Hype ↓
21:27 venerdì 26 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Il piccolo impero mediatico di Bernie Sanders

Il podcast, il talk show, 500 video l’anno: come il senatore del Vermont diffonde la sua rivoluzione.

23 Aprile 2018

Bernie Sanders ha un talk show. E un podcast. E una rivoluzione da portare avanti. Mentre in America si avvicinano le midterm, Sanders, che si ricandiderà a un terzo mandato come senatore del Vermont, si conferma uno dei politici più popolari del Paese. Stando a un recente sondaggio, ha un indice di gradimento del 68 per cento, secondo soltanto (e di un punto appena) a quello di Charlie Baker, il governatore repubblicano del Massachusetts (anche se, a dire il vero, la rilevazione, effettuata da Morning Consult, prende in esame soltanto governatori e senatori). A quasi due anni dalla sconfitta delle primarie Democratiche (Hillary Clinton dichiarò la sua vittoria il 7 giugno del 2016), a quasi due anni dalla sua sconfitta, si diceva, Sanders è tutto fuorché scomparso. Si prepara alle midterm, certo, e gode di una buona popolarità, tanto che c’è persino chi ipotizza una possibile candidatura alle presidenziali del 2020. Anche se i critici fanno notare che forse il senatore è troppo vecchio: nel 2020 avrà 79 anni, che non sono pochi. Quello che è certo, però, come notava Gabriel Debenedetti sul sito del New York, è che Sanders ha costruito un piccolo impero mediatico digitale, senza che quasi ce ne accorgessimo.

Partiamo, come accennato prima, dal talk show. Si chiama, banalmente, The Bernie Sanders show ed è pubblicato a cadenza variabile su Facebook. Ad oggi sono disponibili sedici puntate – potete vederle tutte a questo indirizzo, cliccando sulla playlist “The Bernie Sanders show”  – il format è quasi sempre quello di un’intervista faccia-a-faccia, dove gli ospiti spaziano da Bill Nye, il popolarissimo divulgatore scientifico noto come “the science guy”, ad Elizabeth Warren, la senatrice del Massachusetts che alcuni fan di Sanders vedono come una possibile partner per il 2020, passando per Al Gore e il sindaco di New York Bill de Blasio. Poi, si diceva, c’è il podcast: è disponibile su iTunes, GooglePlay e sul sito del senatore: anche qui, la cadenza è variabile. In alcuni casi, i temi si sovrappongono a quelli del Bernie Sanders show, in altri si tratta di puntate separate. A questo si aggiunge il lavoro, con format più fluidi, da un ben nutrito ufficio stampa: «Il personale media di Sanders è composto da tre professionisti, incluso Armand Aviram, l’ex produttore di NowThis News, e tre stagisti pagati», scrive Debenedetti. Soltanto lo scorso anno, aggiunge, «hanno pubblicato 550 video brevi su Twitter e Facebook».

Bernie Sanders

Debenedetti ha ribattezzato l’operazione, tra il serio e il faceto, “Bernie tv”, facendo notare che, tra l’altro, c’è una discreta ironia: in molti si aspettavano che, se non avesse vinto, sarebbe stato Trump a lanciare una sorta di “Trump tv”, una sorta di Fox News ma ancora più di destra (questo non lo cita, però nel libro Fire and Fury si legge che molti nello staff della campagna di Trump puntavano proprio a una carriera mediatica). L’obiettivo, scrive il giornalista «non è generare profitti», visto che i soldi utilizzati sono quelli del Senato, inoltre «non ci sono piani di espandersi oltre ai social media». Quello che sta facendo Sanders, dal punto di vista comunicativo, è quello che stanno cercando di fare tutti i politici, ovvero raggiungere gli elettori direttamente bypassando i media tradizionali. Solo che lui lo fa meglio: «È qualcosa di fantasmagorico. Nel primo anno il pubblico della Bernie tv si è impennato: i suoi video sono stati visti 800 milioni di volte».

Che Sanders e la sua squadra siano ottimi comunicatori non è una novità. Così come non è una novità che, nonostante la sua età non propriamente giovane, il senatore del Vermont abbia dimostrato di essere bravo a corteggiare i millennial, per cui la parola “socialista” è sempre meno un tabù (tra l’altro, comincia a votare la generazione Z, successiva a quella dei millennial). Resta da chiedersi quali siano gli obiettivi per cui questa campagna mediatica è stata pensata. Certamente, come già detto, ci sono le midterm, che si terranno a novembre. Forse c’è anche una mezza idea di una campagna presidenziale, anche se su questo punto forse c’è stato un buzz eccessivo: è ancora presto per parlarne. Però, forse, c’è anche una questione di respiro più ampio. Quella che Sanders sta combattendo è anche una battaglia culturale all’interno del partito Democratico, per spostare l’asse sempre più a sinistra. «Le elezioni vanno e vengono», ha detto qualche tempo fa, «ma le rivoluzioni che cercano di trasformare la nostra società e la nostra politica non finiscono mai». I critici del senatore, però, fanno notare che non è soltanto una guerra interna al partito, ma anche una guerra contro il partito: questo mese Sanders ha mosso dure critiche al partito Democratico.

Foto Getty
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.