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Come ritrovare le dannate chiavi di casa, secondo il New York Times

Ok, avevi lasciato le chiavi di casa proprio lì, sulla mensola all’ingresso, o forse le avevi appoggiate un attimo su quel cuscino: fatto sta che ora sono sparite, non si trovano, hai guardato dappertutto e non sembrano essere più parte di questa dimensione. Per fortuna, il New York Times si è preoccupato di chiedere ad alcuni esperti di spiegare il mistero degli oggetti d’uso comune che vengono smarriti più di frequente, ottenendo anche consigli su come ritrovarli senza perdere troppo tempo.

Michael Solomon ad esempio, autore del libro How to Find Lost Objects, dice che la prima cosa, in questi casi, è rimanere calmi e cercare in maniera ordinata: «Non esistono oggetti smarriti, ma solo ricercatori non sistematici», per prendere in prestito le sue parole. E, sorprendentemente, è sempre bene cercare le chiavi dove dovrebbero essere: «Gli oggetti sono inclini ad andarsene in giro, ma ho scoperto che tendono a non spostarsi più di 45 centimetri dal loro luogo originario», ha scritto il dotto Solomon.

The keys of Iranian President Mahmoud Ah

Un altro errore comune, gli ha fatto eco il ricercatore in Scienze psicologiche e cerebrali alla John Hopkins University Corbin Cunngham, è confondere i luoghi in cui si ha già cercato: Cunningham ha consigliato di spostarsi da una stanza all’altra solo quando si è sicuri di aver ricercato ovunque in quel determinato spazio, e di evitare assolutamente di «fare avanti e indietro»: se l’oggetto agognato non era lì la prima volta, inutile sperare che appaia magicamente in seguito.

Tra gli altri punti elencati dalla guida del Times, c’è anche «attenti agli scherzi della mente». Gayatri Devi, neurologo all’ospedale Lenox Hill di Manhattan specializzato in disturbi della memoria, dice che ripercorrere per filo e per segno i movimenti fatti con un determinato oggetto può portare a falsi ricordi che finiscono per complicare le ricerche. Se si cerca in due, ad esempio, «ponetevi domande aperte, non già indirizzate». Ad esempio, “quand’è l’ultima volta che l’ho visto?” funziona meglio di “Ricordi? Eravamo insieme in macchina quando l’abbiamo usato l’ultima volta».

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