E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
La sonda sovietica Luna 3 scatta le prime fotografie del lato nascosto della Luna nell’ottobre 1959, finalmente si svela uno dei più grandi misteri dell’umanità. Da sempre ci si chiedeva con trepidazione che aspetto avesse quel volto inaccessibile, capace di scatenare fantasie e leggende. Ognuno proietta lì ciò che vuole, secoli di ipotesi e timori, per alcuni è la sede delle anime, per altri un serbatoio di oro, per altri ancora brulica di forme di vita sconosciuta.
I primi occhi a posarsi su quella superficie grigia e bucherellata appartengono agli astronauti della missione Apollo 8, del 1968. Ciò che vedono li spaventa, restano impauriti da qualcosa di imponente e luminoso. Oggi stupore e terrore dell’ignoto sono svaniti: nel seguire la missione Artemis II, partita per l’orbita lunare lo scorso 1° aprile, resta solo l’incanto. La vita sul pianeta Terra segue trame e cliché dei libri di fantascienza – pazzi dittatori che annunciano di voler spazzare via la civiltà, minacce atomiche, scenari di crisi energetica, cambiamento climatico – mentre le missioni lunari, al contrario, ci rassicurano, ci appaiono paradossalmente come unici rifugi di vita ordinaria. Al punto che le due notizie più rilevanti della avventura Artemis II sono stati i problemi con lo scarico della toilette e poi un vasetto di Nutella galleggiante tra l’equipaggio. Nulla di più domestico e quotidiano di un piccolo guasto nel bagno e un po’ di comfort food alla nocciola per contrastare la solitudine.
I quattro astronauti, tre uomini e una donna, si sono trovati infatti soli, alla massima distanza dalla Terra mai raggiunta, oltre 406mila chilometri. Nel 1969, quando Neil Armstrong passeggia per primo sulla Luna con Buzz Aldrin che scatta foto, il terzo uomo, Michael Collins, rimane a bordo in orbita intorno alla Luna. All’epoca si arriva a paragonare Michael Collins ad Adamo, per la stessa condizione di solitudine assoluta. Collins è l’essere umano più isolato, specialmente sul fronte comunicazioni, nel passaggio dietro alla Luna. Il silenzio radio è una delle caratteristiche che segnano tutta la storia delle spedizioni spaziali, Artemis II compresa, con un silenzio di quarantatré minuti. Resta ormai solo quel vuoto ad alimentare la suspence. Già la missione Apollo 8 circumnaviga la luna e accende i motori del modulo di comando nel silenzio radio. In quel cosiddetto Quiet Cone, il cono d’ombra comunicativo, si attraversa la schermatura naturale dei segnali terrestri, tutto può accadere.
L’incanto della missione Artemis II è evidente osservando ciò che ne restituiscono giornali, televisioni e social di tutto il mondo. Al posto di valanghe di dati scientifici o report tecnici, siamo sopraffatti da un flusso mozzafiato di vedute, paesaggi vertiginosi, immagini simboliche, prospettive inedite, accostamenti sorprendenti, pubblicati dalla Nasa e poi a cascata ripubblicati da tutti. L’immagine che resterà nella memoria collettiva è quella del tramonto della Terra dietro l’orizzonte lunare, subito virale. Rimanda inevitabilmente alla celebre foto della missione Apollo 8, una delle più famose della storia, “Earthrise”. “Earthrise” mostra la Terra spersa nello spazio («un relitto nell’universo», disse il filosofo Günther Anders).
La Nasa aveva dato indicazioni chiare all’equipaggio, dovevano tornare indietro con quello scatto, avevano anche un orario ideale per la fotografia, ma nessuno poteva immaginare che la foto sarebbe stata ruotata per rimettere la Terra all’orizzonte e non in posizione laterale rispetto alla Luna come era nella realtà. Davanti alla vista improvvisa della Terra che sorge, l’equipaggio di Apollo 8 si emoziona e una volta rientrati considerano quel momento il più intenso dell’intero viaggio (nel 2003 la foto viene inserita tra le cento che hanno cambiato il mondo). La fotografia del tramonto della Terra dello scorso 7 aprile si riconnette con quella immagine e ne amplifica il significato. La Luna insegna ogni volta qualcosa a chi la raggiunge, accende la stessa intuizione. Lo ricorda bene il libro Imparare dalla Luna di Stefano Catucci del 2013 (Quodlibet). La Luna ci fa da specchio, ma ci mostra una Terra inedita, luogo senza frontiere, senza confini, senza Stati.
«Abbiamo fatto tutta questa strada per esplorare la Luna», dice il pilota del modulo lunare di Apollo 8 e autore di Earthrise, Bill Anders, «e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata la Terra». Una Terra in cui muri e nazioni non esistono. Oggi il pilota Victor Glover, nel discorso tenuto stando a bordo della navicella della missione Artemis, ripete: «Da quassù siete bellissimi e tutti uguali. Siamo tutti un unico popolo». Può risultare retorico, ma è sempre la stessa lezione. Quella che impartisce anche il cosmonauta del film Good Bye, Lenin, nel breve discorso all’interno di un finto telegiornale: «Chi, come me, ha avuto la fortuna di ammirare il nostro piccolo pianeta azzurro dalle lontane profondità dello spazio ha uno sguardo diverso. Perché da lassù, negli spazi interstellari, la vita degli esseri umani appare piccola e insignificante e viene da chiedersi dove stiamo andando, quali sono i nostri obiettivi e quali le nostre conquiste». Il suo discorso allude al crollo dei muri politici che straziano i popoli.
Ognuno proietta sulla Luna ciò che vuole. C’è chi vede il prossimo business del turismo, chi la interpreta come territorio da colonizzare, chi vuole sfruttarla per risorse energetiche, chi ne coglie l’aspetto romantico e poetico, ma la Luna punta il dito verso il nostro pianeta, e invita ogni volta a un nuovo cosmopolitismo, suggerisce l’utopia di un mondo di convivenza pacifica. Tornato dal viaggio di Apollo 8, il comandante Frank Borman dice: «Il mondo è uno» e si chiede «perché diavolo gli uomini non imparano a vivere bene insieme nella piccola patria che è stata data loro?».
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