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L’uomo più odiato di Internet

Brian Krebs è un ex giornalista del Washington Post che dal suo blog dà la caccia ai cyber criminali. Loro non l'hanno presa bene, e gli hanno mandato un pacco d'eroina. Ma anche le loro vittime preferirebbero non pubblicizzare.

«The under web» è il suo mondo: quello che c’è sotto, un girone caotico di codici, ladri e spie, con un’ottima connessione Internet. Una guerra che si combatte con denaro, carte di credito, identità rubate e minacce fisiche. Brian Krebs è un uomo solo che ha capito come giocano e dove si annidano i cyber-criminali, in uno scontro che per lui a poco a poco è diventato un’ossessione. «Facevo il giornalista per il Wasghinton Post e ho iniziato a specializzarmi nella sicurezza digitale, o meglio nelle falle del sistema. A un certo punto ho capito qual era la mia strada, e ho realizzato che sarei dovuto andare per conto mio». Addio redazione, casa è diventato un ufficio.

Veglie notturne a setacciare i buchi scoperti dove i ladri si infiltrano e riescono a rubare, impadronirsi dei nomi e prosciugare i soldi: come per i casi che hanno sconvolto l’America schiava delle carte di credito, la rapina online del secolo (degna di un film di Sidney Lumet): il saccheggio della catena Target ai danni dei loro clienti e al megatore chic Neiman Marcus, due episodi accaduti nello stesso arco di tempo, anche se ancora non è chiaro se siano opera dello stesso gruppo criminale. Chi aveva fatto acquisti e usato la propria carta in uno qualunque di questi negozi (in tutti gli Stati Usa) tra la fine di novembre e lo scorso dicembre, era scoperto: e i propri codici frodati. Decine di milioni di persone. Krebs scoprì per primo la falla e tentò con una telefonata di avvertire Target ma prima che la responsabile della sicurezza lo richiamasse, aveva già mandato online un articolo dove denunciava l’incidente. E da qui la sua lezione. Prima di tutto, non c’è modo di “fare acquisti in tutta sicurezza”, nel senso che, spiega l’esperto, ogni utente è scoperto e l’unico modo, una regola generale che Krebs ricorda con quasi un tweet e mantra quotidiano, «è cambiare password, e mai usare la stessa».

Dalla sua casa in Virginia davanti a un doppio monitor e un fucile appoggiato alla scrivania (la sua guerra non è soltanto virtuale), informa con un blog che è diventato manifesto, su quel che accade nei corridoi bui della Rete. I cyber criminali, spiega Brian sul suo “Krebs on security“, sono in maggioranza dell’Est Europa. La sua lotta al crimine è però due volte sommersa: a differenza dei normali reati che le aziende denunciano immediatamente, nei casi di frodi provenienti da Internet il tentativo è opposto: meglio affossare le notizie, e ridurre allarmismi. Ed è questa una delle ragioni per cui il blog è popolare. Ogni giorno sulla posta pubblica del sito l’ex giornalista, che si è guadagnato la popolaritá sul web e l’odio dei suoi avversari, riceve centinaia di messaggi. «Brian, è sicuro adesso poter fare l’aggiornamento Apple?». Oppure: «È stata clonata la carta di credito, come devo comportarmi?».

I cyber criminali si sono divertiti a inviargli pacchi di eroina sulla porta di casa o a chiamare la polizia tramite la linea del vicino di casa

Senz’altro la sua lotta privata ha un prezzo.  Più di una volta Krebs ha visto rubata la propria identitá e i cyber criminali si sono divertiti a inviargli pacchi di eroina sulla porta di casa o a chiamare la polizia tramite la linea del vicino di casa, denunciando un omicidio. La madre di Brian arrivò puntuale per cena e trovò il figlio in manette. «A vederlo, col suo aspetto curato, Brian assomiglia più a un agente immobiliare che a un guardiano di Internet», ha scritto Nicole Perlroth, giornalista esperta di cyber sicurezza, nel ritratto che ha fatto di lui del New York Times.

Quarantun anni, un padre pilota che amava la tecnologia, scrittura e il valore dell’informazione come ossessione. Al Post dicono che a un certo punto per tutti era chiaro che Kerbs fosse vicino a passare la linea che divide un giornalista da uno che arriva a farsi coinvolgere così vicino da mettere a repentaglio la propria sicurezza. Ha imparato il russo, da autodidatta. Centinaia di persone fanno donazioni per supportare il suo lavoro (ma il suo blog vive sufficientemente grazie alla pubblicità).I cyber criminali sono diventati uno dei suoi enigma quando un virus l’aveva lasciato chiuso fuori dal suo computer: «È stato come essere preso a calci davanti alla propria porta di casa».

Secondo i suoi ex colleghi del Post avrebbe bisogno di una guardia del corpo, Kerbs pianifica un cambio di residenza, con un indirizzo da tenere segreto. Dopo aver ricevuto sulla porta di casa feci, pacchi di eroina e agenti della polizia, tra le priorità c’è da ristabilire i rapporti con il vicinato: «Non posso immaginare quello che chi vive qui accanto possa pensare di me».

 

Nell’immafgine: screenshot da “War Games”, 1983

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