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Benedetta Parodi

La nuora ideale di cui vantarsi al bancone salumi: ritratto di una donna che ti fa venire gli occhi a cuore, e non la bava alla bocca.

Benedetta Parodi stava già firmando il suo nuovo contratto con Real Time, mentre io cercavo le parole per darle un commiato da La7, ostacolata soprattutto dal fatto che, – anche se per non dispiacermi ormai cercava di nasconderlo – mio marito la considerava una specie di idolo della femminilità. Solitamente, nelle discussioni di famiglia in cui fratelli e cugini maschi elencavano le loro star preferite, ero sempre molto fiera delle scelte di mio marito: non si trattava mai di grandi scienziate o nobel per la pace, ma erano tutte donne che ammiravo per qualche ragione, e con le quali mi sembrava di condividere qualcosa, fosse anche solo il taglio di capelli.

Mi faceva pensare a un vecchio fidanzato che mi disse: la cosa più sexy di una donna è vederla in cucina che sminuzza carote.

Ma con Benedetta Parodi, ero quanto meno confusa. Mi faceva pensare a un vecchio fidanzato che mi disse: la cosa più sexy di una donna è vederla in cucina che sminuzza carote. Ma come, era stata la mia reazione, ci siamo appena invaghiti l’uno dell’altra grazie a un astruso libro di Donald Barthelme, e mi dici già che scapperai con una brava massaia, o al più con una che entra in classifica nella VARIA?!

Poco tempo prima che I menù di Benedetta sparisse da La7, ho tentato di denigrare la passione da scolaretto di mio marito con mia madre, ma ho dovuto fermarmi prima di cominciare l’invettiva, perché al nome di Benedetta Parodi mia madre si è sciolta, è sfrigolata, si è mantecata in una serie di squisiti complimenti per quella conduttrice tanto “carina” e di successo, in un modo che conosco bene, e che nasconde il messaggio subliminale: ma perché anche tu non hai scelto la strada della tivù, e guadagnato palate di euro con un libro di ricette?

Beh, naturalmente perché, come ho cercato di far capire a diversi uomini, non ho niente in comune con Benedetta Parodi, neanche i capelli: i miei sono lunghi, ma non sanno mai di cipolla di Tropea.

Però, quando è sparita da La Sette, mi sono accorta che in fin dei conti ero ancora più indignata di quando avevo scoperto che piaceva a mio marito e a mia madre.

Così, del tutto pentita di avere sottovalutato la ramata carriera del padellame, ho cercato di capire più a fondo la fenomenologia di Benedetta.

A proposito della sensualità del cucinare – ripensando alla sparata di quell’antico ragazzo – ricordo di aver sentito ipotizzare a molti che B. Parodi fosse la Nigella italiana. Ma percepivo che il suo fascino si annidava tra emozioni molto più rassicuranti e disneyane: dopo tutto Nigella è una che ti fa venire voglia che il suo programma di cucina si trasformi in un porno, mentre Benedetta è la classica conquista che ogni buon marito, in preda alla cotta estiva, farebbe tranquillamente a cielo aperto, trascinando i suoi ignari bambini a mangiare qualcosa di cucinato da lei in 20 minuti.

Dunque, la prima pista d’indagine che ho seguito, rimanendo in terreno casalingo, è stata: che cosa hanno in comune mio marito e mia madre? L’unica risposta che mi è venuta in mente è: sono degli esseri umani. Persone. Ma era sufficiente: era la chiave.

Benedetta Parodi è esattamente il tipo di amica con cui ogni mamma spera di legare durante una riunione all’asilo; la nuora delle quale ciascuna suocera vorrebbe vantarsi in fila al bancone salumi; la moglie con cui tanti laureati in lettere snob sperano sotto sotto di fare un’innocente amicizia in spiaggia. Diciamo, la donna che ti fa venire gli occhi a cuore, e non la bava alla bocca.

Prima di tutto, è dotata di un talento munifico e molto più precotto di tanti altri talenti che si addicono a una donna: che ne so, il talento manageriale, politico, per la danza, per la poesia.

Voglio dire, prima di mangiare con le poesie di una moglie poetessa, bisogna che queste poesie facciano tanti passaggi, e si pieghino a tanti compromessi (per esempio scrivere articoli online su B. Parodi).

Al contrario, il prodotto del talento della Parodi è non solo la fonte del suo guadagno, ma è anche ciò che immediatamente andrà a sfamare la sua famiglia dopo la trasmissione. Perché a casa Parodi-Caressa si può cenare con le delizie realizzate in studio. Ecco, questa è una domanda che mio marito mi ha rivolto più di una volta, con aria sognante e golosa: dici che alla sera Fabione si mangia le cose che lei cucina in tivù, vero?

Questo mestiere, a differenza della manager, non richiede nemmeno la presenza di una tata fissa, dato che Benedetta può anche portarsi i bimbi in studio, e già che c’è, insegnargli a spignattare, prendendo due, tre, quattro piccioni con la famosa fava, e magari cucinandoli tutti assieme con una mela candita in bocca.

Dal punto di vista sociale, nessuna moglie potrebbe adirarsi contro il marito per aver portato i figli ai giocare coi piccoli Caressa a casa di quella santa: la carta jolly di Benedetta è che ha anche una famiglia che tutti si troverebbero interessante frequentare.

Il marito, Fabio Caressa, oltre ad avere ciò che la maggior parte dei mariti italiani vorrebbero avere (una donna affermata, che cucina bene, che va in televisione a fare una cosa pulita come la dadolata, e si porta pure i figli), rappresenta anche tutto ciò che gli uomini italiani vorrebbero essere.

Se infatti l’aspirazione di diventare calciatore e sposare una velina è quella appare la più popolare, l’idea di essere un cronista calcistico di Sky e sposare una cuoca famosa si avvicina molto di più alla reale prestanza fisica di qualsiasi sognatore d’Italia. E’, insomma, un sogno più veloce da cuocere.

La perfetta sorella da sfoderare alla domanda maliziosa degli amici: ma hai anche una sorella?

A nessuno dispiacerebbe nemmeno avere una cognata come Cristina, la perfetta sorella da sfoderare alla domanda maliziosa degli amici: ma hai anche una sorella?! Anche lei acqua e sapone, carina a un livello umanamente accettabile, e stoica portavoce del vero romanzo quotidiano del paese: la cronaca.

Il quadro dell’italian dream si chiude quando vostro cognato è Giorgio Gori, storico produttore televisivo, l’uomo che invece dei romanzi nel cassetto c’ha i reality, e che per buttare qualcos’altro in pentola ha pure fatto lo spin doctor a Matteo Renzi.

La cucina di Benedetta Parodi era – ed è – molto più di un set televisivo: è la casa dove ci piacerebbe vivere, attorniati da bambini come i nostri, ma appena un po’ più telegenici, con qualche ospite speciale accanto col quale parlare un po’ di tournée teatrali per distrarsi un po’, ma mai troppo, dal gusto quotidiano della vita, che è fatto di rosmarino e cosce di pollo di più di quanto non sia fatto di celebrity ed eroi – e dunque va bene distrarsi solo il tempo piccolo che il pollo non si bruci.

Se La7 non si è dimostrata una rete vicina alle persone (mia madre, mio marito), di sicuro RealTime, tra una compravendita di casa andata a buon fine e una spennellata di phard di Clio, sarà un posto più accogliente per i milioni di commensali virtuali di Benedetta, così disposti a inseguire un sogno possibile che quasi gli sembra di sentire il profumo di pasticcio di radicchio che esce dal loro forno.

Non voglio dire che mia madre e mio marito siano persone “comuni” (gli farei torto a definirli tali), ma che sicuramente Benedetta è anche il loro sogno di normalità. La ragazza del fornello accanto, quella che vi auguriate vi apra la porta del pianerottolo se vi manca lo zucchero, e soprattutto se vi manca il cardamomo.

 

 

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