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Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

L’ultima notte di Tenco

Ricordare oggi la serata in cui fu eliminato Luigi Tenco nel 1967. Le sensazioni nel ripercorrere, a piedi, la strada fatta da lui prima di togliersi la vita nella camera 219 dell'hotel Savoia.

22 Febbraio 2014

Sanremo – Era un giovedì, ma il regolamento era diverso rispetto ad ora, e i cantanti venivano eliminati nel corso delle serate, non come adesso che alla finale ci arrivano tutti. Era un giovedì e il Festival lo presentava Mike Bongiorno da dentro il Casinò, perché sino a oltre la metà degli anni Settanta lo facevano lì. E c’erano ancora le giurie demoscopiche, sparse in tutta Italia, per cui i risultati arrivavano via via: quel giovedí a un certo punto Mike prese il foglio e lesse: «Ciao Amore Ciao» eliminata. Le tragedie sono tragedie ma hanno dettagli e virgole come le cose normali. Della notte in cui Luigi Tenco si sparò, il 27 gennaio 1967, dopo aver appreso dell’esclusione della canzone con cui si era presentato insieme alla sua compagna Dalida, si conosce ed è stato scritto molto. Però la presenza ridimensiona le distanze, essere al Festival conferisce alla storia una luce diversa, ovviamente più intensa.

Appena sentì Bongiorno sancire l’esclusione, Tenco prese Dalida per mano e decise di lasciare il Casinò, scese in strada, prese la sua GT sport e guidò sino in Piazza Bresca, che è appena sotto l’Ariston, all’epoca solo uno dei cinema teatri di Sanremo. Rifare la stessa strada, lo stesso percorso, vedere molte delle cose che vide un ragazzo stravolto di 29 anni in una delle notti nere della storia della musica italiana: questo è quello che si può pensare, anche a distanza di quasi mezzo secolo, dopo che anche Marco Mengoni lo ha ricordato su di un palco che proprio non riesce – e forse non vuole e non deve – dimenticarlo, con la sua arte e la sua tragedia.

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All’epoca Via Matteotti era carrabile, mentre ora no, è pedonale, e invasa da stand radiofonici, coppie d’età, signore con tacchi troppo alti, signori in cappotti doppiopetto demodé. Il ristorante dove mangiarono con Dalida e una comitiva allargata di amici si chiamava Nostromo ed era in una piazzetta ben tenuta vicino al porto. Oggi il Nostromo non c’è piú, o meglio: si chiama Tre Scalini, è un buon ristorante, in carta ovviamente specialità di pesce, Sardenaira (la focaccia con le acciughe tipica di qui), buoni vini, prezzi da località turistica ma non impossibili. Guardare questa piazzetta oggi ovviamente rende l’idea solo in parte: i camerieri anche dei locali vicini con il gel e la cresta, i gruppi di under 30 chiassosi con i motorini (magari con pochi anni meno di quanti ne aveva Luigi allora) portano a mondi lontani ma di sicuro comunque non alla voragine che poteva avere dentro un giovane uomo che con ogni probabilità quella sera, a quell’ora, aveva già deciso di spegnere tutto.

Perché il fatto – a tratti – incredibile e incomprensibile è che da quel ristorante Tenco se ne andò da solo, scusandosi, dicendo di preferire un po’ di tranquillità dopo quel verdetto per lui ingiusto. Così salì in macchina e andò in senso opposto verso il Casinò, lo superò, proseguì per Via Roma, Corso Imperatrice, il mare sulla sinistra, a un passo, dall’altra parte i bar aperti tutta la notte, le luci, le vetrine.

Fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi

Ma è imboccando Via Nuvoloni, dove si trova la splendida chiesa russo ortodossa in ricercatissimo stile bizantino, costruita per desiderio dell’imperatrice madre Maria Feodorovna vedova di Alessandro III e madre di Nicola II, che – improvvisamente – anche in una sera di febbraio di 47 anni dopo, tutto si ferma. La via non è molto frequentata, non ci sono marciapiedi, scende qualche macchina ogni tanto. Ai lati mervigliose ville liberty, che portano alla superiore Via degli Inglesi, che si chiama così proprio perché a inizio ‘900 vi soggiornarono e abitarono numerose famiglie britanniche, che costruirono le ville e i giardini con le statue che resistono – spesso splendide – ancora oggi.

La strada sale a tornanti e fermandosi non è difficile immaginare la macchina di Tenco a velocità elevata superare diversi alberghi e fermarsi nel piazzale davanti all’ingresso del Savoia. L’hotel – imponente nella sua facciata a tre ali – adesso è chiuso per restauri ed è obbligatorio quindi fermarsi davanti al cancello. Di più: solo una parte verrà dedicata all’attività alberghiera, l’altra sarà frazionata e destinata a residence. È sera, la strada è poco illuminata, ma non è difficile pensare a una facciata di un hotel a fine anni ’60 di Sanremo, immaginarsela illuminata, con le porte girevoli, i tappeti, il concierge. È forse più difficile immaginare, stando fuori dal cancello, quale fosse la stanza (che però era in una depandance), la 219, dove prima Dalida (che provò a sollevarlo e poi si mise a gridare «assassini, assassini») e – pochi istanti dopo – Lucio Dalla lo trovarono, morto, in mezzo al sangue. Si pensa, quel biglietto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita..».

Si guarda il cancello, l’hotel nel buio, non c’è un rumore, ma basta riprendere dalla tasca l’iPhone e tornano Fabio Fazio e il Festival 2014. C’è Gino Paoli che canta: Bindi, “Il cielo in una stanza” e anche Tenco: «Vedra Vedrai/Non son finito sai/Non so bene come e quando/Ma vedrai che cambierà».

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