Nei momenti di crisi non c’è niente di più curativo che rileggere e riguardare Jane Austen

Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.

27 Marzo 2026

Da ragazzina, mi ero messa in testa di imparare al pianoforte “Dawn”, un brano composto da Dario Marianelli per la colonna sonora di Orgoglio e Pregiudizio del 2005. Inizia con dieci note singole e poi prosegue in un flusso danzante, allo stesso tempo allegro e malinconico, francamente difficilissimo per le mie capacità. Se lo ascoltate, vi si formerà subito nella testa l’immagine di qualcuno che cammina in una distesa d’erba nebbiosa: è una verità universalmente riconosciuta (un’altra verità universalmente riconosciuta è che ogni articolo su Orgoglio e Pregiudizio inizierà con «È una verità universalmente riconosciuta», uno dei più noti incipit della storia della letteratura). Comunque, a ricordare per sempre il fallimento della mia impresa, il brano fa da sottofondo a più o meno tutti i TikTok dedicati al romanzo di Jane Austen e ai suoi molteplici adattamenti. Uno degli ultimi video che l’algoritmo mi ha proposto, mostra una finestra di New York: mentre scorrono le note di “Dawn”, dal vetro si intravvede una televisione accesa. «Chiunque lei sia», dice il TikTok, «sta guardando Orgoglio e Pregiudizio del 2005 alle 8 di un venerdì d’estate, a New York, e wow, se la rispetto». Una ragazza commenta sotto che nello stesso momento lo stava guardando anche lei in Germania, e l’autrice del video le risponde solo «We are a sisterhood». Consumare contenuti online su Jane Austen consiste fondamentalmente in questo.

36 adattamenti and counting

È il motivo per cui non dovrebbe stupire che, ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese classe 1775 e morta a 41 anni, viene accolto con la certezza che lo guarderemo, anche se sarà di poco dissimile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta. Come ha scritto la professoressa di Lingua e Letteratura Inglese Lauren Westerfield su Literary Hub, «È una verità universalmente riconosciuta», okay, «che ogni generazione senta il bisogno di un nuovo adattamento (o anche di più) di un’opera di Jane Austen». Del resto, oggi l’hashtag della scrittrice su TikTok ha quasi 147.000 post, online ci sono forum, fan club, moltissimi meme e, secondo la Jane Austen Society of North America, esistono 36 adattamenti degni di nota tra cinema e TV, di cui 10 di Orgoglio e Pregiudizio, 9 di Ragione e sentimento e 8 di Emma. Da poco è uscita sulla BBC la serie The Other Bennet Sister, una sorta di spinoff di Orgoglio e Pregiudizio, ma ancora non ne abbiamo abbastanza. Sono stati annunciati, infatti, altri due adattamenti: un film di Ragione e Sentimento con Daisy Edgar-Jones (la Marianne di Normal People) e l’attesissima serie Netflix su Orgoglio e Pregiudizio con Emma Corrin nel ruolo di Elizabeth Bennet, Jack Lowden come Mr. Darcy e Olivia Colman (non vedo l’ora) nel ruolo di Mrs. Bennet. Tra l’altro, ad adattare la sceneggiatura sarà Dolly Alderton, autrice voce dei Millennial con il suo Everything I Know About Love, ecco che torna il tema delle generazioni.

La migliore Emma e il miglior Mr. Darcy

Il tempo, dunque, passa per tutti tranne che per Jane e noi andiamo avanti a collezionare versioni diverse delle sue eroine. C’è la Emma Anya Taylor-Joy del 2020 e la Emma Gwyneth Paltrow del 1996, entrambe biondissime e convinte di agire sempre per il meglio. La mia Emma preferita, però, è chiaramente Alicia Silverstone in Clueless (1995) che, pur essendo ambientato in un liceo di Beverly Hills, è un adattamento piuttosto ben riuscito del romanzo del 1815. Anche su chi sia il vero Mr. Darcy la competizione è serrata: Colin Firth è in vantaggio per averlo interpretato nella serie culto della BBC del 1995, per avervi fatto un’apparizione in camicia bagnata di cui ancora si narra, e per aver sostanzialmente reinterpretato se stesso ne Il diario di Bridget Jones, che si ispira al romanzo e alla serie. C’è da dire, però, che Matthew Macfadyen – Mr. Darcy nell’Orgoglio e Pregiudizio del 2005 con Keira Knightley – è in lizza per scalfire il mito di Firth grazie a una molto specifica ossessione sviluppatasi online, quella per l’“hand flex”. Si tratta di un movimento che Macfadyen-Darcy fa in una scena del film dopo aver toccato la mano di Elizabeth, quando ancora non ammette di amarla: apre il pugno e allunga le dita per allentare la tensione, niente di che direte voi. E invece no: «Girls will be like “I needed this” and it’s literally just Mr. Darcy flexing his hand», assicurano i video.

Naturalmente alcuni adattamenti piacciono più di altri (il Persuasione del 2022 con Dakota Johnson è stato un mezzo flop), ma non si esaurisce la curiosità verso nuove scelte registiche, di riscrittura, di ambientazione e casting. Se penso ai tweet inorriditi e alle vesti stracciate quando Emerald Fennell ha annunciato il suo Cime Tempestose, un po’ mi stupisce che Austen abbia una fanbase così misurata. È vero che i suoi adattamenti sono spesso più fedeli ai libri, si prestano meglio: Cime Tempestose è difficilissimo da trasporre, pieno di cose non dette e non mostrate, mentre i libri di Austen, con i loro dialoghi incalzanti, sembrano delle opere teatrali (e infatti Jane amava il teatro: da piccola organizzava delle recite nel fienile, da ragazza ci andava sempre, quando era a Londra).

Janites o Janeites

Non è che Austen non generi hater: Mark Twain diceva che, a leggerla, gli veniva voglia di «dissotterrarla e usare l’osso della tibia per colpirle il cranio». Oggi c’è soprattutto chi pensa che si tratti di romanzi per ragazzine su amore e matrimonio, ma i “Janites” (così George Saintsbury definiva i fan di Jane nel 1894) o “Janeites” (come li chiama Rudyard Kipling nel suo omonimo racconto del 1924 su un gruppo di soldati che legge Austen per sopravvivere alla guerra) sanno che i suoi libri trattano temi solo esternamente insignificanti, ma che si espandono nell’immaginazione. Lo diceva Virginia Woolf, socia ad honorem dei Janeites, che riteneva Austen «una donna che scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza critiche o recriminazioni». Fin da giovanissima, Jane è riuscita a ritrarre personaggi, stati psicologici e relazioni in cui chi legge può riflettersi e provare a capirsi. «Una delle fate che vegliano sulle culle, deve averla condotta in un viaggio intorno al mondo appena nata», scriveva sempre Woolf, «Tornata nel lettino, non solo Jane conosceva come era fatto il mondo, ma aveva pure scelto il suo posto. Aveva deciso che, se doveva occupare quello spazio, non ne avrebbe desiderati altri. Dunque, all’età di quindici anni si faceva ben poche illusioni sul prossimo e nessuna su di sé».

Quando penso al posto scelto da Jane, mi viene in mente la sua casa di Chawton in Inghilterra e il suo scrittoio posizionato di fronte a una finestra strategica per osservare i passanti: il mio ideale di scrivania. Chawton è meta di pellegrinaggio dei fan, come lo è Haworth per le Brontë, ma al posto del cimitero e delle brughiere, c’è un giardino fiorito sul retro e, intorno, morbide distese erbose. L’ambientazione dei libri di Austen, tra campagna inglese, balli e ricche tenute, è parte integrante della loro attrattiva, l’ha detto anche Sally Rooney inserendo Emma tra i suoi «comfort book» e citando Jean Rhys: «Voglio un libro lungo e tranquillo che parli di persone con un reddito elevato, un libro come un prato verde e pianeggiante con le pecore che vi pascolano». Quella che, invece, di questa calma non sapeva che farsene, era proprio Charlotte Brontë: «niente spazi sconfinati, niente aria aperta, nessuna collina azzurra, nessun torrente impetuoso», protestava. Per Bronte, la preromantica Austen era «senza sentimento», ignorava «ciò che palpita con impeto» e «ciò che rimescola il sangue».

L’effetto curativo di Jane Austen

Eppure, nei periodi storici più diversi, c’è chi ha sostenuto che Austen, con il suo equilibrio introspettivo e la sua critica ironica e implacabile alla società, abbia un effetto curativo. Nel pieno della pandemia del 2020, la scrittrice Amber Brock diceva su Twitter: «Mi sto iniettando Jane Austen nelle vene come fosse una flebo»; nel 1943 la lettura di Orgoglio e Pregiudizio aiutò Winston Churchill a guarire da una polmonite che gli stava facendo perdere il senso di sé. «Credetemi, non c’e nessuno pari a Jane quando ti trovi in una brutta situazione», assicura Rudyard Kipling tramite uno dei suoi personaggi e, in effetti, un pezzo del Guardian del 2022 sostiene che Austen torni popolare specialmente nelle fasi di crisi, quando ci si sente senza prospettive, con poco controllo sul futuro. È in questi momenti, mi pare, che diventa più facile fantasticare sul lasciare la presa, accettare il languore o mandare tutto all’aria, giocando con l’idea della propria distruzione. Per questo oggi funzionano bene personaggi come Catherine di Cime tempestose o anche la protagonista de La campana di vetro di Sylvia Plath, per citare un altro adattamento annunciato.

Catherine si lascia impazzire e poi morire perché le cose che vuole non sono conciliabili né ottenibili. E io la capisco, giuro che la capisco, ma che boccata d’aria potersi aggrappare alle eroine di Austen mettendo le loro voci nella mia testa. Anche loro con poco, pochissimo margine d’azione, ma determinate a trarre il meglio da ciò che hanno con pragmatismo, senza rinnegare loro stesse. Persino Mr. Darcy, pare possa farci del bene e ultimamente è stato preso come esempio di maschilità non tossica proprio per la capacità di mettersi in discussione, cambiare idea e affrontare le proprie emozioni. Ho letto un tweet carino in proposito: qualcuno faceva notare come Austen, con Darcy, smonti l’idea che possiamo cambiare gli uomini di cui ci innamoriamo, quando dovrebbero essere loro a scegliere di migliorarsi indipendentemente. «E intanto Emily Brontë: “Perché non renderci peggiori a vicenda?”», ha risposto sotto qualcuno. Come dire: se Brontë è la sigaretta fumata all’alba con il rimmel colato di pianto, Jane Austen è la seduta di terapia già fissata il giorno dopo. Girlhood is a spectrum, dopo tutto.

Non bastano tutti i film e tutti i libri del mondo per spiegare il mistero di Emily Brontë

Mentre leggiamo o rileggiamo Cime Tempestose, continuiamo a chiederci come una ragazza di quei tempi abbia potuto scrivere una storia che continua ad attrarre e repellere generazioni di lettori.

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