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Radio pirata, radio privata

Nella Pasqua del 1964, al largo delle coste inglesi, nasce la prima radio pirata. Storia di una rivoluzione musicale, sì, ma soprattutto liberale.

Nella rivoluzione mediatica in corso c’è qualcuno che è rimasto più indietro di altri, e annaspa e boccheggia e si mantiene in vita ma, è evidente, non tiene più il passo degli anni migliori. La radio forse non morirà subito, di certo cambierà, radicalmente, e l’ultima delle novità nello schizofrenico mercato musicale (Spotify) è qui per ricordarglielo. Non conosco il fenomeno, che credo profondissimo come solo il panorama blog, delle radio online, soprattutto indipendenti e amatoriali. Non ascolto (più) la radio se non per programmi divulgativi, o se non in viaggio come ancora mezza Italia, con gli aggiornamenti di Onda Verde su Ronco Scrivia, Casei Gerola, una cartografia che ricorda gli anni del boom e delle giardinette e delle prima vacanze estive e degli esodi verso il mare e le città di Agosto deserte. Non voglio, quindi, esprimere un giudizio di merito, ma fare un semplice cappello introduttivo. Ecco fatto.

Era la Pasqua 1964, a qualche miglio dalla città di Felixtowe veniva trasmesso il primo segnale dalla nave MV Fredericia, un vecchio traghetto danese meglio conosciuto come Radio Caroline, la prima radio pirata.

Perché c’era un tempo non troppo lontano in cui la radio, come la conosciamo oggi, non era ancora nata. E in molti lottarono per farla nascere, e cambiarono l’alfabeto della musica, sì, ma anche e soprattutto dell’economia. Era la Pasqua del 1964, a qualche miglio dalla costa britannica orientale del Suffolk, dove le spiagge sono quelle tipiche inglesi, marroni, entrate nell’immaginario collettivo con Brighton, e il mare è più vicino all’Oceano che al Mediterraneo, agitato e scuro con nuvole altissime, a qualche miglio da quella costa e dalla città di Felixtowe veniva trasmesso il primo segnale dalla nave MV Fredericia, un vecchio traghetto danese meglio conosciuto come Radio Caroline, la prima radio pirata.

Caroline, la figlia di John Fitzgerald Kennedy e di Jacqueline (Bouvier, Kennedy o Onassis), all’epoca è una bambina di nemmeno dieci anni che come tutti i bambini gioca in casa sua. Casa sua, però, è la Casa Bianca. C’è una fotografia che la ritrae mentre il padre è alla scrivania dello Studio Ovale, e lei e il fratellino John Junior si divertono a saltare sulla moquette. Il ventitreenne irlandese Ronan O’Rahilly vede l’immagine e la trova perfetta per la sua idea: il nome di una bambina che gioca nel cuore del potere sarà il nome di una nave che sfiderà da pochi chilometri di distanza il dominio statale delle frequenze inglesi. Da sabato 28 marzo la Bbc non è più la sola a controllare l’etere: il dj Simon Dee posiziona la puntina sulla prima canzone pop trasmessa nella storia dell’Inghilterra, “Not Fade Away” dei Rolling Stones.

Senza gli attuali servizi di Analytics o responsi immediati, i fondatori e operatori di Radio Caroline non hanno idea di cosa aspettarsi: la Royal Navy? E soprattutto, qualcuno ci sta ascoltando? Ma nel giro di pochi giorni arrivano a bordo sacchi e sacchi di lettere. Radio Caroline è un successo, e nel giro di poche settimane Radio Atlanta inizia a trasmettere dalla nave MV Mi Amigo, al largo dell’Essex. La scaletta di Radio Caroline era ancora molto rigida: Housewives and workers la mattina, un po’ di pop all’ora di pranzo, musiche tratte dai film nel pomeriggio, la Top 20 verso sera, per gli studenti usciti dal college e dalle scuole. Caroline si sposta quasi subito al largo dell’Isola di Man, nella baia di Ramsey. Le due radio si fondono, e l’originale Caroline trasmette in Irlanda e nell’Inghilterra settentrionale, mentre Atlanta, diventata Radio Caroline South, si occupa del sud, Londra compresa. Il governo inglese (laburista), tramite il ministro delle Telecomunicazioni (al tempo chiamato Postmaster General) Tony Benn, mette fuorilegge i pirati: «Il furto di copyright, mettere in pericolo il sostentamento dei musicisti, l’appropriazione delle lunghezze d’onda, l’interferenza con stazioni straniere, il pericolo alla navigazione, rendono i pirati una minaccia» dice alla Camera dei Comuni nel maggio 1965.

La radio, alla portata di tutti, diventa sempre di più il media numero uno. I dj sono più famosi delle pop o rock star che fanno suonare “on air”.

Tuttavia le radio pirata, ormeggiate tre miglia al largo della costa inglese, fuori quindi dalle acque territoriali, riscuotono sempre più successo. Chi ricorda il film The Boat That Rocked, ispirato (vagamente) alla storia di Radio Caroline, ricorderà un momento in cui, attraverso varie sequenze incollate l’una all’altra, il regista mostrava vari personaggi-campione (le ragazzine del liceo, i mascolini meccanici, e via dicendo) completamente assorbiti dalla radio, le orecchie tese all’ascolto, ignorando ogni altra attività. Sono scene probabilmente veritiere: la televisione, un prodotto comunque ancora elitario, trasmetteva soltanto due canali e nemmeno tutto il giorno. La radio, alla portata di tutti, diventa sempre di più il media numero uno. I dj sono più famosi delle pop o rock star che fanno suonare “on air”.

Tuttavia, l’immagine di radio pirata che il film di Richard Curtis trasmette è poco sincera e incompleta. Da un lato, l’umanità della vita a bordo è verosimile: su Youtube si trovano footage amatoriali in cui, effettivamente, il copione è quello dei più classici documentari famigliari in Super 8. C’è quello che fa partire un disco, si volta e sorride con un occhiolino verso la camera; c’è quello che riposa su un’amaca sul ponte a babordo; c’è quello che ride e balla in favore di obiettivo; c’è quello che fuma una sigaretta, con il bavero alzato a prua, e legge un libro: sembra una vita bellissima, piena di bellissimi cliché, e probabilmente lo è davvero. Ma nel film mancano alcune informazioni fondamentali che, purtroppo per Curtis, sono quelle che hanno segnato la storia di Radio Caroline e dell’Inghilterra futura.

Radio Atlanta/Caroline South nasce per forzare la liberalizzazione dei media britannici. Il sostentamento deriva dalla vendita di spazi pubblicitari, e sono proprio questi che lo stato mette fuorilegge nell’agosto ’67.

Il governo, innanzitutto: dal 1964 al 1970 sono i Labour a governare il Paese, e contro il Labour si scagliano le radio pirata. Il monopolio dell’etere è sostenuto dal primo ministro Wilson: la Bbc, organo statale, è l’unica stazione che può trasmettere, l’iniziativa privata è proibita. Le frequenze disponibili sono tre: Home Service, una sorta di “talk radio”; The Light Programme, un varietà con soap opera a puntate; The Third Programme, con musica rigorosamente classica. Il pop? No way. In questa ottica, il ruolo di Oliver Smedley, fondatore di Radio Atlanta e direttore poi di Radio Caroline South, non è tanto quello di liberatore della musica rock e pop. O meglio: sì, anche. Ma Oliver Smedley, nato a Godstone, Surrey, Inghilterra del sud, ex paracadutista durante la II Guerra Mondiale, iscritto al Liberal Party (che lascerà nel 1962), è un imprenditore molto vicino alle idee dell’economista austriaco Friedrich von Hayek, Nobel per l’economia nel ’74 e amico intimo di Karl Popper. Von Hayek è un teorico di spicco del liberalismo, anti-keynesiano, avversario delle politiche interventiste statali. L’iniziativa di Smedley è da inquadrare in questo senso: Radio Atlanta/Caroline South nasce per forzare la liberalizzazione dei media britannici. Il sostentamento deriva dalla vendita di spazi pubblicitari, e sono proprio questi che lo stato taglia, mettendo fuorilegge le inserzioni alle radio nell’agosto ’67, per soffocare il sistema delle radio che, più che pirata, andrebbero chiamate private.

Dalle frequenze ancora fuorilegge i dj incitano gli ascoltatori a votare il partito Conservatore alle imminenti elezioni, un partito che supporta le radio private.

Per il settembre 1967 tutte le stazioni pirata hanno chiuso, minacciate dalla legge entrata in vigore durante l’estate. Le navi sono rientrate nei porti, eccetto Caroline che resiste, con il pericolo della Royal Navy sempre più concreto. Senza più concorrenti, si stima che ogni giorni si collegassero ad ascoltare i dj Johnnie Walker e Robbie Dale milioni di ascoltatori. Nel frattempo la Bbc apre Radio One, la stazione dedicata al pop, e mette sotto contratto molti ex pirati che aveva combattuto: Tony Blackburn, ex Caroline, è la prima voce del canale. Nel 1970 Radio Caroline è ancora in funzione, non più sul traghetto MV Fredericia nei dintorni dell’Isola di Man ma al largo dell’Essex, rilevando i trasmettitori di Radio North Sea. È una mossa politica: dalle frequenze ancora fuorilegge i dj incitano gli ascoltatori a votare il partito Conservatore alle imminenti elezioni, un partito che supporta le radio private.

Non sappiamo quanti voti vengono spostati dall’appello (sono le prime elezioni in cui il diritto viene abbassato da 21 a 18 anni), ma i Tories di Edward Heath vincono e vanno al governo. Il maggior “cambio” di voti rispetto alle precedenti elezioni arriva dalla zona sud-est, quella intorno all’Essex, dove trasmette Caroline. Nel 1973, come promesso, il nuovo Ministro delle Comunicazioni legalizza le radio private. La prima a nascere, nel ’65, è Radio Orwell. Caroline continua a esistere per anni ancora, e ancora. Ma la rivoluzione, ormai, è stata fatta, ed è stata un successo. Quella musicale? Ma no, quella economica.

 

Nell’immagine, Radio Caroline negli anni ’70.

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