Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.
La foto in copertina è di Pierfrancesco Barba e ritrae i Laghi del campo base del Picco Lenin
Nelle prime settimane del 2026, internet ha riscoperto uno dei più famosi documentari di viaggio di tutti i tempi: Encounters at the End of the World di Werner Herzog, capolavoro del genere e del cinema tutto, dimostrazione di cosa succede quando un regista si ricorda di mettere la macchina da presa in valigia prima di partire per un viaggio. Una scena di quel film è diventata la sorprendente incarnazione dello Zeitgeist, un manifesto dello stato d’animo che attanaglia moltissimi di noi in questo terribile momento della storia. In Encounters at the End of the World, c’è un pinguino che a un certo punto, per chissà quale ragione, si allontana dalla sua colonia. Mentre i compagni si dirigono convinti verso il mare, lui si incammina verso l’entroterra. È solo, in questa sfida all’istinto di sopravvivenza: la montagna che si staglia all’orizzonte non gli promette nulla. Mentre la macchina da presa riprende la marcia folle di questo pinguino solitario, Herzog si chiede semplicemente: «Perché?». È stanco? È impazzito? Non ne può più della colonia? Non ne può più della vita? In assenza di una risposta da parte del diretto interessato, cioè il pinguino, è stato creato il meme del Nihilistic Penguin, l’immagine della collettiva volontà di fuga da un presente che, però, ci insegue imperterrito. È uno dei più incredibili momenti mai ripresi nella storia del cinema, questo di Encounters at the End of the World, ed è la prova dell’immensa forza che il documentario di viaggio riesce a dispiegare: quella di estrarre significato dalla realtà, di vedere la verità delle cose dietro la rappresentazione delle stesse, di dipingere la sorte del mondo intero nella corsa disperata di un pinguino dell’Antartide.

Foto di Walter Perlino
Nessun giovane regista azzarderebbe mai il paragone tra se stesso e Werner Herzog, ma questo non toglie il fatto che anche Werner Herzog è stato un giovane regista a un certo punto della sua vita e che qualcuno, a un certo punto, per qualche ragione, gli abbia messo in mano una cinepresa e gli abbia detto “vai e riprendi”. È questo lo spirito – e anche la speranza: immaginate il vanto di scoprire il prossimo Werner Herzog – che muove Avventure in primo piano, progetto realizzato in collaborazione tra Giffoni Innovation Hub, polo creativo d’innovazione legato ai giovani, alla pop culture e al cinema, e Avventure nel mondo, che da oltre cinquant’anni costruisce viaggi basati sulla condivisione, sull’adattamento e sull’esperienza diretta. “Vai e riprendi”, appunto: a questo sono chiamati quattro registi emergenti provenienti da tutta Italia, che grazie a questo progetto avranno la possibilità di partecipare a quattro viaggi che poi trasformeranno in altrettanti episodi che verranno poi raccolti in una docuserie. Viaggi “reali”, ci tengono a precisare gli organizzatori: qui non si tratta di realizzare content, di fare l’ennesimo video corto, medio o lungo che sia, per reiterare l’idea di viaggio plastificata e snervante a cui abbiamo oramai fatto il callo, tra travel show in tv e contenuti ottimizzati per l’algoritmo sui social. Qui si parla di viaggi veri, un’esperienza sul campo, in cui l’osservazione diretta è la premessa imprescindibile del racconto. Un racconto che ricalca inevitabilmente il viaggio per come lo intende Avventure nel mondo: un percorso in cui si condivide la strada e la meta, certo, ma anche e soprattutto gli imprevisti e le soluzioni.
Proprio per rispettare l’ethos di Avventure nel mondo, i quattro documentari saranno realizzati durante viaggi già esistenti e partecipati da gruppi di “veri” viaggiatori (non c’è trucco, non c’è inganno, non c’è cast, non c’è sceneggiatura, insomma). I registi non saranno osservatori esterni, ma parte del viaggio: condivideranno il tempo, gli spostamenti, le difficoltà e le decisioni con gli altri partecipanti. È in questa dimensione collettiva che il racconto prende forma, tra incontri, imprevisti, compromessi e momenti che non possono essere replicati né pianificati. Non avranno alcun copione da seguire: dovranno viaggiare assieme agli altri, come tutti gli altri, osservando ciò che succede senza la possibilità di costruire impalcature di finzione, senza poter montare scenografie o aggiungere all’esperienza qualsivoglia inserto artificiale. Non c’è una storia da mettere in scena né un’idea fittiziamente romantica di viaggio da esaltare: ci sarà solo il tempo da dividere con il luogo in cui ci si trova e con le persone con le quali ci si trova a viverlo, e un mondo da mostrare, un mondo che i quattro autori avranno vissuto e attraversato. E in questo tempo che i registi dedicheranno a questa impresa, uno spazio considerevole sarà da riservare agli incontri e alle scoperte, certo, ma anche alla fatica e al compromesso.

Foto di Maike Baroc
Per realizzare questo progetto, Giffoni Innovation Hub e Avventure nel mondo sono dunque alla ricerca di quattro registi emergenti, pronti a partire e a sperimentare: nell’esperienza personale e nel linguaggio cinematografico, alla stessa maniera. I quattro autori selezionati partiranno per una di queste mete: Tutto Nepal, destinazione storica per Avventure nel mondo, costruita negli anni attraverso relazioni e collaborazioni locali; il Pamir Motoraid, su due ruote lungo i confini di Tagikistan, Afghanistan, Cina e Kirghizistan, tra altopiani e comunità remote; il Safari Australe Ovest, tra deserti, parchi naturali e città di frontiera; e Islanda Viking Trek, un percorso essenziale tra fiordi e paesaggi vulcanici, lontano dalle rotte più battute.

Foto di Pietro Damele
Le candidature sono aperte, si trova tutto sul portale ufficiale del progetto: www.avventureinprimopiano.it. Il requisito fondamentale è sempre quello: essere pronti ad andare e riprendere.
Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.
Ha scritto canzoni indimenticabili, certo. Ma la sua vita incredibile, tra camice in denim, storie d'amore, milioni di sigarette, bottiglie di whisky, macchine veloci e pistole, lo ha innalzato persino al di sopra del suo talento. E da artista è diventato mito.
Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
