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La cospirazione delle colombe

Una domenica pomeriggio, mentre Milano sceglie il suo nuovo sindaco, incontro Vincenzo Latronico nei luoghi – le vie del quartiere Isola – in cui sono ambientate gran parte delle “scene” milanesi del suo romanzo La cospirazione delle colombe (Bompiani, 387 p., 15 euro) che ho finito di leggere il giorno prima. Facciamo una torrenziale e illuminante chiacchierata, al netto della quale – anche se le sue frasi riportate esplicitamente non sono moltissime – questo articolo sarebbe molto diverso da questa sorta di “intervista mascherata da recensione” che, in ultima, è.

Non è difficile da riconoscere, un romanzo. Di solito coniuga un intreccio narrativo coinvolgente – di quelli che fanno dimenticare l’acqua che bolle – con il piacere intellettuale della scoperta di riflessioni e punti di vista illumina(n)ti su uno o più temi; meglio se non del tutto conciliabili con il paniere delle opinioni rassicuranti. Questi credo siano, con poche eccezioni, gli ingredienti che accomunano i romanzi che tengono fede alla propria qualifica, oggi come due secoli fa. Per una serie di spiacevoli ragioni, purtroppo accade sempre più di rado che si scrivano libri del genere, in Italia. «Non penso si tratti di mancanza di talento degli autori. A volte semmai manca la presunzione o l’incoscienza di provare a scrivere qualcosa che aspiri a confrontarsi, anche in modo del tutto ímpari, con un’opera come Le Illusioni perdute di Balzac, per esempio», mi dice Vincenzo Latronico, 27 anni, l’autore milanese de La cospirazione delle colombe (qui si può leggere il primo capitolo), un libro in cui l’ambizione di «giocare sullo stesso scaffale» della grande letteratura è evidente.

Il risultato di tale ambizione è sia un proiettile narrativo godibile dal punto di vista del puro svolgimento “drammatico”, sia uno sguardo realista, analitico e (anche se è una brutta parola) post-ideologico che «per immedesimazione» porta il lettore a condurre una “serie di sèrie” riflessioni su alcuni caratteri sfuggenti del presente: il denaro, le speculazioni, la fiducia, il merito, la responsabilità individuale e, soprattutto, l’importanza di porre regole certe ai vari giochi che giochiamo da adulti (siano essi il mercato o le istituzioni del sapere) per non lasciarli, questi adulti, in balia del solo, spesso debole ma sempre comunque sopravvalutato, imperativo morale.

Per farlo, Latronico racconta le sinusoidi della vita di una serie di personaggi, in particolare due: Alfredo Cannella e Donka Berati, studenti bocconiani prima, amici poi, rivali larvati quindi, in una Milano e in un mondo che va dal 2004 al 2015. Il primo è un veneziano abbiente, il secondo è un albanese semi-indigente; ciò che li accomuna è l’essere nati, come ogni tanto capita, “con in cuore il progetto di conquistare il mondo”; cominciando da quello che oggi è il più accreditato centro di formazione per conquistatori del mondo: l’Università di Harvard, con tutto il suo carico di prestigio e promesse (di cui la Bocconi rappresenta un po’ la succursale nostrana). Uno dei due a un certo punto riesce ad accedervi, l’altro no. Uno dei due ottiene un dottorato, l’altro no. Uno dei due inizia a fare montagne di soldi, l’altro no. Uno dei due sembra ottenere ciò che la vita gli aveva promesso, l’altro no. Uno dei due pare a tutti gli effetti un falco, l’altro a tutti gli effetti una colomba. Già, ma quale dei due?

La qualità de La cospirazione delle colombe è di tenere questa domanda in sospeso, spostando l’empatia del lettore ora verso un personaggio ora verso l’altro fino alla fine, senza cedere alla semplificazione del «precario assolutamente buono e del milionario assolutamente cattivo», dimostrando come questi residui dicotomici non descrivano più nulla – ammesso che abbiano mai descritto qualcosa – della contemporaneità; la quale più che di (pre)giudizi morali affettati avrebbe bisogno di regole salde e virtuose che non costringano gli individui a compiere le proprie scelte con le spalle al muro; che regolamentino le modalità della competizione – il che non significa frustrarla in senso antiliberale o demonizzarla in sé e per sé – senza proiettare aspettative sul comportamento degli individui «perché non puoi basare il funzionamento di una società sull’aspettativa che le persone messe di fronte a una scelta faranno sempre quella migliore o più giusta, sia in senso etico che economico». Anche perché le due cose raramente coincidono. La cospirazione delle colombe è il romanzo che racconta cosa succede, e come ci si sente, in mezzo alla forbice.

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