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I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.

Cosa si sa della nuova mostra di Damien Hirst a Venezia

Attesissima, inaugura il 9 aprile ed è circondata da riserbo e misteri. Da qualche giorno abbiamo un po' di informazioni in più.

di Studio
27 Marzo 2017

Inaugura a Venezia il 9 aprile in due sedi, Palazzo Grassi e Punta della Dogana, quello che viene considerato da molti l’evento di arte contemporanea di quest’anno, si chiama Treasures from the Wreck of the Unbelievable ed è la prima personale italiana di Damien Hirst dal 2004, anno in cui il Museo Archeologico di Napoli gli dedicò una imponente retrospettiva.

Le ragioni per cui la mostra ha creato un clima di attesa molto alta non hanno soltanto a che fare con Damien Hirst, un nome che nel mondo dell’arte è destinato a fare sempre rumore. Certo, i suoi detrattori lo stanno aspettando al varco, dopo che negli ultimi anni è stato ventilato un suo declino nei favori dei collezionisti e della critica: il declino di un artista nato per sorprendere che non riesce più a sorprendere (anche se bisognerebbe chiedersi quanto sia reale e quanto sia un mito alimentato da un certo moralismo: per esempio dal fatto che la sua opera più costosa, come fa notare il Guardian, fu venduta per 111 milioni di sterline nel giorno del collasso di Lehman Brothers). Tuttavia esiste anche un ragione intrinseca ed è da rintracciare nell’alone di mistero che ha circondato i progetti di Hirst negli ultimi anni e questa mostra in particolare (a cui lavora dal 2008), di cui si sa pochissimo, o si sapeva pochissimo almeno fino a questo weekend.

Photographed by Christoph Gerigk © Damien Hirst and Science Ltd.

Sullo scorso Financial Times Magazine, è stato possibile leggere infatti un lungo approfondimento reportagistico di Catherine Mayer, unica giornalista ammessa a seguire i lavori preparatori della mostra. Si è trattato, racconta, di una immersione nell’acque profonde al largo della costa orientale dell’Africa (alla Mayer è stato chiesto di non rivelare l’esatta localizzazione). Si è trattato, racconta ancora, di vedere una squadra di sub recuperare dei tesori di varie forme e dimensioni dal fondo del mare in un’operazione costata alcuni milioni di euro.

«Questa è una possibile versione», scrive Catherine Mayer, «nel primo o secondo secolo dopo Cristo, una grossa nave chiamata l’Apistos affondò in queste acque disseminando sul fondo del mare il suo carico di opere d’arte appartenenti al collezionista Cif Amotan II anche conosciuto come Aulus Cladius Amotan, destinate a un tempio dedicato al sole. Qualche volta il racconto di Hirst si espande e arricchisce di altri particolari: il relitto è stato scoperto per caso nove anni fa… Hirst è entrato nella partita come principale finanziatore del progetto di recupero archeologico e la mostra rappresenta la prima occasione per il pubblico di scoprire i risultati del ritrovamento».

Photographed by Christoph Gerigk © Damien Hirst and Science Ltd.

«Mito o fatto», risponde l’artista alla domanda della giornalista, «dipende da cosa tu abbia voglia di credere». Ma per Catherine Mayer, la mostra veneziana è sostanzialmente una riflessione attraverso 189 oggetti sul tema dei falsi idoli e della fallibilità dei collezionisti, un’idea che appartiene a pieno titolo alla poetica e alla biografia di Hirst, che tra l’altro da anni compra su eBay falsi Picasso, essendo arrivato a collezionarne più di cento.

Interpellato dal Guardian, Oliver Barker presidente di Sotheby’s Europa ha detto che: «Organizzare una mostra in uno scenario così straordinario nel momento in cui Venezia è sotto gli occhi dei collezionisti e dei critici per la Biennale, sarebbe come per un musicista suonare nello stadio di Wembley dopo un lungo silenzio». James Fox, che sta scrivendo insieme a Hirst la sua autobiografia (la cui data di pubblicazione è ancora sconosciuta), ha dichiarato: «Non ho mai visto una esibizione così impressionante e ambiziosa».

Photographed by Christoph Gerigk © Damien Hirst and Science Ltd.
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