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La contraddizione di Grillo

L'inversione a U dello stato maggiore del Movimento 5 stelle sulle riforme sa di mossa della disperazione, ma sottolinea anche una questione tutta politica: se il M5s si limita all'intransigenza, è condannato all'irrilevanza.

L’immagine migliore che ci può aiutare a capire che effetto fa vedere il leader del Movimento 5 stelle scrivere una lettera molto calorosa al presidente del Consiglio per riformare insieme la legge elettorale è quella di un signore un po’ acciaccato che dopo un lungo letargo si alza dal letto sbadigliando, e senza aprire gli occhi, senza riuscire a evitare gli spigoli di casa, senza riuscire a non inciampare di fronte a ogni ostacolo e senza riuscire a dare l’impressione di essersi svegliato del tutto dal sonno profondo. Così è Beppe Grillo. Così è la sua goffa richiesta di riforma la legge elettorale con Renzi. Così è il Movimento 5 stelle che dopo mesi, mesi, mesi e mesi passati a negare che fosse possibile fare le riforme con Renzi, che fosse possibile fare le riforme in questa legislatura, che fosse possibile approvare la legge elettorale con un partito di mafiosi, che fosse possibile trovare un accordo con un partito che aveva vinto le elezioni con i brogli. Dopo tutti questi mesi, dopo aver provato a delegittimare in ogni modo Renzi, succede invece che Grillo ci ripensa, cambia rotta, cambia strada, cambia decisione, e dice che invece no. In questo Parlamento si può discutere con il Pd. Si può discutere con l’ebetino. Si può discutere con il partito dei mafiosi. Si può discutere con chi ha vinto con i brogli. Si può trovare un accordo con chi ha ospitato nella sua sede il Caimano brutto e cattivo. Qualcosa si può fare. E qualcosa si può riformare in questo parlamento incostituzionale e fatto di parlamentari non legittimati a legiferare. Certo.

Si potrebbe fare ancora molta ironia sulle continue inversioni a U del gruppo dirigente del 5 stelle. Si potrebbe sorridere di gusto pensando al fatto che la svolta a U è stata decisa dall’alto, senza neppure chiedere un’opinione al popolo del webbe (ci sarebbe materia per vedere promuovere dai professori Rodotà e Zagrebelsky un nuovo appello contro la svolta autoritaria). Si potrebbe ironizzare anche sul fatto che molti dei parlamentari a 5 stelle cacciati in passato dal Movimento per aver chiesto di fare le riforme con Renzi oggi potrebbero far causa al Movimento (così come i parlamentari un tempo cacciati dal Movimento per aver partecipato ad alcuni talk show potrebbero far causa al Movimento che ha improvvisamente scoperto l’ebbrezza del talk show). Si potrebbe ironizzare molto su tutto questo ma più che l’ironia ciò che conta è la contraddizione politica in cui si trova il partito di Grillo. E la profonda contraddizione la si legge dietro la mossa della disperazione fatta in queste ore sulla legge elettorale.

Grillo sa perfettamente che per molte ragioni Renzi non accetterà mai la sua proposta di riforma elettorale (troppo tardi, troppo proporzionale, troppi rischi di avere un’eterna grande coalizione). E la sua idea, l’idea di Grillo, è quella di poter dire: vedete, noi abbiamo fatto un’offerta a Renzi, gli abbiamo teso la mano, ma questo signorino qui la legge elettorale la vuole fare solo con quel criminale di Berlusconi. E quindi, ciao. Al di là dell’assist involontario che Grillo ha offerto a Renzi (il premier, ora, ha una carta in più da spendere sul tavolo con Berlusconi) ciò che conta è la posizione impossibile in cui si trovano i cinque stelle. Potremmo metterla così. Il Movimento 5 stelle, per come è nato, per come è composto, per come è strutturato, ha senso se è intransigente. Essere intransigenti porta il movimento 5 stelle a essere a un passo dall’irrilevanza. Non essere intransigenti porta il Movimento 5 stelle a essere una creatura diversa da quella votata dagli elettori e dunque, in una certa misura, a essere una creatura che ha perso il suo senso originario.

Con astuzia, Renzi terrà sul tavolo la proposta dei grillini per utilizzarla come un’arma utile a scaricare la pistola di Berlusconi ma da qui a dire che la mossa di Grillo rimette in gioco Grillo ce ne vuole. Fino a quando il Movimento 5 stelle non sdoganerà le alleanze. Fino a quando il Movimento 5 stelle non farà, in grande, quello che la Lega nord ha fatto in piccolo nella seconda Repubblica. Fino a quando il Movimento 5 stelle considererà la parola “potere” non come un surrogato della parola “mafia” ma come uno strumento indispensabile per fare le riforme. Fino a quando insomma il Movimento 5 stelle sarà ostaggio della politica dell’antagonismo i deputati grillini saranno condannati a essere irrilevanti. Congelati. Legati. Renzi oggi, se giocherà la partita con intelligenza, ha l’occasione di mostrare in streaming l’impotenza del 5 stelle. Le riforme il governo continuerà a farle con Forza Italia. Ma se il presidente del Consiglio sarà in grado di muovere bene i pedoni sulla scacchiera potrà essere lui a dare il via all’operazione “scongelamento” evocata un anno fa da Enrico Letta. Difficile che sia Renzi ad andare verso Grillo, almeno su questo terreno. Più facile che in prospettiva siano i parlamentari grillini ad essere attratti sempre di più dalle sirene del governo. In fondo oggi la vera notizia, più che il sistema elettorale, è che per la prima volta Grillo ammette che fare le riforme con Renzi non è fare le riforme con un mafioso ma molto semplicemente è fare le riforme con il partito che governo, e che incidentalmente, tre settimane fa, ha vinto persino le elezioni.

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