevolmente salata. Dopo una breve pausa, Bruno le introdusse un dito nell’ano e un altro nella vagina e tornò a dedicare al clitoride piccoli e rapidissimi colpi di lingua. Christiane godette in silenzio, a lunghi fremiti. Bruno rimase immobile, col viso appoggiato alla vulva umida, e tese le mani verso di lei; sentì le dita di Christiane richiudersi sulle sue. “Grazie,” disse lei. Poi si rialzò, si infilò la felpa e tornò a riempire i bicchieri.

Lolita di Nabokov è da questo di vista un libro vertiginoso. Non ci sono scene di sesso esplicite, tutto è allusivo, coperto da una nebbiolina.

Altra, più delicata, questione riguarda le chiamiamole licenze immaginative della letteratura. Mi sembra cioè che il potenziale erotico delle scene di sesso nei libri si muova in due direzioni. La prima è quella del realismo, presente nei passi citati sopra: qui il coinvolgimento del lettore è in qualche modo legato alla riproducibilità della descrizione, alla sua fattibilità. La seconda, opposta, direzione del coinvolgimento è invece data dalla impossibilità di riprodurre quel comportamento, che si può provare, o che si può immaginare di provare, solo attraverso la letteratura. Non sto parlando di casi come Cinquanta sfumature di grigio o di altre fiction sadomaso, che in fondo descrivono situazioni abbastanza normali del sesso contemporaneo. Ma di relazioni molto più scandalose e indicibili.

Lolita di Nabokov, per esempio, è da questo punto di vista un libro vertiginoso. Non ci sono scene di sesso esplicite, tutto è allusivo, coperto da una nebbiolina, ma il libro è percorso da una corrente sessuale potentissima, da un desiderio che sia il lettore sia la voce narrante sanno essere moralmente sbagliato e perverso, ma non possono non riconoscerne l’esistenza.

Mi rotolò accanto, e i suoi tiepidi capelli castani mi si posarono sulla clavicola. Feci la mediocre imitazione di un uomo che si sveglia, e poi restammo un po’ in silenzio. Le carezzai piano i capelli e ci baciammo con dolcezza. Il suo bacio, con mio rapito imbarazzo, aveva una certa comica ricercatezza in fatto di guizzi e sondaggi, da cui arguii che dovesse esser stata precocemente da una piccola lesbica. Quello non glielo aveva certo insegnato nessun Charlie. Come se volesse appurare se fossi sazio e se avessi imparato la lezione, Lo si ritrasse e mi scrutò. Aveva gli zigomi accesi, il tumido labbro inferiore luccicante; la mia dissoluzione era vicina. Tutto d’un tratto, con un empito di gioia maliziosa (il marchio della ninfetta!) mi accostò la bocca all’orecchio… ma per qualche tempo la mia mente non riuscì a dividere in parole il tuono ardente del suo sussurro, e lei rise, e si scostò i capelli dal viso, e provò di nuovo, e a poco a poco, mentre capivo quello che proponeva, mi pervase la strana sensazione di vivere in un mondo nuovo di zecca, un mondo folle e onirico dove tutto era permesso.

Questo mondo folle e onirico dove tutto è permesso, anche immedesimarsi in un Humbert Humbert a letto con Lolita, è proprio la letteratura.

 

Immagine: Lisel Ashlock, illustrazione su “La vedova incinta” per Playboy Magazine, particolare

 

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