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Lady Donatella

Lady Gaga le ha dedicato una canzone, sta per uscire un film. Ritratto di una Versace che ha ereditato un ruolo non facile e risollevato la maison.

«Donatella, maybe she’s a bitch, maybe she’s too skinny, maybe she’s too rich, maybe she’s too out there. Or, maybe she’s brilliant, maybe she’s intelligent, maybe she’s strong, maybe she’s everything, maybe she’s Donatella».

I fan di Lady Gaga, specialmente quelli con una spiccata attitudine per la moda e il suo coté, non si saranno certo fatti scappare questa notizia: la popstar ha inserito nel suo nuovo e iper atteso album – Artpop, in uscita l’11 novembre prossimo – una canzone dedicata a Donatella Versace. I versi sono quelli che ho citato poche righe fa. Lady Gaga deve molto a Versace (la maison le ha perfino fatto realizzare un camerino mobile tutto griffato) e viceversa (la cantante ha indossato diversi abiti d’archivio firmati Gianni Versace, riportando la casa di moda su un palco di rilevanza planetaria).

Un omaggio, un segno d’amicizia, una mossa di marketing: la canzone è probabilmente questo e molto altro. Soprattutto, è una conferma: Donatella ce l’ha fatta. Lei che, secondo Lady Gaga, forse è una stronza, forse è troppo magra – cito testualmente – o troppo ricca. O, magari, è brillante, intelligente e forte.

Immediatamente dopo il 15 luglio 1997 – giorno in cui Gianni fu ucciso davanti alla sua villa di Miami mentre la sorella si trovava a Roma intenta a preparare la mini sfilata Versace nell’ambito di Donna sotto le Stelle – pochi avrebbero scommesso su di lei, sulla sua capacità di traghettare una casa di moda cresciuta sotto la spinta creativa di un uomo anti-convenzionale oltre quell’uomo. Lei, invece, a piccoli passi inframezzati da cadute e ricadute – personali e aziendali: la Versace, complice un riassetto del management, è passata da un fatturato di 268 milioni di euro con un Ebitda negativo per 2,4 milioni di euro nel 2009 a 408,7 milioni di euro di ricavi nel 2012; l’anno del ritorno all’utile è stato il 2011, che ha segnato una crescita a doppia cifra del fatturato – ha saputo superare il dolore di una perdita familiare, ereditare un ruolo non facile, uscire dall’ombra personale e professionale di quello che critici e fan definivano e definiscono un genio e per lei era anche un fratello maggiore, un mentore e, a volte, un freno. Non necessariamente in quest’ordine. Nel “dopo Gianni” Donatella si perde e si ritrova, si trasforma in una testimonial poco efficace della chirurgia estetica – lei stessa si definisce «una persona che non ha nulla di naturale» (Video intervista a D-La Repubblica, 2012) – e iconizza la propria immagine: abitini aderenti a fasciare un corpo magro e abbronzatissimo, lunghi capelli lisci color platino.

Una breve nota biografica è dovuta per capire la persona e il personaggio: Donatella Versace, terza di tre fratelli dopo Santo (classe 1945, presidente della Versace Spa, imprenditore e politico ex PSI, ex PDL, e, infine, ex API, oggi deputato nel Gruppo Misto) e Gianni, nasce a Reggio Calabria il 2 maggio 1955. La sua carriera si sviluppa sulla scia di quella del fratello stilista: negli anni Ottanta quando Gianni vive il suo momento d’oro con tanto di onoreficienza nazionale – viene nominato Commendatore della Repubblica da Cossiga nel 1986 – Donatella, cresciuta sotto l’ala del couturier senza una formazione accademica, viene messa alla direzione creativa di Versus, marchio che i Versace creano con l’intento di conquistare un pubblico più giovane e rock. Tra il 1994 e il 1995, mentre Gianni Versace si allontana momentaneamente dalle scene per curarsi (ha un tumore all’orecchio), affida alla sorella le redini creative della maison, anche se non del tutto. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel dicembre 1995 dice: «Donatella meritava di più. È una ragazza straordinaria, allegra, simpatica, intelligentissima, una madre fantastica e una collaboratrice di cui mi fido ciecamente. E poi dietro la mia decisione di darle più responsabilità c’ è anche un motivo egoistico: se so che sta lei a bottega, mi sento più libero io». Dare alla sorella più responsabilità – e in un momento difficile, per giunta – non significa che Gianni Versace sia pronto a lasciarle prendere tutte le decisioni né, ovviamente, i meriti.

Nel primo capitolo del libro House of Versace: the untold story of genius, murder and survival uscito nel 2010 per Crown Business, la giornalista del Wall Street Journal Deborah Ball racconta di un rapporto stretto – quasi gemellare – evolutosi in una relazione all’insegna della tensione, almeno sul piano lavorativo. La Ball riporta una delle ultime divergenze tra Gianni e Donatella: lo screzio pare riguardasse l’uscita finale della sfilata haute couture primavera-estate 1997 – l’ultima passerella calcata da Gianni Versace in persona: era il 7 luglio 1997 – che Donatella voleva riservare a Karen Elson, la modella del momento, e lo stilista preferiva venisse lasciata a Naomi Campbell, sua capricciosissima – a detta di molti, ma non di Versace – musa. Alla fine ad avere la meglio fu Gianni. Touché.

La collezione di alta moda della Medusa – che è il simbolo della casa di moda – oggi si chiama Atelier Versace e ha ripreso a sfilare a Parigi dal gennaio 2012: il ritorno nella capitale francese con la haute couture è una delle grandi conquiste della maison Versace, un’affermazione del successo che l’azienda sta riscuotendo in questi ultimi anni. Dietro la collezione, oggi non ci sono dubbi, c’è lei, Donatella: sebbene sia innegabilmente affiancata da altri designer – lei stessa ha ammesso in un’intervista a Repubblica di aver fatto lavorare sulla linea Atelier anche Christopher Kane, giovane promessa dell moda internazionale che ha collaborato con l’azienda anche per Versus – oneri e onori del risultato vanno a lei che, oltre a dirigerla sul piano creativo, possiede il 20% della casa di moda (e agli altri azionisti: la figlia Allegra Beck, figlia di Donatella e socia di maggioranza con il 50%; Santo Versace, che possiede il 30% dell’azienda).

L’impero della Medusa, intanto, è in espansione: dopo il rilancio della linea Versus – recente anche quello e, soprattutto, orchestrato con eventi itineranti da New York a Shanghai (che dovrebbe essere una delle prossime tappe) – e lo sviluppo della fortunata collezione Versace Home, apprezzata soprattutto all’estero, Versace ha appena siglato un accordo con Sociedade de Jogos de Macau per l’apertura di un hotel “Palazzo Versace” all’interno del resort casinò di SJM a Cotai, Macao. E non è tutto: la famiglia pare sia interessata ad aprire a un socio di minoranza che, secondo le ultime indiscrezioni riportate ieri dal Sole24Ore, potrebbe essere il Fondo Strategico Italiano guidato da Maurizio Tamagnini oppure Fosun, fondo di investimento di Shanghai. Donatella, sempre lei, lo aveva anticipato in un’intervista al Sole24Ore qualche mese fa: «Prima è e meglio è» aveva detto.

Mentre i conti dell’azienda di famiglia – per ora, appunto – crescono a doppia cifra (l’obiettivo è raggiungere i 500 milioni di euro di fatturato entro il 2014), cresce anche la popolarità personale di Donatella: dopo – anzi, prima, in termini cronologici – del lancio della canzone a firma di Lady Gaga negli Stati Uniti andrà in onda il film tratto dal già citato libro della Ball, House of Versace, il cui focus sarà sul tortuoso percorso che Donatella Versace ha dovuto affrontare dopo il lutto familiare per tenere alto il nome della maison della Medusa. Il film, diretto da Sara Sugarman, andrà in tv il 5 ottobre sul canale Lifetime (che l’ha prodotto). Anche in Italia vedremo presto, e presumibilmente sul piccolo schermo, un film su Versace: Ares Film, infatti, ha acquisito i diritti cinematografici di Gianni Versace. La Biografia scritto da Tony Di Corcia per Edizioni Lindau nel 2012.

Donatella, intanto, si gode il successo ma senza sedersi sugli allori:  il 20 settembre alle 20 in via del Gesù sarà in passerella la nuova collezione Versace donna p-e 2014. L’ultima parola su quale modella chiuderà la sfilata adesso spetta solo a lei.

 

 

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