Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
Ha da poco compiuto 34 anni, eppure Rosalía sembra aver attraversato diverse ere. La sua recente apparizione alla Paris Fashion Week è stata vissuta come un’epifania, non solo dai fan: «Ho imparato lo spagnolo per cantare le tue canzoni» le ha confidato Jennifer Lawrence, al suo fianco nel front row della sfilata di Dior e gli U2 le hanno dedicato una traccia del nuovo album, Carnaval de Luz. Il LUX tour si è chiuso il 16 settembre a Miami, ma il trend dell’album Lux continua, e con esso l’aura di misticismo che in questo 2026 ha consacrato definitivamente il trend nuncore. Ci sta già pensando Troy Sivan a inaugurare il medievalcore col lancio del suo nuovo singolo Party, ma prima che il trend, che Corinne Corci su Vogue ha definito come «il nostro modo preferito per sfuggire dall’Apocalisse» costruisca un nuovo immaginario, il mondo massimalista popolato da suore e mistiche rimane saldamente la cifra ascetica del nostro tempo: «Non sono una santa però sono benedetta», canta in Reliquia, canzone-manifesto della spiritualità del nuovo millennio, fatto di poche chiese e molti spazi sacri e fluidi. Una spiritualità che non si serve più del Catholic kitsch come se ne serviva Madonna negli anni Ottanta, o Sister Act negli anni Novanta. Il nuncore parte dall’immaginario cenobitico di celle e monasteri per descrivere un nuovo modo di essere donna nel mondo.
It-nun
Le reference al misticismo cristiano non sono solo una questione estetica, come la Madonna di The Immaculate Collection: non basta mettersi un velo e provocare, ma neppure prendere parte a una messa in ordo vetus sulla Fifth Avenue di New York come fanno i cattoinfluencer su Instagram e TikTok per mostrare un rapporto con Dio di matrice freudiana. Il nuncore oltrepassa il feticcio dei sacri oggetti e rifiuta la retorica che mette in piedi, per esempio, Annalisa con Canzone estiva, vestita metà da suora e metà da pornodiva: il milieu da cui pretende di attingere, come l’erotismo di Like a Prayer di Madonna o l’It nun di Prete e suora che si baciano immortalati da Oliviero Toscani nel 1991, era l’eco chamber plissettata del softcore nato negli anni Ottanta. Oggi ogni operazione che ammicca a quel mondo allora sensato, nostalgia la parte, risulta irrilevante. Il nuncore gemma da quello stesso stesso ramo da cui fiorì l’ambiguità che, tanto per la società dominata dai maschi cantata da Madonna in True blue quanto in quella descritta da Margaret Atwood nell’immaginaria Gilead, praticava forme di addomesticamento sociale femminile.
Allora aveva senso parlare di «mistica erotica», tanto per citare l’espressione che Sergio Mattarella, ministro della Pubblica Istruzione, usò per bollare Madonna quando il 6 luglio 1990 osò portare a Roma il Blonde Ambition Tour. L’erotismo sacro doveva essere disruptive, scardinare la rappresentazione femminile che trovava la sua vestale in Madre Teresa di Calcutta e i suoi proclami contro la libertà dei corpi delle donne. Trent’anni dopo, invece, la riscoperta delle religiose e mistiche attraverso i loro scritti appare come l’occasione per riconquistare una centralità nuova: la donna nuncore è l’erede di una sapienza che ha preso la polvere per centinaia di anni prima di essere riconosciuta per quella che è grazie, peraltro, al contributo di una schiera di teologhe per nulla prone al clericalismo. Sexo Violencia y Llanta, la canzone che fa da prologo a Lux di Rosalía, è un’ode a questa riscoperta dove il sesso e il sacro si permeano a vicenda: ne sono imbevuti della stessa materia gli scritti mistici della carmelitana Teresa d’Avila o della religiosa Maria Margherita Alacoque, le cui pratiche di mortificazione erano un modo personale di raggiungere l’estasi del piacere.
Non è l’uomo per me
E qua s’insinua già il cuore del nuncore, la condizione religiosa come nuovo modo di vivere una femminilità in risposta all’eteropessimismo dilagante. Nel romanzo di Anna Voltaggio, La santa degli altri (Neri Pozza, 2026) quando Margherita, arrivata come un dono grazie al voto fatto dalla mamma a santa Rita, parla a Sarina della santa di Cascia, così ne dispensa le doti: «Mamma dice che è un’aggiustamariti. Che se un marito e un fidanzato si comportano male, tu chiedi la grazia e poi ci pensa santa Rita». «E a tua mamma l’ha aiutata?». «Forse l’ha fatto sparire, e così l’ha aiutata». Le sante religiose non sono più icone di devozione, ma esempi di resistenza a un sistema maschile tossico.
Quando, a pochi giorni dall’uscita dell’album, Rosalía è stata intervistata da Mar Vallverdú nel podcast Radio Noia, ha confessato: «Non c’è più spazio per le crush», aggiungendo poi: «Ammiro tantissimo le suore, sono incredibili, creature celesti». Austerità e cleanface sono la grammatica del nuncore, ma il suo fondamento è la sorellanza, refrattaria all’ingerenza maschile. Non stupisce che il nuncore, per la materia di cui è fatto e le istanze che rivendica, si sovrappone al suo trend opposto, il witchcore, la subcultura in cui le streghe sono il riflesso delle angry female (Alanis Morissette) e si riprendono tutto quello che è stato loro tolto dal dominatore di turno.
Sorelle in convento
Nel video del brano Focu ‘Ranni, ispirato a Santa Rosalia che rifiuta una vita sponsale per unirsi a Dio, Rosalía canta: «Un amore senza leggi è l’unico che accetterei», selvaggia in groppa a un cavallo virgineo, un po’ Lady Godiva nordica, un po’ diafana dama rinascimentale. La suora supera queste proiezioni sponsali attraverso il suo rapporto con Dio: si oppone, così, alla società maschile da dentro, incurante del riconoscimento sociale.
Leggendo Ildegarda di Bingen, per esempio, si scopre una dimensione cosmica che supera l’angustia degli spazi del suo monastero. Come non citare la feconda reclusione a Rebibbia di Goliarda Sapienza, che ne L’arte della gioia (Einaudi, 1998), racconta, appunto, l’emancipazione della protagonista fra le mura di un convento? La clausura non è più vista come un oltremondo fatto a immagine e somiglianza di un giardino di vergini, ma una delle più alte forme di libertà e dissenso sociale. Il nuncore ci tocca oggi, negli anni Venti, perché questa postura non è una rievocazione storica ma contemporaneità. Ainara, la 17enne protagonista della pellicola pluripremiata Los Domingos, sceglie di entrare in convento malgrado lo scetticismo e l’opposizione della famiglia. Il film inizia con la luce degli smartphone che illumina la notte bianca di alcune ragazze: da fuori il convento è visto come un luogo rassicurante, al riparo dalla vita vera. Per Ainara, al contrario, è una scelta radicale da rivendicare costantemente, anche quando il mondo sembra già penetrato oltre le sbarre con gli smartphone intrusivi come pensieri d’evasione.
La rivendicazione della libertà alla base del nuncore passa anche attraverso il corpo, la castità religiosa è vista come scelta radicale. Scriveva la giornalista Premio Pulitzer, Susan Faludi, in Backlash: «La donna femminile è eternamente statica e infantile. È come la ballerina di un carillon d’epoca, i suoi lineamenti immutabili sono minuti e femminili, la sua voce è tintinnante, il suo corpo è incastrato in uno spillo che ruota in una spirale che non crescerà mai. In sostanza, piccola e gestibile». Il celibato volontario, invece, suona come l’esatto opposto non per l’astinenza in sé, ma come consapevole dominio del proprio corpo. Le religiose che praticavano l’anoressia mirabilis, come Santa Caterina da Siena, lo facevano per ricordarsi chi erano, come ha scritto l’editor letterario newyorkese John Oakes ne Il digiuno (il Saggiatore, 2025): «Caterina aveva già manifestato «un’avversione per lo sguardo degli uomini». Intraprese allora un digiuno di protesta, dichiarando di essere sposa di Gesù. In effetti, Caterina si ribellò all’idea di diventare lei stessa cibo, fonte di calore per un numero potenzialmente elevato di bambini e risorsa, sotto molti aspetti, per l’uomo che avrebbe dovuto sposare». Il digiuno offriva (e offre) un mezzo per sfidare, se non addirittura per eludere, il patriarcato della casa e della Chiesa. Sempre secondo Oakes le testimonianze di sante anoressiche riconosciute dalla Chiesa cattolica romana dal XIIIesimo secolo all’età moderna sono oltre 260.
Il diavolo in corpo
Nella mistica, il corpo diventa il campo della lotta più cruenta. Poco prima del Festival di Cannes, fu è stato annunciato il completamento di un restauro integrale dei I Diavoli (1971), il controverso lungometraggio di Ken Russell. A ispirare il film è la presunta possessione demoniaca di massa di un convento di Orsoline nella cittadina francese di Loudun nel 1634. Eppure, la demonologia fa solo da cornice ad altro: il corpo della donna è l’arena di un parossismo liberatorio che rompe le righe, a partire dal binarismo cromatico degli abiti delle monache, metafora di una società che ragiona in bianco e nero. Alla donna mistica che, nello sviluppo degli eventi, arriva ad abusare del divino, è sufficiente rompere le righe per mostrate i limiti del patriarcato. Questo cortocircuito raggiunge l’apice con Madre Giovanna degli angeli di Jezy Kawalerowicz (1961), anch’esso ispirato allo stesso episodio, in cui la bicromia drammatizza lo scarto che crea il potere maschile. Ci vorrà L’Esorcista di William Friedkin, uscito due anni dopo I Diavoli, per declinare questo conflitto ancestrale nel mondo moderno, nel cuore di quell’America turbotecnologica che mascherava col progresso una struttura patriarcale inossidabile. Come già nelle religiose di Loudun, così anche in Reagan, piccola ragazza nordamericana, il rapporto con la società dei padri forti ma, di fatto, assenti, assume i contorni dell’abuso, e alla vittima non resta che la ribellione fisica. Il nuncore ci ricorda la soglia del passato è rotta, sostituita da una continua osmosi.
«Tra il confessore che ti porgeva la mano sotto le mentite spoglie dell’amicizia per assicurarsi che i tuoi scritti spirituali non si allontanassero troppo dalla linea del partito dell’ordine e il vescovo con l’ultima parola sul fatto che la tua vocazione eccessiva fosse solo teatralità o una vera chiamata divina, si estendeva una matrioska di uomini spesso privi di talento. Cardinali, amministratori delegati, visitatori dell’ordine, responsabili contabili, arcivescovi, direttori finanziari: titoli diversi per la stessa tirannia» scrivono Ana Garriga e Carmen Urbita in La saggezza del convento. Come le monache del XVI secolo possono salvarti la vita (Mondadori, 2026). Nuncore è sorellanza, spazio di libertà e di azione. Non c’è dissenso, perché l’elemento maschile, semplicemente, non è contemplato, tanto quanto non lo contemplavano religiose come Ildegarda quando, nel 1148, scriveva al conte di Parigi Oddone: «Così, io sono una piuma sul soffio di Dio, non ho grandi poteri o istruzione, e neppure una buona salute, ma mi affido completamente a Dio». Lei It girl in convento, che non aveva timore di ammaccarsi. Da maschio cis, devo prenderlo come dogma, un vero atto di fede.
