L’arte di improvvisare si impara a Pesaro

Dalla pizza Rossini alla Panda targata C4MP4R1N1: com’è andata «Camparini a caso», la festa di Campari Soda in terra pesarese.

28 Ottobre 2026

Se siete stati a Pesaro avete assaggiato la Rossini, e se l’avete assaggiata vi siete fatti una domanda legittima: chi ha avuto l’idea di mettere uova sode e maionese su una pizza? La risposta esatta non ce l’ha nessuno. Le teorie abbondano, e una delle più gettonate racconta di una pasticceria che si inventò una pizzetta da colazione e la dedicò a Rossini, perché a Pesaro, prima o poi, tutto finisce in qualche modo dedicato a Rossini. Di sicuro c’è solo che è nata improvvisando, e che ogni tanto abbracciare il caos fa benissimo.

Ed è proprio a Pesaro, città che dell’improvvisazione ne ha fatto un’arte, che Campari Soda ha organizzato «Camparini a caso»: un brindisi tutto improvvisato, in cui l’unico programma era lasciarsi sorprendere e cullare da un drink rossissimo. Per l’occasione il Bar Carla si è vestito di rosso Camparino dalla testa ai piedi. Dietro il bancone c’era una parete intera di bottigliette, ovviamente rosse, accanto un DJ set, un’edicola «camparizzata» e serigrafie stampate al momento. Le insegne luminose davano l’unica indicazione utile della serata, «Non so dove ma andiamo» e in strada compariva una Panda targata C4MP4R1N1, con i copriruota a forma di tappo e il bagagliaio pieno di cuscini, pronta a partire certamente, ma non si sa e non importa dove. Dal forno, neanche a dirlo, uscivano la Rossini e la rossiccia, che per chi non lo sapesse è la stessa cosa ma con la salsiccia – specifichiamo in cottura. Se una pizza improvvisata funziona, perché non improvvisarne un’altra?

Tra un Campari Soda e l’altro, ai pesaresi abbiamo fatto due domande. La prima: vi è mai capitato di arrivare del tutto impreparati e di cavarvela alla grande? Qualcuno non ha avuto dubbi, perché «con le parole ci so fare», e qualcun altro è tornato al primo progetto di lavoro, presentato con un’emozione tale da non ricordare nulla di quello che aveva detto; le vocali, però, giura che le sapeva tutte, e alla fine «ce la siamo cavata, quindi va bene così». E poi c’è chi all’improvvisazione si è affidata proprio quella sera, presentandosi alla festa da sola, con la voglia di incontrare gente nuova. Com’è andata? Parole sue: è stato bello. Poi la domanda, qual è la scusa migliore che vi siete inventati per uscire da una situazione scomoda? E qui i pesaresi hanno dato il meglio. C’è chi tira in ballo il cane, chi si fa salvare da un’amica che chiama con un’emergenza e chi va sul classicone «non avevo capito, non avevo capito assolutamente». Il premio della serata, però, va a chi la scusa non si è limitato a raccontarla: «Ah, scusate, mi stanno chiamando… devo andare, alla prossima!». Quante risposte fossero vere non lo sapremo mai, ma di sicuro possiamo affermare che erano molto pesaresi.

Tutto questo un nome ce l’ha ed era scritto bello grande sulle felpe rosse della serata: «Mai preparati, ma sempre pronti». Un motto perfetto per una generazione che per organizzare un aperitivo ha bisogno di quaranta messaggi in chat e che fissa le cene con tre settimane d’anticipo, salvo poi annullarle il giorno prima. Dichiararsi impreparati, in fondo, è un piccolo atto di ribellione. Essere pronti, invece, vuol dire avere qualcosa a portata di mano quando la serata decide di cambiare programma. E qui il camparino gioca in casa, perché pronto lo è dal 1932. All’epoca l’aperitivo era direttamente proporzionale ad un bancone, ad un barista, ed ad un orario. Davide Campari ebbe l’idea di metterlo in tasca, un drink, il Campari Soda, già miscelato e in monodose: il primo aperitivo ready to drink, decenni prima che qualcuno inventasse la parola. La bottiglietta la disegnò Fortunato Depero, un calice rovesciato. Allineate sul bancone, quelle file rosse gli valsero il soprannome di soldatino, un piccolo esercito sempre pronto all’uso, lo stesso che a Pesaro presidiava la parete del Bar Carla. Davide Campari non poteva saperlo, ma aveva appena inventato la scusa perfetta per qualsiasi festa: non serve organizzarla, basta stapparla.

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