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Il gruppo di auto-aiuto delle mamme contemporanee

Maternità, matrimonio, emancipazione femminile: un estratto da Baby Blues di Elisa Albert, che domenica 4 giugno sarà alla Grande invasione.

Presentiamo un estratto di Baby Blues, romanzo in uscita da Marsilio, di Elisa Albert, contributor di New York Times e Guardian, tra gli altri, è al suo terzo libro di narrativa, che in questo caso è il ritratto disperato e sarcastico di una donna contemporanea alle prese con maternità e impossibili equilibri famigliari. Domenica 4 giugno alle 16.15 l’autrice sarà ospite a La grande invasione, il festival letterario di Ivrea, curato da Marco Cassini e Gianmario Pilo, e giunto quest’anno (1-4 giugno) alla quinta edizione.

Al controllo del sesto mese, un’infermiera mi fece una serie di domande robotiche – ha mai pensato di fare del male a se stessa o al bambino tiene armi in casa il padre del bambino vi ha mai minacciato si sente in qualche modo depressa. Non le dissi che pensavo di spararmi venti volte al giorno. Non le dissi che quell’idea mi dava un’enorme, incredibile consolazione. Mi limitai ad affermare non ci sono armi in casa nostra. E mmh forse un filo di depressione sì. Fece una spunta decisa sulla mia cartella e chiamò il medico. Un tipo gentile, vegetariano, che fa un po’ di chiacchiere intelligenti mentre mi visita, non cerca di vendermi tutti i vaccini in un colpo solo. Mi consigliò di farmi dare tutto l’aiuto che ci potevamo permettere. Mi suggerì di trovare un gruppo.

Non avevo idea di come trovare aiuto ma okay, un gruppo si poteva fare. Andai in macchina ad Albany un paio di volte.

Un sacco di donne nel gruppo erano state operate anche loro. Non ne parlavano proprio, oppure ne parlavano come se fosse perfettamente normale, e in effetti forse lo è. Parlavano di Zumba, passeggini difettosi, asili nido, quel nuovo ristorante giapponese vicino al centro commerciale.

Chi avrebbe immaginato che la maternità fosse una cosa così materiale? Passammo il tempo da Starbucks, a frugare dentro borse mimetiche dai colori pastello in cerca di ciucci e salviette mentre le donne senza figli ci guardavano male. Le uniche ad allattare eravamo io e una tizia silenziosa, con gli occhi scuri, le altre erano tutte prese dagli esperimenti di chimica: polvere, biberon, impacchi.

I poveri bambini erano irrilevanti, come vecchi consegnati alle nostre cure e poi praticamente dimenticati. Le bambine sembravano drag queen: balze e nastri, coroncine di fiori e zirconi.

Una bambina agghindata proprio così continuava a lanciarmi delle occhiatacce spassose del tipo c’è da non crederci che mi fanno mettere questa merda, no? Grandiosa. Le feci l’occhiolino come per dire mi spiace, tesoro, lo so, ma non è per sempre, lo giuro.

Una delle mamme aveva fatto un cesareo elettivo perché proprio non le andava giù tutta la parte ignota e voleva che il bambino arrivasse in tempo per il suo primo Natale. Un’altra, una maratoneta con dei gran polpacci, sosteneva che il parto naturale fosse inutile.

La mamma della drag queen disse non sono molto brava con il dolore e Dave era schifato da tutta la situazione, perciò abbiamo deciso per il metodo più veloce. Poi raccontò che a metà dell’operazione le avevano dato un rilassante muscolare per sbaglio. Non riusciva a respirare e si erano sbattuti come pazzi per far uscire il bambino prima che gli arrivasse il farmaco e per poco lei non ci lasciava le penne sul tavolo operatorio e il figlio era rimasto in rianimazione per una settimana ma ci hanno dato una camera gratis e sono stati suuuuper carini perché secondo Dave avevano paura che gli facessimo causa.

Una era stata mandata a casa due giorni dopo l’operazione ed era svenuta in bagno per shock settico; avevano dovuto lasciare il neonato a una vicina che conoscevano appena mentre la portavano al pronto soccorso con l’intestino perforato.

In un altro caso, la data del parto era stata completamente sbagliata, e così, quando avevano tagliato, il bambino era sottopeso, non riusciva a respirare e avrebbe passato tre settimane in rianimazione.

Un’altra ancora raccontò, senza nessun sentimento, di un pizzicore costante lungo tutta la gamba destra intorpidita dall’epidurale, e concluse visto che non posso farci niente a questo punto, perché continuare a parlarne? 

 Io sono stata fortunata, disse un’altra. È bastata la ventosa. 

 Eh sì, per quello sono felice di aver fatto subito il cesareo, replicò la mamma della drag queen. Ho sentito dire che quegli affari ti scombussolano la vagina.

Chiesi loro se avessero vissuto bene l’esperienza della nascita. Mi squadrarono con aria seccata. Una ridacchiava.

 Esperienza della nascita, disse. Sembra una giostra a Disneyland.

 Vissuto bene nel senso meno male che è finita? 

 Vissuto bene nel senso mi è piaciuta?

AlbertBABYpiatto

Qualche mese dopo provai un nuovo gruppo, trenta minuti di viaggio in un’altra direzione.

Avrei dovuto lasciare che Walker guardasse suo padre e me in bagno, per fargli prendere familiarità con il gabinetto. Assicurarmi che mangiasse almeno una porzione di verdure al giorno. Potevo chiuderlo nella sua stanza di notte se non voleva dormire. Poi c’era da prendere in considerazione l’odontoiatria pediatrica. Si poteva intervenire in anticipo praticamente su tutto.

Da non crederci: avevo osato immaginare che ci saremmo parlate, che i noiosi dettagli del crescere un figlio sarebbero stati secondari.

Voglio dire, soffermiamoci per un attimo a riconoscere che è possibile essere una buona madre mentre si fanno altre cose. Esatto, multitasking. Scrutare l’orizzonte in cerca di una tigre. Raccogliere erbe. Mescolare la zuppa. Leggere un cazzo di giornale.

Persino i tipi campagnoli più rilassati, quelle che si facevano i biscotti in casa, si rivelavano bisbetiche pedanti. Si erano messe a litigare via mail. Un disaccordo sulla marca di una tazza antigoccia si era trasformato in una rissa in cui una madre augurava all’altra che suo figlio diventasse un criminale. Instancabili. Occupatevi solo del lavoro, signore. Non fatene un cazzo di hobby. Allatta il bambino, lavalo, aiutalo ad addormentarsi, abbraccia e bacia e sorridi e ancora abbraccia e bacia finché non sei troppo vecchia per farlo; poi cerca di comportarti il meglio possibile per il resto della vita, e ripetilo anche domani; non è una cazzo di scienza. Trova altre cose a cui pensare.

Non voglio fingere che il mio bambino sia speciale, come gli altri bambini che muoiono di fame e congelano e vengono stuprati e picchiati e lavorano in fabbrica e si prendono il cancro dai fumi, peccato, è molto triste, ma mio figlio crescerà al caldo e sarà tutto biologico, senza tossine e al sicuro e avrà tutto quello che vuole quando vuole e andrà in un buon college e okay va tutto bene!

Fanculo quelle stronzate miopi. Soffrirà. Verrà ferito da qualcosa che non posso pensare di prevedere. Viviamo tutti nello stesso mondo spacciato.

Poi c’erano le storie di questa o quella che non poteva allattare, sua sorella aveva lasciato perdere dopo due mesi o sei mesi o un anno perché faceva male o non aveva più latte o dai, quando è troppo è troppo, o ehi, non è ingiusta tutta questa pressione sulle donne perché allattino, non dovrebbe essere una scelta? Sì, signore.   Congratulazioni: potete scegliere.

Parlare con quelle donne era una fatica. A poco a poco si irrigidivano. Le vedevi correre verso il traguardo, poi fermarsi impietrite, immobili.

Io mi allenavo a mantenere uno sguardo neutro. Che meraviglia imbottire tuo figlio con qualche merdoso derivato del latte, venduto dalla stessa multinazionale che ha donato al mondo gli Oreo, che femminista, sì certo, ogni donna può fare delle scelte, assolutamente sì, che fortuna avere tutta questa gloriosa libertà. Facciamogliela vedere agli uomini! Che ganza sei a sovvertire una funzione elementare del tuo corpo. Posso stringerti la mano? Fai vedere al tuo corpo chi comanda! Finalmente puoi fare la cattiva. Che attrezzi perfetti, luccicanti. Come va lo smantellamento del sistema?

 

© 2015 by Elisa Albert © 2017 by Marsilio Editori® s.p.a. in Venezia
Traduzione dall’inglese di Gioia Guerzoni.
Foto Getty.
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