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Google contro al-Qaeda

YouTube ha rimosso 640 video (che tanto torneranno online). Così il terrorismo sfrutta l'icona "Flag"

Questo avrebbe dovuto essere un articolo su al-Qaeda (o, meglio, sulle canzoni auto-promozionali di al-Qaeda) e i droni (nello specifico, quelli americani che fanno fuori i leader di al-Qaeda). Poi però sono sopraggiunti problemi tecnici.

Come alcuni già sapranno, è da tempo costume del brand del terrore diffondere su internet audio e video con lo scopo di reclutare nuove leve – il termine “brand” qui non è usato con leggerezza, perché dato l’alto numero di emulatori solitari che pure agiscono seguendo il messaggio di Bin Laden, ormai alcuni analisti ritengono che al-Qaeda non sia più un network terrorista, quanto piuttosto un marchio in franchising – e nel tentativo fare breccia tra i giovani occidentali, oppure “occidentalizzati,” alcuni gruppi qaedisti hanno tentato di fondere i tradizionali nasheed, o canti devozionali islamici, con elementi di musica contemporanea (rap, R&B, eccetera). Talvolta i risultato è orecchiabile.

C’era una canzone, in particolare, di cui avrei voluto scrivere. Perché il compositore, che come da copione aspira a una morte da martire, chiede agli americani di mandargli un drone proprio come hanno fatto con Abu Laith al Libi (uno dei leader di al-Qaeda in Pakistan, eliminato nel 2008, pare da un Predator della Cia). Visto che di droni si è parlato tanto, anche su Studio: come cambiano l’etica di guerra? e perché Obama li utilizza più di Bush?), pareva interessante soffermarsi anche sul punto di vista di chi, dopo tutto, dei velivoli militari senza pilota è uno dei destinatari principale. Che cosa significano i droni per Al-Qaeda? Che posto occupano nella propaganda islamista e nella simbologia del post-Bin Laden? Perché un tizio si mette a cantare davanti a una telecamera robe del tipo “Send me a couple of tons like Zarqawi/And send me a drone like Abu Laith al Libi/ My number one goal: become a shahid” (shahid=martire). Forse il martirio via drone è più figo del martirio in campo aperto? Mi sarebbe piaciuto trovare il video e commentarlo, magari embeddandolo a questo articolo.

Però Google me l’ha impedito.

Nei giorni scorsi infatti, ubbidendo a una richiesta esplicita delle autorità statunitensi, la casa madre di Palo Alto ha rimosso 640 video da YouTube, tutti contenuti legati al terrorismo islamico, che variano dai messaggi auto-promozionali, all’incitamento alla jihad, a tutorial (come fare una bomba in cucina, eccetera). La canzone dei droni non l’ho più trovata – in compenso hanno lasciato questa qui, che è più o meno sullo stesso genere.

In passato Google era stato oggetto di critiche da parte delle autorità statunitensi e britanniche, che l’accusavano di non cancellare da YouTube numerosi video di propaganda qaedista. La questione era emersa, in particolare, dopo il caso di Roshonara Choudhry, la giovane donna che nel 2010 aveva accoltellato il parlamentare Stephen Timms in nome della jihad. Il deputato se la cavò (per un pelo), la giovane terrorista si beccò l’ergastolo e durante il processo rivelò di essersi ispirata guardando su YouTube i sermoni di Anwar al-Awlaki, un imam di ispirazione qaedista (eliminato pure lui da un drone, nel 2011 mentre si trovava in Yemen). A quel punto qualcuno si è cominciato a chiedere: come mai YouTube non ha cancellato i video di al-Awlaki? Ad oggi, ce ne sono ancora molti: per esempio questo.

Eppure, viene rimosso da YouTube ben il 93% dei contenuti che le autorità americane richiedono di cancellare. Evidentemente, la questione non è la collaborazione con le autorità. Il problema, come è facile intuire, è che non appena Google rimuove un dato video jihadista, esso ricompare a stretto giro su un altro account: “E’ come il gioco della talpa,” spiega Aaron Zelin, ricercatore del Washington Institute for Near East Policy, intervistato per un blog della Cnn.

Il trucco più diffuso, dice l’esperto, non sta tanto nel creare un nuovo account quando il precedente viene cancellato, quanto nell’arginare l’ostacolo, prevenendolo. Molto prima che le autorità vengano a sapere della loro esistenza, infatti, molti video qaedisti sono notati da normalissimi utenti, che a questo punto li flaggano, segnalandoli come sospetti. Questo è un campanello di allarme che i jihadisti sanno sfruttare bene. “Gli attivisti creano venti o trenta account, ne usano principalmente uno e quando questo viene segnalato da un altro utente, lo cancellano e cominciano a usarne un altro,” dice Aaron Zelin.

Avete presente quell’iconcina a forma di bandiera che recita “segnala come non appropriato”? Ecco, sappiate che al-Qaeda è una fan.

 

 

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