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Rione Monti vs Esquilino

Dinamiche sociali dei due quartieri romani confinanti, fra degrado, Martini e ministri

Monti contro Esquilino. Nei due confinanti quartieri romani ad alto tasso di gentrificazione (parola che i residenti odiano), la lotta politica ha facce diverse. Nel piccolo rione Monti, stretto tra via Nazionale e via Cavour, il Quirinale e la Banca d’Italia, trionfa il ceto medio riflessivo, si discute molto, mentre si assiste ai nuovi arrivi: il più recente acquisto è Filippo Timi, già a suo agio in piazzetta, mentre abitudinario del quartiere è anche il viceministro più hip del governo,  Michel Martone,  giuslavorista trentasettenne, mondo Luiss (che però al classico bar della piazzetta preferisce la pasticceria Ciardi, più nazionalpopolare, su via Cavour accanto a una libreria Arion).

Per il rione, gli ultimi tempi sono stati intensi: commemorazione del primo anniversario della morte di Mario Monicelli, residente e genius loci, con sfilata di candele bianche e intitolazione informale della stessa piazzetta al regista (che, almeno a ricordarlo com’era, forse poco avrebbe gradito tutto il pathos della commemorazione). Poi, lo stesso giorno, la dipartita assistita di un’altra presenza fantasmatica rionale, Lucio Magri, con strascico di polemiche sul molto dibattuto pezzo di Simonetta Fiori su Repubblica («In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone»). Ma prima si è discusso anche delle violenze del 15 ottobre, giorno della manifestazione degli indignados che proprio qui ha colpito, nelle banche e nei supermercati di via Cavour. Nell’ex Roma Club del rione si è tenuto un incontro pubblico per “capire le ragioni della violenza”, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Carlo Bonini di Repubblica e il vice capogruppo dei Ds al Senato, Luigi Zanda, oltre agli storici Miguel Gotor e Lisa Roscioni.

All’Esquilino, invece, si discute meno, ci si mobilita di più. Con un approccio più bipartisan. Nel quartiere centrato attorno a piazza Vittorio, luogo di memorie gaddiane e centro di una gentrificazione più complessa e multietnica che passa anche per un’immigrazione cinese violenta, la voce civica è rappresentata da un blog che si chiama Degrado Esquilino, che si definisce “civic urban gazette” e che tiene costantemente monitorate le condizioni urbanistiche, di traffico, e a cascata, sociali, del quartiere. Pragmatico, un po’ milanese, forse renziano, Degrado Esquilino ha affrontato senza pregiudizi il nuovo piano di riqualificazione di piazza Vittorio, presentato nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale, su cui invece il centrosinistra ha subito gridato allo scandalo. Degrado Esquilino fotografa vie, marciapiedi, ciclabili, negozi abusivi, cinesizzazione imperante, mette tutto online e raccoglie e dirama informazioni dei residenti. Recensisce anche ristoranti e supermercati (del nuovo Despar di via Gucciardini si legge che “certo non vincerà il premio di Wallpaper o di Monocle per il retailer dell’anno, ma insomma siamo sopra la media”). Il lato mobilitazionale-internettiano dell’Esquilino è poi emerso anche qualche settimana fa, quando il quartiere ha sperimentato una settimana di oscurità causa mancato funzionamento dei lampioni civici. I residenti hanno dato battaglia su twitter, e dopo una settimana la luce è stata ristabilita. Tra i twittatori, anche i foglianti Marco Valerio Lo Prete e Claudio Cerasa.

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