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Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.
Ci sono così tante stroncature di Digger che i produttori le stanno usando nella campagna promozionale del film (e per dire che i critici non ci hanno capito niente) Una trovata che non si è rivelata granché efficace: il film ha incassato solo 8 milioni di dollari negli Usa ed è già considerato il peggior flop della carriera di Tom Cruise.
Per la prima volta nella storia, il caffè è stato coltivato e raccolto interamente in Italia. E sì, c’entra il riscaldamento globale Dopo un secolo di tentativi falliti, c'è riuscita una famiglia di torrefattori di Palermo. È un'ulteriore prova della tropicalizzazione dell'agricoltura italiana.
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.

Gli elefanti e il patto di cristallo fra Renzi e il governo NapoLetta

L'accordo fra il sindaco di Firenze, il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio adesso sembra solido. Ma quanto e come durerà?

24 Ottobre 2013

Roma – Gli oltre quaranta minuti di colloquio registrati ieri pomeriggio a Firenze tra il sindaco Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sommati all’incontro di un’ora e passa registrato due settimane fa a Palazzo Chigi tra il Rottamatore e il presidente del Consiglio sommati alla calma apparente osservata in questi giorni all’interno del Pd, e in particolare nel cerchio magico renziano, potrebbero essere tre indizi utili a offrire una prova intorno a un argomento chiave in questa fase complicata della legislatura. Esiste o no un patto tra Renzi e il governo NapoLetta? E se sì, che senso ha questo patto? Cosa prevede? Quali sono le clausole? E quali sono i punti di fragilità?

Alla fine del prossimo anno Letta e Renzi potrebbero passarsi il testimone in modo persino meno traumatico rispetto a quanto fatto in Inghilterra tra Tony Blair e Gordon Brown.

La risposta alla domanda di cui sopra è che, sì, esiste un patto tra Renzi e il governo NapoLetta e quel patto, sulla carta, prevede un accordo che suona più o meno così: Matteo, ha detto Letta due settimane fa a Renzi, tu appoggia il mio governo con lealtà per tutto il prossimo anno e io ti prometto che non farò durare questo governo più dei famosi diciotto mesi necessari per fare le riforme che servono al paese. Il patto, sempre sulla carta, potrebbe persino convenire a Renzi nella misura in cui per tutti – per Renzi, per Letta, per Napolitano, per Alfano e compagnia – sarebbe un suicidio politico tornare alle elezioni senza aver realizzato quelle riforme necessarie per cui il governo era nato e sarebbe un assist micidiale offerto a tutte quelle forze politiche (Grillo in primis) che hanno fatto dell’inutilità di questo governo il loro cavallo di battaglia (per non parlare poi del fatto che se Renzi vuole conquistare gli elettori di Grillo, come ammette nella sua mozione congressuale, il modo migliore per farlo è dimostrare di avere la forza di imporre a questo governo la giusta agenda delle riforme da fare). Dunque, secondo questo patto, nonostante la contrarietà almeno formale di Giorgio Napolitano il quale non manca mai di ripetere che questo governo non è nato per durare un periodo limitato di tempo ma è nato per durare e basta, tutto sarebbe già scritto, e alla fine del prossimo anno Letta e Renzi potrebbero passarsi il testimone in modo persino meno traumatico rispetto a quanto fatto in Inghilterra tra Tony Blair e Gordon Brown (e a proposito, sarebbe interessante capire chi è oggi tra Letta e Renzi a essere più simile a Blair che a Brown).

Dunque tutto facile e tutto scritto? Destino già segnato? Con Renzi che fa il segretario, Letta che arriva trionfalmente al semestre europeo, Alfano che riesce a resistere alla carica sfascista dei falchi del Pdl, Napolitano che riesce a imporre al governo il giusto ritmo da seguire per soffiare forte sulle vele della lenta ripresa economica? Gli ostacoli in realtà esistono e sono di due tipi. Lasciamo stare il centrodestra, dove le truppe lealiste schierate con i ministri del Pdl al momento sarebbero sufficienti al Senato per far sopravvivere il governo con o senza Berlusconi, e pensiamo per un attimo al Pd.

Renzi, come è noto, quando diventerà segretario si muoverà nei rapporti tra il governo e il Pd con la stessa leggerezza (siamo ironici) con cui si muoverebbe un elefante al galoppo dentro un negozio di cristalli.

Di che ostacoli parliamo? Due. Il primo riguarda il contesto in cui è nato il patto tra Renzi e il governo NapoLetta: un contesto in cui Renzi ha interesse a non creare fibrillazioni al governo per scongiurare il rischio che le primarie possano passare in cavalleria. Il secondo ostacolo è invece legato al futuro del Pd renziano. Renzi, come è noto, quando diventerà segretario si muoverà nei rapporti tra il governo e il Pd con la stessa leggerezza (siamo ironici) con cui si muoverebbe un elefante al galoppo dentro un negozio di cristalli, e la sua propensione naturale, patto o non patto, è quella di continuare a declinare in modo coerente il tema della rottamazione. In questo senso, la rottamazione di Renzi potrà essere utilizzata imponendo al governo una nuova direzione solo a condizione che l’orizzonte temporale dell’esecutivo, Napolitano o non Napolitano, sia quello della fine del 2014, e non oltre.

Problema: ma come fa Letta a promettere a Renzi di togliersi di mezzo sapendo che un centrodestra deberlusconizzato guidato da Alfano avrebbe bisogno di molto tempo per riorganizzarsi e presentarsi competitivo alle prossime elezioni? In altre parole: e se quello di Letta fosse un doppio gioco, dove con una mano mostra il pollice ad Alfano, tranquillo Angelino il governo dura, eccome se dura, e dove con l’altra mostra il pollice a Renzi, tranquillo Matteo il governo dura quello che deve durare, non di più, non più del 2014. Secondo problema: ma se il governo non seguirà la direzione richiesta da Renzi, se si impantanerà come successo nell’ultima fase al governo Monti, se non riuscirà più a svolgere il suo ruolo, diciamo così, di coalizione riformatrice, potrà Renzi permettersi il lusso di non rompere cristalli per non turbare la stabilità? La risposta ovviamente è no, e si capisce allora perché, sotto sotto, il patto tra Renzi e il governo NapoLetta sia un patto molto fragile all’interno del quale i contraenti fingeranno grande amicizia fino al prossimo 8 dicembre, prima di prepararsi, in caso di necessità, a rompere i cristalli e a scatenare l’inferno.

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