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Roma sorrentina (pt. 2)

Seconda puntata del reportage dall'Esquilino, quartiere romano centrale e casa di Sorrentino, regista de La Grande Bellezza. Gentrificazione, immigrazione, nuove aperture e cambiamenti storici (su tutti: Mas).

Seconda parte della guida di Studio al quartiere (romano) Esquilino, il quartiere soprattutto del regista de La Grande Bellezza. Prima puntata qui.

 

Esquilino come luogo di forti conflitti di classe, anche. Sotto i portici di piazza Vittorio, tra mercatini pochissimo hipster regolarmente denunciati dall’ormai celebre blog Degrado Esquilino, ecco un signore molto distinto, con barba, e una sua personale esposizione di oggetti anche poco coerenti: accendini bic, diversi, chiaramente usati, penne,e un vasto assortimento di annate di Potere Operaio. Si comprarono un po’ di accendini, lasciando vaste mance sperando di non essere offensivi, e riflettendo molto sulla fine della sinistra e sull’impoverimento di classi medie magari dottorate all’estero, mentre il venditore improvvisato sorrideva dignitoso, leggendo un Gattopardo prima edizione Feltrinelli (giuro, ho le prove).

Sotto gli stessi portici, in cerca di un mutuo immobiliare, si era scelta la banca più pulita e dignitosa e nuova, e, dentro, un meraviglioso signore sino-romano, dunque con accento particolarissimo, spiegava costernato che loro non erano tenuti a trattare con italiani; anzi non gli era proprio permesso. Di qui la scoperta che a fianco di sedi decrepite e puzzolenti di primari istituti nazionali anche di sistema, sorgevano allegri spinoff  come Agenzia Tu (Unicredit) e Extrabanca (Generali) ordinati e civili per cinesi e africani, con cortesie e professionalità inusitate a Roma. Delusi, si era andati poco più in là, in una storica banca di provincia, da capitale umano, e qui invece, fatta amicizia col direttore molto nostalgico della Macroregione, pochette e vétiver, e in filiale con moquette nuove e efficienza e “Atm di ultima generazione”, si scopriva la dimensione non di credit crunch ma di apartheid bancario dell’Esquilino; e il direttore molto pragmatico a sostenere che a) «noi i cinesi non li prendiamo. Altra cultura, fanno doppie contabilità. Dichiarano dieci, al mese, e versano dodici, al giorno. Nella cassa continua». E poi soprattutto: «Io il mutuo te lo do. Ma tu sei proprio sicuro di voler comprare casa qui?».

Le voci, forse solo espressione di wishful thinking, parlavano ora di un arrivo di Zara o addirittura di un Eataly, sogno di tutti i gentrificatori, che “tirerebbe molto su il tono della piazza”, insieme all’Oscar a Sorrentino.

La banca sorgeva nei pressi di Mas (Magazzini allo Statuto), primo department store romano, col trionfo della canottiera, dell’orologio d’oro finto, della mutanda sintetica, e reparti Mas OroMas Pellicceria, occupante un intero palazzo, un intero isolato, con scale mobili a portare in seminterrati muscosi e inquietanti, per sottoproletariati integrati, e Smart e Mini dai Parioli a comprare costumi per feste in maschera nell’ambìto reparto uniformi – da steward, da commessa Sigma, da macellaio, da cameriera con crestina, da spazzino – naturalmente già oggetto di recuperi culturali e vintage e documentari, e in perenne chiusura, e secondo leggenda appartenente a brutti giri napoletani, e su cui si reggevano tutte le speranze di riqualificazione della piazza.

Le voci, forse solo espressione di wishful thinking, parlavano ora di un arrivo di Zara o addirittura di un Eataly, sogno di tutti i gentrificatori, che “tirerebbe molto su il tono della piazza”, insieme all’Oscar a Sorrentino. Il quartiere del resto era già pronto per la gentrificazione definitiva: di fronte a Mas, una pasticceria Regoli con packaging e lettering d’epoca, come la Wendel di Grand Budapest Hotel, e pacchettini forse più leziosi e eleganti. Di fronte, una piccola strada intitolata a Pellegrino Rossi, giurista toscano ottocentesco con storia molto metaforica e emblematica un po’ Mario Monti ma splatter: dopo una gloriosa carriera in Francia – cattedra alla Sorbona, titolo di conte datogli da Luigi Filippo – viene chiamato da Pio IX a fare il ministro dell’Interno nella Roma papalina prima di Porta Pia, prima insomma dei vituperati piemontesi che fecero il quartiere, qui. Ma qui Rossi, che era stato troppo in Francia, comincia tutto un cambiaverso di abolizione dei privilegi feudali, laicità dello Stato, e riforme; dunque viene immediatamente accoltellato il 1 novembre 1848 a Campo dei Fiori (su Pellegrino Rossi, Andreotti ci aveva scritto un bel libro, Ore 13: il ministro deve morire, Rizzoli, Milano, 1974).

Le quotazioni, all’Esquilino, erano scese molto, recentemente: dai seimila di due o tre anni fa, ora si comprava anche a quattro e mezzo al metro, però con molta attenzione geopolitica alle vie.

In fondo alla via, una piccola moschea appena inaugurata, un barbiere islamico, una trattoria molto prenotata per power lunch esquilini, dove recentemente ci si è trovati tra una tavolata con un ex direttore generale della Rai e un’altra più intima con Stefano Accorsi e fidanzata molto giovane – e un cameriere parlava molto di lasciare il Pigneto ai massimi immobiliari e comprare un bilocale in zona, riavvicinandosi anche a mamma. Le quotazioni, all’Esquilino, erano scese molto, recentemente: dai seimila di due o tre anni fa, ora si comprava anche a quattro e mezzo al metro, però con molta attenzione geopolitica alle vie; la piazza Vittorio era considerata comunque buona, le vie irredimibili verso san Giovanni molto meno: i corsi con tutti i nomi dei principi di casa Savoia, per contrappasso storico, i più sputtanati: principe Umberto, male. Principe Eugenio, così così; Emanuele Filiberto (non immaginando che un discendente avrebbe presentato concorsi canori) medio, molto amato dai cinesi, però arioso. La via Merulana, discorso a parte, con avamposti di gentrificazione avanzata come l’Apple Store e un bar pasticceria che piace molto ai masochisti del nord perché ha design e sussiego anni Ottanta, ti trattano male e sono molto cari, dunque ci si sente un po’ a casa. Il genius loci della via è naturalmente letterario, non solo per il Pasticciaccio gaddiano ma per il recentissimo arrivo di Dario Franceschini, ministro della Cultura e neobarbuto romanziere che ha trovato il suo Sudamerica all’Esquilino, con titoli come Nelle vene quell’acqua d’argentoLa follia improvvisa di Ignazio Rando.

(II-continua)

 

Nell’immagine, mappa di Roma, via

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